Georgia Guidestones: istruzioni per l’apocalisse

In Architettura, Cultura popolare, Geografia insolita, Monumenti di Silvio DellʼAcqua

Georgia Guidestones 1

Che queste siano le pietre guida ad una età della ragione
Non sempre un monumento è eretto a ricordo di un personaggio storico o a un avvenimento del passato, come l’etimologia della parola stessa (dal latino monere, “ricordare”) suggerirebbe: ne esistono infatti che celebrano una nazione, un’idea, un concetto (come il progresso o la libertà, ad esempio), ma anche il futuro o il destino dell’uomo. In cima ad una collina nella contea di Elbert, nella Georgia rurale ben lontana dai centri del potere mondiale, ve n’è uno particolarmente enigmatico: alto 5,87 metri e realizzato interamente in granito – oltre mille tonnellate – è costituito da quattro grandi lastre verticali disposte a “X” e da un pilastro centrale, il tutto sovrastato da una tavola orizzontale. Ed ha anche qualche rudimentale funzione di osservatorio astronomico e meridiana solare.

A renderlo celebre non sono però le sue caratteristiche, le dimensioni imponenti — e nemmeno la bellezza se vogliamo, quanto invece i suoi misteri e la sua folle storia. Esistono certamente monumenti così antichi che si è persa la memoria di chi li abbia costruiti e perché, ma non è certamente questo il caso: le Georgia Guidestones risalgono appena al 1980, la costruzione è ben documentata e l’inaugurazione fu ripresa da una televisione locale. Nonostante ciò, l’identità di chi abbia voluto e soprattutto finanziato quest’opera rimane oscura e l’unico uomo a conoscerla ha giurato di non rivelarla mai. E poi c’è quello strano “decalogo”, inciso in otto lingue — una per ognuna delle facce delle quattro grandi lastre — che recita:

MANTAIN HUMANITY UNDER 500,000,000
IN PERPETUAL BALANCE WITH NATURE

Mantieni l’Umanità sotto 500,000,000
 in perenne equilibrio con la natura.


GUIDE REPRODUCTION WISELY
IMPROVING FITNESS AND DIVERSITY

Guida saggiamente la riproduzione
 migliorando salute e diversità


UNITE HUMANITY WITH A LIVING NEW LANGUAGE

Unisci l’Umanità con una nuova lingua viva


RULE PASSION — FAITH — TRADITION —
AND ALL THINGS
WITH TEMPERED REASON

Domina passione, fede, tradizione
 e tutte le cose
 con sobria ragione


PROTECT PEOPLE AND NATIONS
WITH FAIR LAWS AND JUST COURTS

Proteggi popoli e nazioni
 con giuste leggi e tribunali imparziali


LET ALL NATIONS RULE INTERNALLY
RESOLVING EXTERNAL DISPUTES
IN A WORLD COURT

Lascia che tutte le nazioni si governino internamente
 risolvendo le dispute esterne
 in un tribunale mondiale


AVOID PETTY LAWS AND USELESS OFFICIALS

Evita leggi poco importanti e funzionari inutili


BALANCE PERSONAL RIGHT WITH SOCIAL DUTIES

Bilancia i diritti personali con i doveri sociali


PRIZE TRUTH — BEAUTY — LOVE
SEEKING HARMONY WITH THE INFINITE

Apprezza verità, bellezza e amore
 ricercando l’armonia con l’infinito.


BE NOT A CANCER ON THE EARTH —
LEAVE ROOM FOR NATURE —
LEAVE ROOM FOR NATURE

Non essere un cancro sulla terra —
 lascia spazio alla natura —
 lascia spazio alla natura


Un epitaffio decisamente sui generis che ha dato adito ad ogni tipo di speculazione, in particolare per quel passaggio inquietante che suggerisce di mantenere l’umanità sotto i 500 milioni di abitanti e di guidare «saggiamente la riproduzione»: parole che molti videro come un invito allo sterminio di massa (nel 1980 si era già 4,3 miliardi…) ed alla selezione eugenetica. In un quadro del genere, anche i riferimenti alla natura da innocuo misticismo hippie sembrerebbero assumere le tinte lugubri del culto nazista dell’Heimat.[1] I cardini fondanti della teoria del cosiddetto novus ordo mundi sono scolpiti nella roccia a caratteri cubitali: è davvero la dimostrazione dell’esistenza di un governo ombra mondiale, come ritengono i complottisti? Chi altri può aver voluto un monumento che invocasse la drastica riduzione della popolazione del pianeta? Partiamo dal princípio. Tutto iniziò con un uomo elegante e una sonnolenta cittadina di provincia, come qualsiasi storia da folklore cospirazionista americano.

Voglio comprare un monumento

Sede della Elberton Finishing Co. a Elberton, anni '80.

2 – Sede della Elberton Finishing Co. a Elberton, anni ’80.

Era un caldo venerdì pomeriggio di giugno del 1979 ad Elberton, quando un uomo di mezza età elegantemente vestito entrò in una casetta di legno in Tate Street. Era l’ufficio della Elberton Granite Finishing Corporation, una delle 85 aziende di lavorazione del granito presenti nella cittadina, nota anche come “la capitale del granito” per le trenta cave presenti nei dintorni e l’importanza che il minerale igneo riveste nell’economia della città: qui, persino lo stadio è fatto di 100 mila tonnellate di granito blu.

L’uomo si presentò dicendo che voleva «comprare un monumento». Dentro l’ufficio c’era proprio Joe H. Fendley, il presidente della società, che sbrigava ordinarie faccende amministrative prima della chiusura per il weekend. Pensando che si trattasse della solita lapide funeraria, articolo in cui confluiva il 90% della produzione di granito della contea, lo liquidò rispondendo che la società non vendeva al pubblico ma solo all’ingrosso. Per nulla scoraggiato, il forestiero continuò spiegando pacatamente che non voleva una tomba, ma un «monumento alla conservazione dell’umanità» che sarebbe stato anche una bussola, un calendario e un orologio. Inoltre avrebbe dovuto resistere al più catastrofico degli eventi, per lasciare ai sopravvissuti indicazioni su come ricostruire la civiltà.
Joe H Fendley, senior

3 – Joe H. Fendley Senior; presidente della Elberton Granite Finishing Co. (1981).


«Questo è un matto»[2] — pensò Fendley, mentre cercava un modo per liberarsene velocemente. Cosa evidentemente che non gli riuscì, visto che rimase ad ascoltarlo una ventina di minuti durante i quali, però, la sua attenzione era stata catturata dall’oratoria intelligente e persuasiva dello sconosciuto.  Questi si presentò come Robert C. Christian e disse di rappresentare «un piccolo gruppo di onesti americani che credono in Dio e nella patria»; aggiungendo che i committenti vivevano fuori dalla Georgia e volevano semplicemente «lasciare un messaggio per le future generazioni».

L’uomo fornì a Fendley una descrizione sommaria del monumento ed anche qualche misura, esprimendosi stranamente in unità metriche. Abituato invece (da buon americano) ai piedi e pollici del sistema consuetudinario, il marmista ricorse alle tavole di conversione per avere conferma di ciò che sospettava: nessuna lastra di quelle dimensioni era mai stata realizzata ad Elberton. Armato di calcolatrice, stilò un preventivo di massima ottenendo la cifra stratosferica di 40 mila dollari,[3] che sperava avrebbe scoraggiato lo straniero. Invece, l’uomo chiese dove trovare un banca affidabile e allora Fendley gli diede un nome ed un indirizzo.

Edificio della Granite City Bank in Heard Street a Elberton, anni '80

4 – Edificio della Granite City Bank in Heard Street a Elberton, anni ’80 (ora sede della Regions Bank).

Poco dopo a Elberton, in Heard Street, presso la sede della Granite City Bank  — la banca del granito della città del granito — il telefono squillò nell’ufficio di granito del direttore, Wyatt C. Martin. Dall’altra parte del cavo c’era l’amico Fendley, che gli preannunciava la visita di «uno svitato che vuole comprare qualche strano monumento». Trenta minuti dopo, il forestiero era seduto di fronte a lui. Nonostante l’iniziale perplessità cui la telefonata di Fendley aveva certo contribuito, il direttore fu colpito dall’abito costoso e dall’eloquio colto ed educato del visitatore (evidentemente non comuni in zona), e decise quindi di dargli una chance. R. C. Christian espose nuovamente il progetto, chiedendo che l’istituto fecesse da mediatore finanziario per l’operazione. Dovendo chiudere, il direttore lo invitò a fare due passi giù per Heard Street fino ad Elberton Plaza, dove gli mostrò orgogliosamente l’imponente fontana — inutile dirlo, in granito — realizzata tre anni prima per il bicentenario dell’indipendenza degli Stati Uniti.

fontana del bicentenaro ad Elberton

5 – La fontana in granito del Bicentenario ad Elberton, primi anni ’80.

Congedandosi, l’uomo chiese appuntamento per dopo il weekend sostenendo che avrebbe passato i due giorni successivi a esplorare la zona dall’alto con un aereo a noleggio. Il lunedì successivo, puntuale, si presentò in banca per formalizzare l’accordo ma per passare dalle parole ai fatti c’era un busillis da superare: come lui stesso aveva ammesso, Robert C. Christian non era il suo vero nome ma uno pseudonimo, scelto in riferimento alla sua «fede cristiana». I finanziatori volevano infatti che la loro identità rimanesse segreta per sempre, perché avrebbe potuto distogliere l’attenzione dal manufatto e dal suo significato: «il messaggio inscritto nella pietra non sarà fazioso, né nazionalistico, né in alcun modo politico. Sarà per tutta l’umanità» — disse. Uno pseudonimo ed una promessa di soldi non sono però credenziali accettate da una banca, pertanto Martin avrebbe dovuto procedere ad una verifica dell’identità e della situazione finanziaria dell’intermediario. Ciò avrebbe ovviamente compromesso l’anonimato, su cui però i misteriosi committenti non sembravano disposti a transigere.

