Futurismo: Natalia Goncharova, "il ciclista", 1913. Olio su Tela. Museo di Stato Russo di San Pietroburgo

–ismo

In dizionario, suffissi di Silvio Dell'Acqua

suffisso che caratterizza numerosi vocaboli astratti della lingua italiana che indicano generalmente una categoria o una categorizzazione; il linguista torinese Giovanni Flechia (1811-1892) dava al suffisso –ismo il significato di astratto collettivo, di fazione, o di sistema. Deriva dal latino -ismus e dal greco antico -ισμός (-ismòs)” con uguale significato di “classificazione” o “categorizzazione”; sebbene molti dei termini odierni si siano formati direttamente in italiano a partire da un sostantivo (es. alcolismo), un aggettivo (es. parallelismo), una locuzione (es. menefreghismo) da un nome proprio (es. marxismo da Carl Marx) o da una radice latina o greca (es. egoismo). Dopo radice terminante in “an–” è sostituito dalla variante –esimo, di pari significato (es. cristianesimo, rastafarianesimo). A partire dal 900 si è fatto largo uso di questo suffisso nella formazione di neologismi, soprattutto nella formazione di sostantivi riferentisi a tendenze letterarie e artistiche tanto che i primi trent’anni del XX secolo sono conosciuti come “epoca degli ismi” (cubismo, futurismo, dadaismo…). Per reazione, l’uso arbitrario del suffisso è diventato oggetto di critiche o ironia:

 …un termine che, nel suffisso “ismo”, rivela, prima ancora del concetto, un’esasperazione e quindi un deterioramento del concetto stesso. È così per tutti gli “ismi”.

Giorgio Bussolino in Le parole raccontano (Einaudi, 1986 – p. 132).

Il suffisso è utilizzato solitamente nella formazione dei nomi di dottrine e movimenti politici (marxismo, fascismo…), religiosi (buddismo, scintoismo…), artistici (impressionismo, iperrealismo, futurismo…) culturali o filosofici (libertismo, ermetismo); di comportamenti o atteggiamenti (alcolismo, egoismo, ottimismo…), condizioni fisichefisiologiche o patologie (daltonismo, strabismo), di caratteristiche, stato o relazione (amorfismo, carsismo, magnetismo…), di processi di trasformazione (metabolismo, sincretismo…); di assemblato o sistema (meccanismo, organismo), di attività lavorativa, sportiva o ludica (giornalismo, ciclismo, turismo…) oppure vocaboli che esprimono un concetto di origine, provenienza (dantismo, petrarchismo…). Oggi i termini in –ismo sono davvero troppi per poter essere elencati: Peter Saint-Andre nel suo Ism Book ne riporta circa duecento solo nei nomi delle correnti filosofiche.

Ismo come nome comune

Proprio in virtù della sua diffusione, il suffisso -ismo è usato talvolta con valore di sostantivo per alludere alle parole che con esso si formano e –per estensione– ai concetti (dottrine, movimenti) a queste associati:

 Per alcuni gli ismi sono delle idee per cui morire. Per altri sono idee da distruggere.

Marc D. Hauser in A cosa serve la cultura. Quattordici contributi. (Il Saggiatore, 2012 – p. 52).

–ismo–ista

Il suffisso –ismo è spesso correlato al suffisso –ista (dal latino –ista, a sua volta dal greco –istès), che si trova in parole derivate relative a dottrine, movimenti, correnti di pensiero che hanno solitamente un nome in –ismo: si può dire che dove il suffisso –ismo caratterizza il nome di un insieme, un gruppo di persone con determinate caratteristiche, il suffisso –ista (anch’esso frequente nei neologismi) applicato alla stessa radice forma il vocabolo che richiama l’appartenenza a tale insieme.

Ad esempio se il termine comunismo indica un movimento politico, il termine comunista si riferisce a persone o cose che appartengono a tale movimento e viene utilizzato sia nella forma di sostantivo (es: “il comunista”) che in quella aggettivale (“il partito comunista”). Lo stesso dicasi per animalismo–animalista, fascismo–fascista, femminismo–femminista, eccetera.


In alto, dipinto futurista: Il Ciclista di Natalia Goncharova, 1913. Olio su Tela. Museo di Stato Russo di San Pietroburgo (Commons).