Trastevere, via del moro

de' noantri

In dizionario di Silvio Dell'Acqua

letteralmente “di noi altri”, espressione romanesca (originariamente trasteverina) che significa “uno/a di noi”: in senso scherzoso —con un’accezione tra l’orgoglio indentitario e il dileggio— “del quartiere”, quindi “casereccio”, “alla buona”, ma anche nel senso di “provinciale”, ossia caratteristico delle limitate realtà dei quartieri o delle piccole città in contrapposizione a quelle di rilevanza nazionale o internazionale:

…il protagonista dello scandalo Bankitalia, è un Enrico Cuccia de’ noantri, con i furbetti del quartierino al posto del salotto buono.

Curzio Maltese in Come ti sei ridotto (Feltrinelli, 2006)

…torvi e coatti come i «naziskin de’ noantri»…

Lidia Ravera in Piccoli uomini… (Il saggiatore, 2011) Pag. 25.

Definita “un’altra Woodstock de’ noantri” dalla stampa locale… [Il Festival di Villa Borghese a Roma del 1974, n.d.a.]

Matteo Guarnaccia in Re Nudo Pop & altri festival… (Vololibero, 2013) Pag. 121.

Aldo Cazzullo, inviato del Corriere della Sera dal 2003 e per quindici anni alla Stampa, scrive nel suo libro L’Italia de noantri (Mondadori, 2010) che il noantri romanesco è «il modo provinciale e compiaciuto di ricondurre il mondo a noi stessi, alla nostra dimensione, al nostro cortile», ma anche «una logica di vita». Il noantri è un’enfatizzazione del noi, con cui —ponendosi come altri rispetto a voi— si rafforza il senso di identità del noi: si contrappone al voantri, cioè “voialtri”, “voi di altri quartieri”. L’espressione de’noantri si riferisce alla “Festa de’ noantri”, la festa degli abitanti di Trastevere che si tiene ogni anno a luglio ed è dedicata alla Beata Vergine del Carmelo (aka “Madonna Fiumarola”) detta anche, appunto, la “Madonna de’ noantri”.


Foto: Trastevere, 2016 (kirkandmimi/Pixabay)