I due giunsero così ad un compromesso: Martin avrebbe firmato un accordo di riservatezza impegnandosi a non rivelare mai a nessuno la vera identità di Christian; sarebbe stato il suo unico interlocutore e depositario legale; infine avrebbe distrutto tutti i documenti relativi all’operazione una volta terminata. A queste condizioni, Christian avrebbe fornito a Martin le sue generalità e le informazioni necessarie perché potesse indagare sulla propria situazione personale e finanziaria. Martin fu così la sola altra persona, oltre a Fendley, ad aver consapevolmente conosciuto il misterioso Robert C. Christian (in realtà ce ne sarà una terza in seguito) e — dei due — l’unico a conoscerne la vera identità, un segreto che non avrebbe mai tradito.

Christian lasciò Elberton, promettendo che sarebbe tornato in pochi giorni. Fendley e Martin discussero tra loro del misterioso visitatore e di quanto accaduto quel surreale weekend ma, dopo diversi giorni senza notizie, Fendley iniziò a convincersi di essere stato vittima di una delle elaborate burle dei confratelli dello Shrine, un service club massonico filantropico (quelli con il fez granata) di cui era un membro attivo.

Non mi ha mai scritto due volte dallo stesso posto.Wyatt Martin, direttore della Granite City Bank

Invece Christian tornò davvero, portando con sé un modello in legno del monumento accompagnato da un fascicolo di una decina di pagine di specifiche tecniche dettagliate, così precise che Fendley vi riconobbe una certa competenza tecnica. L’aspetto era quello di un moderno dolmen megalitico e, come Christian aveva preannunciato alla sua prima visita, avrebbe dovuto avere anche funzioni astronomiche in qualche modo simili a quelle attribuite anche al cromlech[4] di  Stonhenge (vere o presunte, ma sicuramente in gran parte mitizzate).

Dalle parole ai fatti

Il venerdì successivo alla seconda visita di R. C. Christian, il direttore della banca telefonò a Fendley informandolo che aveva appena ricevuto un deposito di diecimila dollari: era il segnale che i lavori potevano inziare. Oltre che della Elberton Granite Finishing, Fendley era presidente anche della cava Pyramid Quarries da cui si estraeva il granito grigio-blu scelto per l’opera. Furono necessarie settimane di lavoro e uno sforzo incredibile di uomini e macchinari per cavare a 114 piedi di profondità (35 m) gli enormi blocchi di granito “Pyramid blue” e sollevarli fino al livello del terreno. Ma una volta in superficie, l’impresa era tutt’altro che conclusa poiché sarebbe stato necessario lavorare le pietre secondo le precise specifiche richieste dalla committenza. La direzione dei lavori fu affidata al soprintendente Joe Davis, tagliapietre da una vita, e i migliori artigiani disponibili furono reclutati per formare una squadra apposita, una task force dedicata esclusivamente a questo progetto. E nessuno di loro aveva mai visto niente di simile ad Elberton.

Georgia Guidestones: taglio delle lastre

6 – Sotto la supervisione di Joe Davis, gli operai sbozzano le lastre.

In un vicino capannone in disuso della Oglesby Granite fu allestita l’officina per i lavori di finitura dove le pietre furono sbozzate, tagliate e portate alle dimensioni richieste dal progetto, quindi furono sabbiate le facce delle tavole mentre i bordi delle stesse e il pilastro centrale furono lasciati volutamente “a spacco”, perché rispecchiassero il più possibile l’aspetto del granito appena cavato come richiesto da R. C. Christian. Infine furono realizzate le forature per la stella polare, gli equinozi e la meridiana solare, per le quali fu richiesta la consulenza di un astronomo dell’università della Georgia. Mentre macchine ed utensili a mano davano forma al granito, un’altra “squadra” era impegnata nel tradurre i testi dall’inglese inglese alle 11 lingue richieste: i consulenti furono reclutati tra i docenti del locale college e della University of Georgia per la scritta sull’architrave «che queste siano le pietre guida ad una età della ragione» nelle 4 lingue “antiche” (sanscrito, babilonese cuneiforme, greco classico e geroglifici egiziani), un giovane immigrato madrelingua residente ad Elberton per il cinese e le restanti traduzioni arrivarono addirittura dalla sede delle Nazioni Unite di New York, grazie ad un concittadino di origine pakistana con conoscenze diplomatiche.[5]

Ottenuti i testi (nonostante qualche errore di ortografia[6]) fu necessario realizzare e posizionare le maschere stencil per ognuno dei circa 4 mila caratteri, quindi incidere e sabbiare nuovamente le iscrizioni: un lavoro che richiese mesi per essere terminato. Questo compito fu affidato all’esperto sabbiatore Charlie Clamp, il quale avrebbe udito una «strana musica e voci incoerenti» mentre incideva nel granito le parole «to an age of reason». Secondo Fendley fu «solo un altro dei misteri che circondavano le pietre-guida e il loro scopo», secondo altri fu invece il bourbon della Georgia. In realtà, ciò che Clamp raccontò di aver udito erano solo le imprecazioni degli altri operai: il resto è leggenda.[7]

Georgia Guidestones: fiammatura delle lastre di granito

7 – Fiammatura delle lastre di granito.

Il luogo

Restava però ancora da scegliere il luogo. Innanzitutto, perché proprio la Georgia? I misterofili ipotizzano che stesse cercando la vicinanza con il 33º parallelo, cui sono attribuite fantasiose connessioni con massonerie, alieni ed esoterismo. In realtà R. C. Christian disse a Wyatt Martin di voler erigere il monumento in un luogo remoto, lontano dai turisti, e di aver scelto la Georgia per la disponibilità di granito e per il clima mite che avrebbe favorito la conservazione del monumento. E poi la sua bisnonna era originaria di questo stato. Successivamente avrebbe ristretto la zona intorno alla Contea di Hancock, nella Georgia centrale a ovest della città di Augusta. Ma gli imprenditori di Elberton volevano che l’opera restasse nella loro contea per promuovere la cittadina e l’industria locale: in particolare Frank Coggins, imprenditore del granito titolare delle Coggins Industries, eminente cittadino di Elberton e amico di Fendley cui quest’ultimo si era rivolto per consulenza. Coggins convinse Martin e Fendley a “pilotare” la scelta del sito in modo che restasse nei paraggi, così Martin a sua volta persuase R. C. Christian a erigere il monumento nella contea di Elbert facendo leva su due fattori: innanzitutto perché la vicinanza con le cave avrebbe ridotto drasticamente i costi; in secondo luogo si giocò la carta del valore simbolico poiché quest’area era considerata dai Cherokee “il centro del mondo”.[8] Christian trovò la proposta ragionevole e, dopo aver visitato almeno otto siti, il luogo ideale fu individuato in quello proposto da Wayne Mullenix, un costruttore edile confratello di Fendley nella locale loggia massonica, che era già stato incaricato da quest’ultimo della realizzazione delle fondazioni.


Insieme alla moglie Mildred, Wayne Mullenix era proprietario di un pascolo su una collinetta 8 miglia a nord di Elberton, non lontano dalla Highway 77: non solo era il punto più alto della contea, ma aveva anche la visuale libera sull’orizzonte a est e ovest, ideale per vedere le albe e i tramonti. Christian diede la sua approvazione e una particella di 4,93 acri (circa 20 mila m²) fu frazionata e aquisita per 5 000 dollari più il diritto di pascolo per due generazioni. Poche settimane dopo però, ritenendo che la proprietà pubblica avrebbe maggiormente tutelato il monumento nel tempo, R. C. Christian ne dispose la devoluzione al demanio della contea con il vincolo che fosse conservato in perpetuum lo stato dei luoghi. Stando alle risultanze catastali,[9] il 1º ottobre del 1979 l’appezzamento fu trasferito alla Contea di Elbert cui risulta tuttora intestato.
Georgia Guidestones: sopralluogo preliminare

8 – Il costruttore Wayne Mullenix (in ginocchio), il supervisore Joe Davis (sinistra) e Joe Fendly (destra) effettuano un sopralluogo sul sito di costruzione.


Some assembly required

«Non mi vedrai mai più» gli disse, prima di uscire dalla porta e scomparire per sempre.

Dopo l’acquisto del terreno, la missione di Mr. Christian ad Elberton era conclusa. Prima di andarsene passò a salutare e ringraziare Fendley nell’ufficio della Elberton Granite Finishing Co., la casetta di legno in Tate Street dove si erano incontrati la prima volta: «non mi vedrai mai più» gli disse, prima di uscire dalla porta e scomparire per sempre. Da quel momento, R. C. Christian avrebbe comunicato solo con Wyatt Martin, il direttore della Granite City Bank, sempre scrivendo ogni volta da una città diversa per non essere rintracciabile.

Ciò che non era ancora stato fatto era già stato stabilito e pianificato nei dettagli, e Fendley sapeva come farlo. L’impresa edile di Wayne Mullenix, come da accordi, realizzò la massiccia soletta di fondazione in ferro e cemento su un letto di sabbia e ghiaia:[10] il costo dell’opera sforò le previsioni provocando le lamentele di R. C. Christian, che in una lettera a Wyatt Martin scrisse qualcosa come: «con duemila dollari il mio muratore me la faceva meglio». Livellato il tutto e lasciati altri sessanta giorni al calcestruzzo per maturare, i sei elementi  di granito da oltre cento tonnellate furono trasportati sul posto per essere assemblati.
Georgia Guidestones posa delle fondazioni

9 – Realizzazione delle fondazioni. Si intuisce la pianta ad “X” con il pilastro centrale.



Non sappiamo esattamente chi furono i costruttori di Stonehenge, né come innalzarono i possenti megaliti. Ma Fendley potè concedersi un lusso a loro certamente precluso: chiamare la Argo Crane Rental e noleggiare una potente gru gommata per sollevare i blocchi e posizionarli con precisione, in modo che gli spinotti di acciaio inox infilassero gli appositi fori nel granito “legando” così gli elementi tra loro e con la soletta di fondazione. Ad ovest del monumento fu posata una lapide esplicativa con alcune informazioni sul manufatto come la data di ultimazione,[11] la provenienza del granito, le caratteristiche astronomiche, le lingue utilizzate, l’autore (R. C. Christian), gli sponsor («Un piccolo gruppo di americani che cercano l’Era della Ragione») e l’immancabile scritta «let these be guidestones to an age of reason».
una gru posiziona la prima delle quattro lastre

10 -La gru gommata della Argo Crane Rental solleva e posiziona la prima lastra.


 

No money no party

Il monumento è rimasto parzialmente incompleto. Sopra la tavola sommitale avrebbe dovuto esserci una piramide, ma l’idea fu abbandonata per contenere i costi e anche il quadrante della meridiana non fu realizzato. Sulla lapide esplicativa c’è anche indicata la presenza di una “capsula del tempo” sepolta sotto il monumento, in realtà apparentemente mai posata: ma quello della capsula del tempo è un mistero su cui torneremo più avanti. Infine, negli auspici degli sponsor[12] le attuali guidestones dovevano essere solo l’inizio di un complesso monumentale più ampio. Grazie al supporto di altri “gruppi” con le medesime inclinazioni escatologiche, sarebbero stato erette altre dodici lastre dette moonstones (pietre della Luna), disposte in circolo intorno come un cromlech, sulle quali avrebbero trovato posto altre 24 lingue tra le quali l’italiano, il francese e il tedesco.

Schizzo originale di R.C. Christian

11 – Uno dei disegni originali di R. C. Christian, conservato negli archivi Coggins Industries, mostra il circolo di pietre esterne (le moonstones). È indicata anche una misteriosa sunstone «per i massoni di Atlanta» in direzione N/E, proprio come la sunstone o “pietra del tallone” di Stonehenge.

In uno dei disegni prodotti da R. C. Christian si cita anche una ulteriore pietra detta sunstone, che sembra richiamare la “pietra del sole” di Stonehenge,[13] accompagnata dall’enigmatica nota «per i massoni di Atlanta». Nessuno però raccolse mai il testimone e la costruzione si concluse al tramonto del 12 marzo 1980[11] quando una gru posò l’ultimo pezzo, la tavola sommitale.

Dopo un ultimo lavaggio con getti di vapore ed acido per far risplendere il granito in tutta la sua bellezza, il monumento era finito e pronto per l’inaugurazione. Da quella prima visita di Christian a Elberton la sua realizzazione aveva richiesto poco più di nove mesi.

Georgia Guidestones: posa della pietra sommitale

12 – Posa della pietra sommitale il 12 marzo 1980.


La “X” indica sempre il punto dove atterrare

Alla cerimonia di presentazione parteciparono naturalmente il banchiere Martin, il costruttore Fendley e le altre persone coinvolte nella realizzazione, ma anche il sindaco di Elberton, Jack Wheeler, e il presidente della contea, Billy Ray Brown; il presidente e vicepresidente dell’associazione nordamericana dei costruttori di monumenti (rispettivamente William Hutton e John Dianis), inviati della stampa locale e una troupe televisiva di Atlanta. L’onore di svelare il monumento, tagliando simbolicamente la corda che tratteneva i teli di plastica nera in cui era stato avvolto, spettò però all’avvocato Doug Barnard Jr, deputato del partito democratico al congresso degli Stati Uniti e originario della vicina Augusta. All’evento assistette una piccola folla tra le cento[14] e le quattrocento[15] persone, ma il grande assente fu proprio R. C. Christian che non presenziò alla nascita della sua “creatura” e — per quanto ne sappiamo — non verrà mai più ad Elberton.

Georgia Guidestones, le lastre in inglese e russo

13 – Georgia Guidestones, le lastre in inglese e russo (vista da nord). Furono paragonate ai «dieci comandamenti dell’Anticristo».

A non mancare invece fin da subito furono le polemiche, soprattutto in ambiente cristiano fondamentalista. A cominciare da un ardente predicatore locale, tale James Travenstead, che già il giorno dell’inaugurazione sollevò dubbi sull’autoproclamata cristianità degli “sponsor” dichiarando che le pietre-guida «sono per gli adoratori del sole, per la venerazione di un culto, per gli adoratori del diavolo»;[14] che un giorno addirittura vi si sarebbero tenuti dei sacrifici (poi non dite che non ve l’avevo detto) e che il foro della meridiana sarebbe servito a far defluire il sangue. Il “messaggio” in forma di decalogo, per di più inciso sulla pietra, fu visto da alcuni come una parodia sacrilega delle tavole della legge della tradizione biblica, tanto che si parlò di “dieci comandamenti dell’Anticristo”. Lo stesso Wyatt Martin, che era evangelico, fu stigmatizzato dai correligionari per aver avuto un ruolo chiave nella realizzazione dell’«opera del diavolo».[16]

Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.Genesi: 11,69
Infine, l’invito ad unire «l’umanità con una nuova lingua viva» (3ª direttiva del decalogo) ricordava l’episodio biblico della torre di Babele narrato nel libro della Genesi: «Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole» (11,1). Secondo il racconto, in questa situazione di uniformità linguistica gli uomini vollero costruire «una torre, la cui cima tocchi il cielo» (11, 4). Ma il cielo è la sede di Dio il quale — mal sopportando l’idea di un cantiere sotto casa — intervenne confondendo la lingua, affinché i costruttori non si capissero tra di loro e non potessero portare a termine il blasfemo edificio. Secondo i fondamentalisti l’idea di una lingua comune a tutti gli uomini era quindi una sfida a Dio quanto la torre di Babele, e come tale non poteva che avere origine luciferina (nel senso giudaico-cristiano del termine).
Confusione delle lingue, incisione di Gustave Dorè (1865-1868 circa)

14Confusione delle lingue, incisione di Gustave Dorè.


L’affiliazione alla loggia locale di Fendley, di Mullinex, di Clamp e di molti di coloro che lavorarono al monumento (come però della maggior parte delle persone che lavoravano nell’industria del granito a Elberton) fece anche pensare ad un coinvoglimento della massoneria. Wyatt Martin però non ne faceva parte e smentì categoricamente questa possibilità. Molti, più pragmaticamente, ipotizzarono che il tutto fosse una trovata pubblicitaria architettata da Coggins, Martin e Fendley per promuovere il turismo e le imprese locali di una cittadina fino ad allora nota solo per due cose: il Granite Bowl, lo stadio in granito da 20 mila posti sede della locale squadra di football “Blue Devils”; e la sepoltura di tale Daniel Tucker, un pastore metodista, agricoltore, traghettatore[17] e patriota[18] vissuto tra il ‘700 e l’800, noto per essere (forse) l’Old Dan Tucker della omonima canzone popolare americana cantata anche da Bruce Springsteen:

Get out the way, Old Dan Tucker
You’re too late to get your supperOld Dan Tucker (canzone popolare americana)

Ciò che fecero sicuramente — come del resto ammisero senza problemi — fu solo adoperarsi perché il monumento restasse ad Elberton. Per placare le maldicenze e allontanare ogni sospetto, Martin e Fendley si sottoposero ad un test con il poligrafo di fronte ai giornalisti del quotidiano locale Elberton Star, superandolo senza problemi. Il che però non fece altro che rafforzare i sospetti sulla natura diabolica del monumento.

Certo è che l’apparentemente impenetrabile anonimato degli sponsor favorì le intrepretazioni più fantasiose. I millenaristi accolsero la misteriosa realizzazione delle Pietre Guida come un segno dell’approssimarsi della tanto attesa fine del mondo, ma il monumento fu non solo méta di curiosi e predicatori. Anche hippie e wiccan, vedendovi un nuovo Stonehenge e più a buon mercato di un volo intercontinentale per raggiungere quello vero, vi si recavano a celebrere i propri riti pagani. Destò persino l’interesse degli appassionati di UFO i quali, con una logica un po’ naïf, sostenevano essere un sito di atterraggio per astronavi extraterrestri: avendo infatti il monumento dall’alto la forma di una “X”, appariva loro ovvio che dovesse indicare il punto dove atterrare.[16]

Il governo mondiale

Con gli anni la popolarità delle pietre andò scemando, ma con la diffusione di internet il complottismo post-moderno divenne pop e le Georgia Guidestones tornarono in auge come la prova dell’esistenza della più grande cospirazione della storia, quella del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale: una teoria che — nonostante il recente successo presso gli estremisti di destra — affonda le sue radici nell’Ottocento.[19] L’intero pianeta sarebbe assoggettato alle trame occulte di un governo ombra oligarchico e potentissimo, formato da un consorzio dei peggiori cospiratori mondiali come i rosacroce, ovviamente gli ebrei, i gesuiti, le massonerie, organizzazioni segrete, vari gruppi religiosi e di potere, istituzioni internazionali e così via, a piacimento. Nel 2008 il monumento fu infatti vandalizzato da ignoti con scritte molto eclettiche (e difficili da pulire) che citano Gesù e i satanisti, il nuovo ordine mondiale e Rockfeller, «Obama è musulmano» e persino una menzione all’abilità fellatoria degli Skull & Bones.
sigillo con la scritta "Novus Ordo Seclorum" sul retro della banconota da 1 dollaro americano

15 – Sigillo con il motto Novus Ordo Seclorum sul retro della banconota da 1 Dollaro americano.



Il principale collegamento con questa teoria starebbe nel fatto che nella lista delle cose da fare del presunto shadow cabinet ci sarebbe un piano segreto per la riduzione della popolazione del pianeta e, guarda caso, la prima regola delle Pietre Guida invita proprio a mantenere l’umanità sotto i 500 milioni di unità. Essendo appunto un segreto, avrebbero quindi pensato bene di scolpirlo discretamente nel granito. Fosse vero, comunque, non ci sarebbe molto di che preoccuparsi visto che da allora la popolazione mondiale è quasi raddoppiata e tutto quello che il nuovo ordine mondiale sarebbe riuscito a fare in proposito è un dolmen in Georgia.

I Rosacroce

Una delle teorie più popolari e longeve vede invece nell’organizzazione dietro le Pietre Guida nientemeno che i Rosa-Croce, un antico e leggendario ordine segreto di ispirazione cristiano-esoterica, fondato agli inizi del XV secolo dal tedesco Christian Rosenkreutz. L’esistenza di questa società, come quella del suo fondatore, è però quantomeno dubbia: fu probabilmente un’invenzione letteraria, il divertissement intellettuale di un gruppo di eruditi di Tubinga, sfuggito di mano agli stessi autori fino ad essere ritenuto reale.[20] Nonostante ciò, ancor oggi svariati gruppi ed associazioni più o meno legate alla massoneria ne rivendicano la discendenza o affiliazione per darsi un tono. Prova schiacciante del collegamento delle Pietre Guida con il rosacrocianesimo sarebbe lo pseudonimo R. C. Christian, versione anglicizzata di Christian Rosenkreutz. Le iniziali R. C. starebbero infatti per Rosæ Crucis e sarebbero anche il marchio della confraternita. È ben nota infatti, agli appassionati di misteri, la strana abitudine delle società segrete di lasciare ovunque evidenti indizi al fine di essere scoperte.
croce sormontata da una rosa, incisione del 1629

16 – Una croce sormontata da una rosa, accompagnata dalla scritta «dat rosa mel apibus» (la rosa dà il miele alle api), motto ermetico attribuito ai rosacroce: incisione dal Summum Bonum di Robert Fludd (1629).



Iniziali di Christian a parte, però, quella dei rosacroce è una teoria che sembrerebbe vantare ben altri indizi in suo favore. Nel febbraio del 1997, ad esempio, un altro fulminato che voleva restare anonimo si presentò in un ufficio di Elberton: stavolta era quello di Carolyn Cann, editrice dell’Elberton Star. “L’amico del Maestro delle Rose” — così si definì[21] — disse di rappresentare un gruppo di cristiani (la Cann ebbe un déjà vu) che vorrebbero abbellire il monumento e donò una cifra sufficiente a finanziare la piantumazione di cespugli di rose intorno al sito, «per la rosa blu che deve arrivare». Lasciò anche un articolo delirante intitolato “The Georgia Guidestones Guides the Stone”,[21] zeppo di simbolismi tra la proto-newage dell’esoterista britannica Alice Bailey[22] e il rosacrucianesimo pop (con tutti quei riferimenti alle rose ed alla «solida roccia»[23]) e se ne andò promettendo altri articoli e denaro per le panchine, ma nessuno avrà mai più notizie di lui. C’è però dell’altro.

Il mistero della capsula del tempo

Come abbiamo visto, stando alla lapide esplicativa ci sarebbe anche una “capsula del tempo” sepolta sei piedi più sotto (circa 1,8 metri), ossia un contenitore sigillato destinato ad essere riaperto in un’epoca futura. L’indicazione «to be opened on …» fu però lasciata in bianco e non esiste alcuna indicazione su quando dovesse essere disseppellita, né documentazione su cosa potrebbe contenere. Qualcuno, sui forum misterofili, arrivò ad ipotizzare che la capsula dovesse contenere un virus che, alla riapertura della stessa, avrebbe avverato la “profezia”riducendo la popolazione mondiale a mezzo milione di abitanti. In realtà nemmeno lo spazio per la data di posa fu compilato, quindi è probabile che semplicemente non sia mai esistita come confermò anche Martin, la persona più a stretto contatto con R. C. Christian,[24][7] mentre Fendley disse di non saperne nulla. Forse si trattò di un’idea abbandonata per mancanza di fondi, come fu per la piramide, il quadrante della meridiana e le moonstones.

istruzioni time capsule con le date in bianco

17 – Istruzioni per la riapertura della capsula del tempo: la data è stata lasciata in bianco.

Più enigmatico fu invece Mullenix, che quando fu intervistato nel 2010[7] disse di non esserne a conoscenza per poi aggiungere però che «quando la lapide sarà rimossa  lo scoprirete […] non so quando accadrà, per essere onesti». Il mistero poi si infittisce perché, su richiesta dello stesso R. C. Christian, copie di alcuni disegni e documenti relativi alla realizzazione materiale del monumento furono trasmessi anche a Fendley e Coggins: il primo li distrusse[7] mentre il secondo li conservò e si trovano ancora negli archivi delle Coggins Industries. Tra questi, spicca uno strano ciclostilato[7] scritto a macchina nel quale si legge:

TO WHOMEVER COMES ACROSS THIS PRESENTING:
CONTAINED HEREIN ARE KEYS THAT HAVE BEEN AWAITED TO BE PLACED HERE IN PROPER SEQUENCING AND IN PROPER ORDER TO ANNOUNCE THE RETURN AND THE ACTIVATION OF THOSE EVENTS OF PROPHECY THAT SIGNAL THESE EVENTS.

Si riferisce forse a qualche tipo di “chiavi”, che avrebbero dovuto essere contenute nella capsula del tempo? Se così fosse questi «eventi della profezia» dovrebbero verificarsi a partire dal ritrovamento delle “chiavi”, quindi in un futuro imprecisato. Ma quali sarebbero questi “eventi”? Il testo continua asserendo che «coloro che hanno custodito questo grande mistero e l’evoluzione della specie umana stessa stanno tornando» e che qualcosa sarebbe «iniziato». Di seguito vengono espressamente citati il monumento e la persona di R. C. Christian, insieme ad un nome che abbiamo già incontrato:

THIS MONUMENT KNOWN AS THE GEORGIA GUIDE STONES [sic[25]] SHALL FIND THREADS UNTO THE REVELATION OF THE MYSTERY IN THE NAME R. C. CHRISTIAN OTHERWISE KNOWN UNTO THAT CONTINGENCY THAT IS RESPONSIBLE FOR THE ERECTION OF THIS MONUMENT AS CHRISTIAN ROSENKRETZ [sic] (1378-1484).

Al netto del refuso (Rosenkreutz) è proprio lui, il presunto fondatore dell’ordine dei Rosacroce. C’era forse del vero, allora, nel legame tra R. C. Christian e la più misteriosa organizzazione della storia? Seguono delle strane istruzioni:

THIS PRESENTATION OF KEYS UPON THE FINDING OF IT IS TO BE DELIVERED TO THE ELBERTON STAR. THE ELBERTON STAR IS TO DELIVER IT TO THE ATLANTA ROSICRUCIAN SOCIETY.

Chiunque avesse ritrovato la capsula del tempo, quindi avrebbe dovuto consegnarne il contenuto all’Elberton Star? Il quotidiano sostiene di non sapere nulla di tutto ciò e di non aver mai ricevuto alcuna “chiave” né indicazioni in merito. Una Società Rosacruciana di Atlanta, indicata come destinataria finale delle chiavi, effettivamente esiste: si tratta di una sede locale della Grande Loggia americana dell’Antico Mistico Ordine della Rosa Croce (AMORC), una delle organizzazioni che rivendicano una discendenza dai leggendari Rosenkreutzer ma fondata in realtà a New York nel 1915 dall’americano Harvey Spencer Lewis. La Loggia di Atlanta, però, non rilasciò mai alcuna dichiarazione ufficiale in merito.[7] Il monumento aveva forse qualcosa a che fare con la Società Rosacruciana? Erano loro i “massoni di Atlanta”[26] cui — secondo i disegni di Christian — avrebbe dovuto essere dedicata la “pietra del sole”? Forse R. C. Christian tentò di coinvolgerli per ottenere finanziamenti per il suo progetto.

Il cilcostilato negli archivi Coggins

18 – «TO WHOMEVER COMES ACROSS THIS PRESENTING»: il ciclostilato ritrovato nell’archivio delle Coggins Industries. Di quali chiavi parla, e dove sarebbero contenute?

Il testo prosegue citando un «mistero sicronicistico[27]», una misteriosa sequenza numerica e asserendo che «solo coloro in grado di comprendere la rosa e il suo ritorno [ancora la rosa…] saranno in grado di  decifrare i codici e le chiavi qui contenute». Uno scritto criptico e misticheggiante, troppo — ed anche un po’ sgrammaticato: molto lontano dallo stile pratico, lineare e se vogliamo piuttosto “laico” di R. C. Christian, il quale tra l’altro non era così fissato con le rose od altre metafore rosacrociane. Forse è opera di qualcun altro del suo “gruppo” o un membro della loggia di Atlanta? Ma non si può nemmeno escludere che si tratti di un falso finito chissà come nell’archivio della Coggins, la trollata di un burlone o un documento apocrifo prodotto da qualche altro stralunato di quelli che la contea di Elbert sembrava inevitabilmente attirare.

Come quello che, nel 2009, asportò un cubo di 6 pollici di lato dallo spigolo in alto della “tavola” in inglese. Quattro anni più tardi, nel 2013, l’uomo fu arrestato dalla polizia mentre cercava di rimetterlo a posto nel cuore della notte: confessò di averlo rubato per «ragioni esoteriche e numerologiche personali» e di averlo voluto restituire al monumento perché «non voleva più avere quel peso»[28] (circa 10 kg, ma non credo si riferisse alla massa).[29]

Mantain Humanity under 500 000

19 – «Mantieni l’umanità sotto i 500 000», senz’altro la frase più controversa del decalogo delle Guidestones. In alto a destra si nota il “cubo” asportato nel 2009.

Stonehenge americana

La somiglianza con Stonehenge non era del tutto casuale: lo stesso R. C. Christian, che aveva viaggiato molto visitando l’Europa ma anche altri paesi come il Bangladesh e l’India, disse di esserne rimasto molto colpito poiché quelle pietre avevano sconfitto il tempo, la natura e anche tutti i tentativi di comprenderne il significato. Citò anche lo scrittore Henry James (1843 – 1916), il quale scrisse di Stonehenge nel suo libro di viaggio English Hours (1905):

You may put a hundred questions to these rough hewn giants as they bend in grim contemplation of their fallen companions, but your curiosity falls dead in the vast sunny stillness that enshrouds them…
Puoi porre un centinaio di domande a questi giganti rozzamente abbozzati mentre si piegano in cupa contemplazione dei loro compagni caduti, ma la tua curiosità si spegne nell’immensa quiete soleggiata che li avvolge…


Stonehenge

20 – Il cromlech di Stonehenge (quello vero) nello Wiltshire, Inghilterra.

A differenza però di Stonehenge, il cui significato restava celato dietro l’inscalfibile silenzio dei suoi megaliti, il monumento di Mr. Christian (o chiunque ci fosse dietro di lui) avrebbe invece dovuto lasciare un messaggio diretto ed intelligibile alle future generazioni: «vogliamo erigere un monumento — spiegheranno gli ignoti committenti in una lettera inviata dopo la realizzazione — che mostrerà silenziosamente le nostre idee quando ce ne saremo andati. Ci auguriamo che meritino una crescente accettazione e che, con la loro silenziosa tenacia, accelerino in minima parte l’avvento dell’età della ragione».[30]

Il “messaggio” fu scolpito nel granito in otto lingue — inglese, spagnolo, swahili, hindi, ebraico, arabo, cinese mandarino e russo — scelte dai committenti perché rappresentano gli idiomi più diffusi: già all’epoca si stimava che il 92% della popolazione mondiale avrebbe potuto comprenderne almeno una. Qualora poi l’umanità, a seguito di una catastrofe, avesse perso memoria del proprio passato (un tema ricorrente nella narrativa sci-fi) vi avrebbe trovato una “stele di Rosetta” post-apocalittica con la quale imparare a decifrare le lingue perdute confrontando tra loro i testi. Decisamente più oscura invece la scelta delle quattro lingue antiche per la scritta sui quattro bordi della tavola sommitale, che a metà tra didascalia e vaticinio recita: «che queste siano le pietre guida ad una età della ragione», da cui il nome di “Georgia Guidestones”. Non essendo però il babilonese una lingua propriamente diffusa — in Georgia, poi — è lecito supporre che l’intenzione fosse più che altro di rafforzare l’aura sfingea del manufatto.

Infine, i sopravvissuti avrebbero potuto tornare alle Pietre per ristabilire un orientamento ed un calendario grazie alle prerogative astronomiche del dolmen. Su queste ultime, si può dire che siano indubbiamente suggestive, ma piuttosto rudimentali e nemmeno tanto precise come si legge ovunque. Nel pilastro centrale c’è una fessura orizzontale, soprannominata la “buca delle lettere”, allineata con il sorgere del sole agli equinozi solari, ma per ottenere ciò è sufficiente che la fessura sia rivolta ad est. Poi c’è un foro che punta invece, piuttosto grossolanamente,[31] alla stella polare. Ma anche questo “osservatorio” è abbastanza semplice da realizzare: basta fare un buco in direzione nord con l’angolo di azimuth corretto, che alla latitudine di Elberton è 34° (un calcolo abbastanza semplice per chi si intende un po’ di astronomia), e attraverso di esso si vedrà sempre la stella polare, sic et simpliciter. La funzione di “bussola” citata da Christian si riduce quindi al fatto che si possa ricavare la direzione del polo nord celeste e quindi grossomodo il nord geografico, cosa peraltro fattibilissima anche senza particolari strumenti. Sebbene non dichiarato sulla lapide esplicativa, le quattro grandi lastre verticali avrebbero anch’esse un allineamento: stando al libro Georgia Guidestones del 1987, una sorta di opuscolo promozionale pubblicato dalla stessa Elberton Granite Finishing che aveva costruito il monumento, sarebbero orientate verso «i limiti della migrazione della Luna durante l’anno[32]», espressione non chiarissima ma che dovrebbe riferirsi ai punti di levata e tramonto della luna ai “lunistizi”.[33] Una feature sicuramente molto evocativa, ma totalmente inutile per una futura generazione di sopravvissuti: il ciclo di retrogradazione non ha alcuna applicazione pratica rilevante, nemmeno dal punto di vista agricolo. A che serve sapere dove sorge la luna ogni 18,6 anni? Se si escludono eventuali significati simbolici o rituali non pervenuti, forse semplicemente pareva brutto che le lastre verticali non fossero allineate con qualcosa pure loro.

Il foro gnomonico nell'architrave

21 – La meridiana solare: a mezzogiorno la luce colpisce il pilastro centrale attraverso il “foro gnomonico” nell’architrave.

La caratteristica più complessa e forse di qualche utilità pratica sarebbe invece la meridiana calendariale “al negativo”,[34] che fornirebbe le funzioni di “calendario” e “orologio” menzionati da R. C. Christian. Un foro gnomonico[34] nella tavola sommitale lascia infatti penetrare un fascio di raggi solari, che a mezzogiorno colpisce il pilastro centrale (noto come gnomen stone) e, in funzione della differente altezza del sole durante l’anno, avrebbe dovuto indicare anche la data. La meridiana in effetti esiste, ma né la linea del mezzogiorno né un diagramma delle date sono mai stati realizzati, per cui è rimasta incompleta e di fatto inutilizzabile come calendario.[35] Come a Stonehenge, molti si dilettarono a cercare riferimenti astronomici e numerologici nelle proporzioni, misure ed orientamenti delle Pietre; ma astronomicamente non c’è altro da aggiungere.

Georgia Guidestones

22 – Georgia Guidestones: è visibile la “buca delle lettere” nel pilastro centrale.

  Mantieni l’Umanità sotto 500,000,000

Quale catastrofe immaginavano quindi, gli sponsor, tale da riportare l’umanità ad un livello quasi preistorico tale da necessitare un simile manufatto? Nella già citata lettera, gli sponsor confermano una preoccupazione allora molto attuale, quella per una guerra nucleare:

Our thought reflect our analysis of the problems confronting humanity in this dawing of the atomic age.[36]
Il nostro pensiero riflette la nostra analisi dei problemi che l’umanità deve affrontare in questo periodo di oscurità dell’era atomica.

Le Pietre Guida furono infatti costruite nell’epoca della guerra fredda, un lungo periodo in cui l’America conviveva con quella che Kennedy avrebbe definito «una lunga lotta al crepuscolo»,[37] ossia la costante minaccia di un attacco sovietico con armi strategiche. La fine del mondo e il post-apocalittico divennero temi ricorrenti nella narrativa: solo per citare alcune opere, il romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson (1954), On the beach di Nevil Shute (1957) da cui l’omonimo film (1959), il romanzo Allarme Rosso di Peter George (1958) da cui il celebre Dr Strangelove di Stanley Kubrik (1964), The Time Machine, film del 1960 bastato su un racconto di H.G. Wells, Il mondo sommerso di J.G. Ballard (1962), il Pianeta delle Scimmie di Schnaffer (1968) e L’incredibile marea di Alexander Key del 1970 (da cui l’anime Conan il ragazzo del futuro di Myazaki), L’ombra dello scorpione di Stephen King (1978), i film L’ultima odissea (1977), Mad Max (1979), The Day After (1983), non ultimo il celebre videogioco Fallout del 1997 (sebbene postumo alla guerra fredda). Se  è vero quanto disse R. C. Christian,[38] ossia che lavorava a questo progetto da vent’anni, l’idea del monumento risalirebbe proprio alla fine degli anni’50, quando l’opinione pubblica percepiva un aumento della tensione tra le due superpotenze.[39] In questo contesto, appare chiaro come l’intero “messaggio” — compresi i passaggi più controversi — sia permeato da un’ansia quasi millenaristica per la guerra nucleare e ciò che verrà dopo. Il millenarismo è infatti la credenza, che diventa spasmodica attesa, nell’arrivo di un cambiamento radicale della società dopo il quale nulla sarà più come prima, che in ambito cristiano viene fatto concidere con l’apocalisse.

sala della guerra Dr. Strangelove.

23 – La war room americana nel film Dr. Strangelove di Stanley Kubrick (1964).

Io non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma posso dirvi che cosa useranno nella quarta: pietre![40]Albert Einstein

L’indicazione di mantenere la popolazione del pianeta sotto i 500 milioni di abitanti non sarebbe quindi un’invito allo sterminio di massa ma si rivolgerebbe ad una futura umanità già al di sotto di quella soglia a causa di una inevitabile catastrofe globale. E che, nella sciagurata eventualità che ciò accada, dovrebbe attuare un controllo delle nascite per prevenire una nuova sovrappopolazione garantendo una migliore qualità di vita. L’idea non era nuova, già nel 1798 il celebre economista Thomas Malthus aveva pubblicato un Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società nel quale sostenne che l’aumento demografico avrebbe portato ad un impoverimento delle risorse. Proprio nel 1979, quando le Guidestones venivano costruite, la Cina metteva in atto la “politica del figlio unico”, una legge che vietava alle donne di avere più di un figlio per contrastare il fortissimo incremento demografico.

Un nuova lingua viva

Nella lettera, gli sponsor precisarono che non intendevano cancellare i linguaggi esistenti, che anzi dovrebbero essere tutelati in quanto correlati all’identità e alle tradizioni di ogni gruppo umano e culla di letteratura ed arti. Essendo però le lingue locali divisive e spesso pretesto per rivendicazioni di ogni tipo, era necessario un nuovo linguaggio mondiale, che aiutasse a superare le divisioni ed incomprensioni tra popoli. Nessuna lingua esistente sarebbe stata adatta a questo scopo, nemmeno l’inglese (lingua de facto già quasi universale), in quanto limitate dall’essere adatte alle esigenze ed alla cultura dei parlanti madrelingua, né lo sarebbero state le lingue artificiali come l’esperanto o l’interlingua poiché basate su idiomi esistenti dei quali conservano i difetti. Gli sponsor auspicavano invece una lingua pianificata costruita collettivamente su basi completamente nuove, «adatta ai pattern impressi nel nostro sistema nervoso», la cui glossopoiesi avrebbe impegnato diverse generazioni ma che alla fine sarebbe stata talmente universale da permetterci di dialogare direttamente non solo con ogni abitante del pianeta, ma anche con ogni tipo di macchina, senza alcuna intermediazione: un’idea molto lungimirante che, più che all’episodio biblico di Babele, sembra ispirarsi alla fantascienza asimoviana.[41]

L’età della ragione

La mia nazione è il mondo… e la mia religione è fare il bene Thomas Paine
Quei frequenti riferimenti ad una «età della ragione» — la frase «let these be guidestones to an age of reason» incisa nell’architrave e nella lapide — sembrano in effetti riferimenti al libro The Age of Reason (1794-95) di Thomas Paine, considerato uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Dominare «passione, fede, tradizione e tutte le cose con sobria ragione»  significava anteporre la razionalità, una “ragione universale” e scientifica a ciò che è irrazionale, in quanto proviene dalle passioni umane ed è perciò divisivo: le ideologie, le religioni, i confini. Gli intellettuali laici videro quindi nel messaggio delle Pietre Guida un invito al pensiero razionale ed un tributo all’illuminismo, oltre che un appello alla conservazione dell’ambiente. Motivo per cui il monumento ebbe anche numerosi sostenitori; tra questi l’artista ed attivista Yoko Ono che alla Stonhenge americana dedicò il brano sperimentale Georgia Stone (nel quale cita le parole «leave room for nature»), scritto nel 1987 per una omonima opera teatrale ma pubblicato solo nel 1993 nell’album-raccolta The John Cage Tribute, A Chance Operation.[42]
frontespizio di "To an Age of Reason"

24 – Frontespizio di To an Age of Reason di Thomas Paine (1794).


Il tribunale mondiale e le «giuste leggi»

Le successive righe descrivono conseguenze pratiche di quanto sopra: un mondo regolato dalla ragione dovrebbe proteggere «popoli e nazioni, con giuste leggi e tribunali imparziali». Già dall’Ottocento si faceva strada l’idea di una soluzione arbitrale che evitasse i conflitti armati qualora le vie diplomatiche avessero fallito, ma fu l’esperienza delle guerre mondiali che portò ad istituzionalizzare tale pratica con la creazione delle organizzazioni internazionali. Il mondo dei sopravvissuti avrebbe dovuto proseguire su questa strada, lasciando però «che tutte le nazioni si governino internamente». Quest’ultima enunciazione presuppone però che esista ancora una qualche forma di governo. Un disastro di portata tale da ridurre la popolazione mondiale al di sotto dei 500 milioni di abitanti vedrebbe il collasso delle strutture sociali e della stessa civiltà per come la conosciamo. In una parola sarebbe l’anarchia, che è infatti il tema ricorrente di ogni visione post-apocalittica. Ma l’anarchia non è libertà perché consente la sopraffazione del più forte sul più debole.

L’impulso del solo appetito è schiavitù, e l’obbedienza alla legge che noi stessi ci siamo dati è libertà.[43]Jean-Jacques Rousseau (Du contrat social, 1762)

Gli individui, lasciati a sé stessi, dovranno quindi riorganizzarsi costituendo un nuovo ordine e l’auspicio è che lo si faccia finalmente con «giuste leggi» in grado di bilanciare «i diritti personali con i doveri sociali», secondo la concezione illuminista di “libertà civile”. E naturalmente evitando «leggi poco importanti e funzionari inutili», obbiettivo auspicabile magari anche senza bisogno di una guerra atomica, ma forse il più difficile da conseguire (come ben sanno gli italiani alle prese con la burocrazia). Nel romanzo Utopia (1516 circa), l’inglese Thomas More immaginava un’isola-stato abitata da una società rinascimentale ideale ispirata alla Repubblica di Platone, dominata dalla razionalità e dalla cultura. L’opera criticava aspramente la proprietà privata ma anche le leggi degli “altri” paesi, troppo numerose, inutili e complesse. L’insula Utopia, progenitrice di tutte le utopie, sembra in effetti avere diversi punti di contatto con il futuro edeumonistico immaginato da R. C. Christian: l’uguaglianza dei cittadini, la lingua unica, il culto universale della natura (che in More è identificata con Mitra). Il mondo post-apocalittico descritto dalle Pietre è a tutti gli effetti una utopia, parola coniata proprio dal titolo dell’opera di More.

Armonia con l’infinito

Chiuse infine le questioni più pratiche relative all’organizzazione del nuovo mondo, il messaggio sembra prendere una direzione più spirituale attingendo forse alla parafilosofia new age che proprio in quegli anni si andava diffondendo con il suo variegato paradigma di credenze mistiche, pseudoscienza e gnosticismo neopagano; il tutto votato all’obbiettivo salvifico della scoperta di sé e di una “armonia con il cosmo”. Ciò che accomuna i newager è l’attesa millenaristica dell’arrivo di “nuova era” astrologica: l’Era dell’Acquario, nella quale l’umanità raggiungerà un nuovo livello di consapevolezza. Una nuova era, quella della Ragione, è anche il tema centrale del monumento e del suo messaggio. Volendo potrebbero rientrare nel contesto newagiano anche i riferimenti alla natura, la somiglianza con Stonehenge e le velleità astronomiche del monumento. Una componente new age non sarebbe nemmeno del tutto incompatibile con il dichiararsi “cristiani”, non solo perché è una dottrina sincretica per definizione e spiccatamente inclusivista, ma anche perché in America, fin dall’inizio, la new age trovò consensi proprio tra i gruppi di cristiani fondamentalisti.[44]

Lascia spazio alla natura

Il remoto futuro delle Pietre-Guida è un mondo dove la natura, alleggerita dalla pressione antropica, si riprende i propri spazi. Una visione che oggi definiremmo forse ecopunk. Il disastro di Černobyl’ del 1986 ha dimostrato quanto non si tratti solo di un cliché della narrativa post-apocalittica, ma di uno degli scenari possibili: evacuati gli abitanti, la città di Pripjat’ e la cosiddetta “zona di alienazione” sono diventati un’oasi di tranquillità per la flora e la fauna che hanno iniziato a proliferare indisturbati nonostante la radioattività. Se il disastro fosse su scala mondiale, l’umanità tornerebbe probabilmente ad un livello tecnologico pre-industriale e almeno per un certo tempo non sarebbe in grado di minacciare di nuovo l’ambiente. Ma l’uomo è destinato al progresso ed a un certo punto dovrà scegliere se essere di nuovo un «cancro sulla Terra», sovrasfruttandone le risorse come ha sempre fatto e portare un’altra volta il pianeta al collasso, o «lasciare spazio alla natura» e vivere finalmente «perenne equilibrio» con essa.

Tutte le strade portano all’Iowa

Nel 2012 l’ottantunenne Wyatt Martin, nel frattempo trasferitosi a Greensboro (Georgia), andò con alcuni amici su un vecchio ponte dismesso sul Lago Oconee. Qui bruciarono in un bidone tutta la corrispondenza relativa alle Georgia Guidestones: dopo oltre 30 anni, aveva onorato il suo impegno a distruggere tutti i documenti, che fino ad allora aveva conservato gelosamente in una cassa nella propria autorimessa nella speranza di scriverci un libro. Lo fece per proteggere il segreto che si era impegnato a non rivelare.

I promotori del monumento si definivano «onesti americani che credono in Dio e nella patria», ma la descrizione è piuttosto vaga, perché fede, patriottismo e baseball sono tratti comuni della stragrande maggioranza degli americani. Le tesi che vedono dietro gli “sponsor” l’ombra di potenti organizzazioni segrete come i Rosenkreuzer intente a veicolare chissà quale messaggio o profezia, sembrano smentite dal fatto che il monumento non è stato completato per mancanza di ulteriori fondi e i promessi finanziamenti per i previsti ampliamenti non arrivarono mai. Qualunque tentativo di dare un’identità agli sponsor deve necessariamente passare dal loro emissario R. C. Christian; sempre che questo fantomatico gruppo sia mai esistito e che il promotore e unico finanziatore non fosse egli stesso. Il che però aprirebbe scenari non meno inquietanti, come vedremo tra poco.

Per quanto si sappia, R. C. Christian non tornò più ad Elberton ma mantenne i contatti con Martin, con cui ebbe una fitta corrispondenza amicale, e negli anni successivi i due si incontrarono occasionalmente anche di persona. Christian chiamava da un telefono pubblico all’aeroporto di Atlanta e si davano appuntamento per pranzare insieme ad Athens, che era circa a metà strada. In una lettera del 1998, R. C. Christian aveva rivelato a Martin di avere 78 anni,[7] quindi era nato nel 1920 ed aveva 59 anni ai tempi di Elberton. Il rapporto epistolare con Martin continuò fino al 2001, poi l’ex direttore non ricevette più alcuna lettera e pensò che Christian, che avrebbe dovuto avere 81 anni, fosse deceduto.

Ma la storia non finiva lì, perché a quanto pare Christian non solo non era un semplice intermediario, ma era anche troppo egocentrico per restare nell’ombra. Nel 1986 fu infatti pubblicato un libello dal titolo Commons Sense Renewed, il cui autore è proprio tale Robert Christian che dichiara di essere l’autore delle Georgia Guidstones:

I am the originator of the Georgia Guidestones and the sole author of its inscriptions. I have had the assistance of a number of other American citizens in bringing the monument into being. We have no mysterious purpose or ulterior motives. We seek common sense pathways to a peaceful world, without bias for particular creeds or philosophies.[45]
Io sono il creatore delle Georgia Guidestones e l’unico autore delle sue iscrizioni. Ho avuto l’assistenza di un certo numero di cittadini americani nella realizzazione del monumento. Non abbiamo scopi misteriosi o secondi fini. Cerchiamo percorsi di buon senso per un mondo pacifico, senza pregiudizi per particolari credi o filosofie.

Quindi, contrariamente a quanto inizialmente dichiarato, non sarebbe un semplice portavoce quanto invece l’ideatore e fulcro del gruppo promotore, se non addirittura il solo membro. Il titolo del libro, Commons Sense Renewed, fa chiaramente riferimento ad un’altra opera di Thomas Paine, Commons Sense (1776), e l’autore conferma il collegamento tra il monumento e il pensiero dell’ autore di To an Age of Reason:

Over two hundred year ago a perceptive Englishman, Tom Paine, arrived in America in the early stages of our struggle for independence. […] He appealed to reason as the proper tool for resolving our problem peacefully.[46]
Più di duecento anni fa un perspicace inglese, Tom Paine, arrivò in America nelle prime fasi della nostra lotta per l’indipendenza. […] Ha fatto appello alla ragione come strumento adeguato per risolvere pacificamente il nostro problema.

Il libro è un personale manifesto delle idee di questo Robert Christian, dal quale emerge una visione liberal-conservatrice in chiave newagiana, anticomunista ma anche critica su alcuni aspetti del capitalismo del quale auspicherebbe un perfezionamento.[47] Egli ribadisce anche la preoccupazione per una possibile guerra nucleare, si dichiara sostenitore di un governo mondiale, ma soprattutto spende molte parole su problema della sovrappopolazione ritiene prioritario, causa di «degrado e povertà», «un male che non deve essere tollerato». Sostiene quindi la impellente necessità di un controllo delle nascite, oltre ad altre «proposte per migliorare la società». Il libro fu stampato inizialmente 100 copie numerate, inviate a membri del Congresso degli Stati Uniti ed altre persone politicamente influenti,[48] e vi si ritrovano molte espressioni utilizzate anche nella citata “lettera degli sponsor” pubblicata nel 1981.[49] Ciò non basta ad avere la certezza assoluta che il Robert Christian di Elberton sia lo stesso del libro, perché in fondo quest’ultimo è stato pubblicato sei anni dopo quando il monumento era ben noto e tutte le informazioni contenute erano già disponibili: potrebbe essere un falso, creato per ravvivarne la popolarità (infatti c’è anche un errore: Fendley, il costruttore, è citato come sindaco di Elberton ma in realtà il sindaco era tale Jack Wheeler. Ma potrebbe anche esssere uno “scherzo della memoria”). C’è però un particolare nel frontespizio, il luogo di stampa: Lake Mill, nell’Iowa (ricordatevi questo dettaglio). E R. C. Christian aveva un accento del Mid-West, come ricorda Hudson Cohn.[7]

Quest’ultimo fu la terza persona ad incontrare il misterioso R. C. Christian, oltre a Martin e Fendley. Editore dell’Elberton Star e all’epoca attivamente coinvolto nella promozione del monumento, anni dopo la costruzione fu chiamato dall’amico Joe Fendley,[50] il quale gli chiedeva se volesse incontrare Mr. Christian. Naturalmente Cohn accettò e i due si incontrarono in un ristorante. L’uomo gli parlò nuovamente di sovrappopolazione, di ambiente e del fatto che fosse in cerca di fondi per completare il suo progetto. Molti anni dopo, intorno al 2003, il telefono squillò anche casa di Joe Fendley Junior, figlio del Joe Fendley che aveva realizzato il monumento e che nel frattempo era mancato. Disse di essere R. C. Christian, e di essere pronto a rivelare la sua identità. Joe Junior, però, declinò l’offerta adducendo che dopo tanti anni senza conoscerla, poteva anche continuare così.[7]

Ma c’è dell’altro. Nel 2010 (prima di bruciare tutto), Martin mostrò la famosa cassa con le lettere di R. C. Christian agli autori del documentario investigativo Dark Clouds over Elberton (2010) J.M. Bennet e C.J. Pinto, e questi (se vogliamo, tradendo la sua fiducia) notarono alcuni dettagli sfuggiti alla zelante censura dell’ex direttore. Una busta inviata dallo Smithsonian Magazine[51] a Mr. Robert Christian recava come indirizzo una casella postale di Greensboro, in Georgia, intestata a tale Mr. Merryman. Chi era costui?

Un’altra busta indirizzata invece a Martin riportava come indirizzo del mittente Fort Dodge, una cittadina nell’Iowa. Wyatt aveva dichiarato che la corrispondenza di R. C. Christian arrivava «ogni volta da una città diversa»,[16] quindi poteva non significare nulla. Ma Fort Dodge si trovava a meno di due ore di auto da Lake Mills, dove aveva sede la tipografia che stampò l’edizione originale del Common Sense Renewed di Robert Christian. La tipografia confermò che il libro era stato fatto stampare da uno dei proprietari, tale Robert Merryman — il cognome corrispondeva a quello della casella postale utilizzata da R. C. Christian — che era anche editore del Messenger, il quotidiano locale di Fort Dodge, la città da cui R. C. Christian aveva scritto a Martin.

centro di Fort Dodge, Iowa

25 – Fort Dodge, Iowa: 1350 km da Elberton.

Ma Merryman non poteva essere R. C. Christian, perché risultava deceduto nel 1992 mentre sappiamo che la corrispondenza con Martin proseguì fino al 2001 e ancora nel 2003 telefonò a casa Fendley. Infatti all’indirizzo estrapolato dalla cassa segreta dell’ex direttore corrispondeva un’altra persona: tale Herbert Hinie Kersten, stimato medico chirurgo[52] ed inventore con oltre dieci brevetti all’attivo, che visse lì dai tempi delle Georgia Guidestones sino alla sua morte nel 2005. Il dottor Kersten era nato nel 1920, proprio l’anno nel quale sarebbe dovuto nascere R. C. Christian per avere 78 anni nel 1998 come dichiarò nella lettera a Martin. Il 1 luglio del 1990 uscì sul Messenger di Merryman un articolo su Kersten, in occasione del pensionamento di quest’ultimo (essendo un medico molto noto in città), dove si riportavano sue dichiarazioni circa l’estrema urgenza di affrontare il problema della sovrappopolazione, che era anche la principale preoccupazione di R. C. Christian. Non solo: Kersten è un cognome tedesco e neerlandese che corrisponde ad una antica forma germanica di cristiano. Quindi il nome Robert C. Christian potrebbe essere stato costruito “giocando” sul cognome del dottor Kersten e il nome dell’amico e sodale, Robert (Merryman).
Foto del dottor H H Kersten

26 – Il dottor Herbert Hinie Kersten.


Controllare la popolazione è il problema più importante con cui si deve confrontare l’umanità.Dr. Herbert H. Kersten, Messenger 1/07/1990
C’è però un altro personaggio, amico del dottor Kersten, che può essere collegato alle Georgia Guidestones: il fisco William Shockley (1910 –  1989), premio Nobel per la fisica nel 1956 per le «ricerche sui semiconduttori e la scoperta dell’effetto transistor», con il quale Kersten vantava un rapporto di amicizia. Shockley era però anche convinto sostenitore dell’eugenetica e della superiorità della razza bianca; era infatti convinto che i neri fossero geneticamente inferiori ai bianchi e che fosse raccomandabile sterilizzare tutti i soggetti con QI inferiore a 100. Non è noto se e quanto Shockley fosse coinvolto, ma anche lo stesso Kersten era conosciuto in città per le posizioni apertamente suprematiste[48] (non sembre ben viste dai suoi concittadini) e affermava che sarebbe riuscito a dimostrare scientificamente che le razze nordeuropee erano “superiori” rispetto a tutte le altre.
William Shockley

27 – William Shockley nel 1975.


Kersten aveva anche scritto una lettera ad un quotidiano della Florida, il Sun Sentinel, nella quale elogiava pubblicamente tale David Ernest Duke, un politico di estrema destra della Lousiana, ex membro del Partito Nazista Americano ed ex Gran Maestro del Ku Kux Klan. Nientemeno. Dietro la facciata new age delle Georgia Guidestones si nasconde quindi un monumento al suprematismo bianco? Del resto, il milieu è quello; anche il misticismo ambientalista che sembra emergere dal decalogo (leave room for nature) è sempre stato una tematica condivisa dalle ultra-destre: dal Blut und Boden nazista, che collegava la purezza dell’ambiente a quella della “razza”, ai nuovi ecofascismi.[53]

…anche la più basilare conoscenza dell’ideologia suprematista porta alla conclusione che sia improbabile che le pietre guida siano opera di un razzista.[48]M. East, scrittore

Ma anche questa ipotesi non sembra funzionare, per diversi motivi. Innanzitutto mal si concilierebbe con alcuni temi espressi nel decalogo delle Pietre Guida, che invita a migliorare la diversità, ad unire i popoli e a cooperare tra nazioni per un futuro migliore. Non esattamente il tipo di idee che aveva Hitler quando invase la Polonia. Inoltre appare quanto meno insolito che un monumento di matrice neonazista riporti idiomi come lo swahili, l’arabo e soprattutto l’ebraico, ma stranamente non il tedesco, lingua del Reich. Infine, il monumento non è mai stato percepito come “proprio” dalla comunità alt-right (che altrimenti avrebbe mal tollerato i pellegrinaggi hippie) nelle cui fila si trovano anzi i maggiori detrattori delle Pietre Guida, come complottari del nuovo ordine mondiale e fondamentalisti cristiani.

Dottor Kersten e Mister Hyde

Eppure, tutti gli indizi sembrano suggerire che Kersten fosse sia R. C. Christian, sia l’unico “sponsor” dietro il progetto, al massimo con l’appoggio di qualche compagno di merende dei “nazisti dell’Iowa” come Merryman e forse Shockley. Tutt’al più cercando il supporto economico della massoneria di Atlanta in cambio di una pietra a loro dedicata, ma senza gli esiti sperati. Altro che Rosenkreuzer. Se così fosse, sia le Pietre Guida che il libro Common Sense Renewed sarebbero frutto non tanto di un ideale suprematista quanto di una personale visione di R. C. Christian, decisamente eclettica e contraddittoria, che forse nemmeno le persone a lui vicine conoscevano del tutto: cattolico praticante,[7] sosteneva la necessità di un controllo delle nascite in contrasto con le opinioni della Chiesa; se pubblicamente sosteneva la superiorità della presunta “razza bianca”, in privato (o entro una ristretta cerchia di amici) sognava un’umanità unita e senza più conflitti. Come se avesse una doppia vita, il dottor Kersten e mister Hyde.

Chiunque fosse davvero, sicuramente R. C. Christian vedeva nella seppure tragica eventualità di un’apocalisse atomica l’opportunità di realizzare il suo sogno, un pianeta finalmente depopolato e di nuovo in armonia con la natura. Con le Pietre Guida volle forse realizzare un cenotafio che lo rendesse in qualche modo immortale — se non lui in quanto anonimo, almeno la propria idea — ed allo stesso tempo trovare un senso escatologico all’inevitabile autodistruzione dell’umanità nell’utopia di mondo nuovo e migliore, ispirata probabilmente dalle tesi illuministe di Paine, dal malthusianesimo e dal proto-comunismo di More, ma anche dalla narrativa post-apocalittica e fantascientifica.

Foto di gruppo con escavatore

28 – Foto di gruppo delle persone “chiave” dietro la costruzione delle Georgia Guidestones: da sinistra Joe B. Davis (supervisore); W.A. Edwards (esperto del montaggio); Tom Oglesby (presidente della Elberton Granite Association); i coniugi Mary e Joe Fendley (presidente delle Elberton Granite Finishing Co.); Wyatt C. Martin (direttore della Granite Bank e intermendiario); Billy Ray Brown (presidente della Contea di Elbert); Martha Hunt; Wayne Mullenix (costruttore) con la figlia Celina e la moglie Mildred. Naturalmente manca R. C. Christian.

Ci sono ancora molti aspetti non chiari in questa storia, ma forse il fatto straordinario dietro le Pietre Guide è in fondo un altro. Quante sono le probabilità di essere colpito da un fulmine o da un meteorite? Rispettivamente una su 300 mila ed una su 1,6 milioni ogni anno. Se poi consideriamo le possibilità che questi due eventi si verifichino contemporaneamente nello stesso punto, allora le probabilità diventano praticamente nulle. E quanto era improbabile che persone così distanti e tutte non esattamente centrate, si incontrassero più o meno casualmente nello stesso luogo, una semisconosciuta cittadina della Georgia, e riuscissero ad accordarsi per portare a termine un’impresa complessivamente ancora più folle di loro e ancor oggi in grado di far parlare di sé?

Opera protetta dal plagio su Patamu con numero di deposito 161187

Note

  1. [1]Heimat: letteralmente “patria”, “casa natia”; questo termine fu però utilizzato dalla propaganda nazista con una connotazione mistica di culto della ruralità, del ritorno al passato e della prossimità alla natura. L’Heimat in tal senso era una espressione della dottrina del Blut und Boden, “sangue e suolo”, l’esaltazione del rapporto tra il popolo tedesco e la propria terra che costituiva uno dei cardini dell’ideologia nazionalsocialista (cfr: Biehl e Staudenmaier (op. cit.) pag 20-21; Vannuccini e Predazzi Piccolo viaggio nell’anima tedesca, pag. 74-75).
  2. [2]«I was thinking, ‘I got a nut in here now. How am I going get him out?’» raccontò in una intervista ad una televisione di Atlanta poco dopo la costruzione (Cfr. Wired, op. cit.)
  3. [3]Equivalenti a circa 148 mila dollari nel 2021 (cfr.)
  4. [4]Chromlec: “circolo di pietra” in bretone.
  5. [5]Il primo libro pubblicato dalla EGFC nel 1981 (pag. 13) riporta che «even individuals at the United Nations in New York assisted in the translations and transliterations». Si trattò della collaborazione di persone che lavoravano alla sede ONU, e non di un coinvolgimento dell’organizzazione come riportato ovunque. Nel documentario Dark Clouds over Elberton (op. cit.) Wyatt Martin racconta fu l’ambasciatore pakistano alle Nazioni Unite, conosciuto tramite un connazionale residente ad Elberton, a reclutare i traduttori presso l’ONU.
  6. [6]Nel testo in lingua swahili, la parola BINAADAM che corrisponde a “umanità” (prima riga) secondo i dizionari si scriverebbe BINADAMU. Siccome binaadam è più “fonetica”, probabilmente il traduttore (forse un immigrato naturalizzato o di seconda generazione) aveva poca dimestichezza con la grafia swahili (Cfr. Harty, Thomas Bad Swahili Translation on the Georgia Guidestones” in Derpetology, 25 ottobre 2015. Web).
  7. [7]Pinto, C. Dark Clouds over Elberton (op. cit.)
  8. [8]Il centro del mondo dei Cherokee, detto Ah-Yeh-Li A-Lo Hee, era il luogo dove tenevano i concili tribali e incontravano i mercanti: si trova in realtà nella contea di Hart, circa 12 km a N/N-O dalle Guidestone. Vicino, dai.
  9. [9]fonte: catasto della contea di Elbert
  10. [10]la soletta di fondazione misura 7,3 metri per 6, per uno spessore totale di circa due piedi (≅ 60 cm).
  11. [11]La lastra esplicativa riporta come giorno di posa del pilastro centale il 22 marzo 1980. In realtà quello fu il giorno dell’inaugurazione: quando “cappello” fu posato il 12 (cfr: Georgia Guidestones, 1981, op. cit. pag. 29), il pilastro era ovviamente già lì.
  12. [12]Pag. 48 (op. cit.)
  13. [13]Nota anche come “pietra del tallone”, è esterna al circolo e indica la direzione del sole all’alba del solstizio d’estate.
  14. [14]Moran e Sceurman (op. cit.)
  15. [16]Wired (op. cit.) Wired (op. cit.)
  16. [16]Discover Magazine (op. cit.)
  17. [17]Traghettava persone sul fiume Savannah tra le Georgia e il South Carolina.
  18. [18]Fu capitano nelle forze continentali duranate la Rivoluzione Americana contro il Regno Unito (1765-1783).
  19. [19]Già nel 1868 l’autore antisemita Hermann Goedsche pubblicò il libro Biarritz, nel quale immaginava un’assemblea segreta di rabbini che ogni 100 anni si riuniva nel cimitero di Praga per cospirare. Ciò ispirò il falso documento noto come i “Protocolli dei Savi di Sion”, uno dei capisaldi della teoria, creato nei primi del ‘900 dalla polizia segreta zarista con l’intento di diffondere l’antisemitismo nell’Impero russo.
  20. [20]Seremia, Natale “L’avvento dei Rosacroce” in Reccom Magazine, 1 gennaio 2021.
  21. [21]“The Georgia Guidestones Guides the Stone”, cit. in Wiley, R. e K. T. Prime The Georgia Guidstones America’s Most Mysterious Monument. Pag. 89-96.
  22. [22]Cristo viene citato come “Master Jesus”
  23. [23]Che per i rosacrociani rappresenterebbe la “conoscenza esatta”.
  24. [24]cfr. Van’s Hardware Journal, op. cit.
  25. [25]Il nome del monumento è scritto Guide Stones (staccato) mentre Robert scrisse sempre Guidestones.
  26. [26]In realtà, massoneria e rosacroce non sono la stessa cosa.
  27. [27]La sincronicità è un concetto introdotto dallo psicoanalista Carl Gustav Jung nel 1950, definito come «un principio di nessi acausali»ossia in un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, senza nesso di causalità ovvero influenza diretta ma piuttosto appartenenti ad un medesimo contesto o contenuto significativo. Ad esempio, due orologi che procedono in sincrono lo fanno non perché siano collegati tra loro ma perché in precedenza sono stati sincronizzati sulla stessa ora. Anche la filosofia neo-rosacrociana dell’AMORC contempla il concetto di sincronicità.
  28. [28]Leckert, O. Who Stole a Fragment of Georgia’s Esoteric Tables?” in Atlas Obscura, 19 Nov. 2014. Web.
  29. [29]Nell’estate 2014, però, un altro cubo comparve a riempire la “tacca” lasciata da quello originale. Quando fu rimosso, sulle sei facce apparve quello che sembrava un codice: MM, JAM, 16, 8, 20, 14. Dopo che i misterofili si erano scervellati per decifrare la sequenza, si scoprì che semplicemente era stato messo da una coppia che voleva così ricordare le proprie nozze all’ombra del monumento: MM e JAM erano le iniziali; 16, 8 e 2014 la data della cerimonia (cfr. ibidem).
  30. [30]La lettera è pubblicata per intero nel libro Georgia Guidestones del 1981 (op. cit.)
  31. [31]«this sighting hole is misaligned and poorly executed» (Van’s Hardware Journal, op. cit.).
  32. [32]Georgia Guidestones, 1987 (op. cit.) pag. 6
  33. [33]La prima edizione del 1981 (pag. 37, op. cit.) riportava che le lastre verticali «le posizioni estreme di levata e di tramonto del sole nel suo ciclo di 18,6 anni». Tuttavia il sole sorge e tramonta ai suoi punti estremi ai solstizi due volte all’anno, mentre 18,6 anni è la durata del ciclo di retrogradazione dei nodi lunari o “periodo draconico” e ha a che vedere con la Luna, non con il Sole. È infatti il tempo (≅18,6 anni) che impiegano i nodi lunari —  i due punti in cui l’orbita della Luna interseca l’eclittica — a percorrere tutta l’ellitica e corrisponde al ciclo lunare di levata e tramonto (cfr.: L’astronomia n. 210 (giugno 2000) pp. 36-45). Insomma c’è un po’ di confusione e molte fonti consultate copiano acriticamente l’una o l’altra descrizione, o la faccenda dei 18,6 anni, ma senza scendere nei dettagli. Evidentemente nessuno degli autori ha voluto approfondire questo aspetto.
  34. [34]Meridiana e orologi solari “al negativo” sono quelli in cui un fascio di luce passa attraverso un foro (detto foro gnomonico), al contrario di quelli convenzionali dove è l’omba di un’asta (gnomone) a fornire l’indicazione dell’ora.
  35. [35]«Reportedly, the day of the year can be ascertained by the location of the light spot, but we could not discern any markings on the Gnomen stone to aid in this function», (Van’s Hardware Journal, op. cit.).
  36. [36]Pag. 19 (op. cit.)
  37. [37] Oakes, Guy “The Cold War Conception of Nuclear Reality: Mobilizing the American Imagination for Nuclear War in the 1950’s” in International Journal of Politics, Culture, and Society (Springs) Vol. 6, No. 3 (Spring, 1993), pp. 339-363.
  38. [38]Pag. 6 (op. cit.)
  39. [39]The Doomsday Clock. A timeline of conflict, culture and change.” In Bulletin of the Atomic Scientists. Web.
  40. [40]Alice Calaprice e Trevor Lipscombe, Albert Einstein: a biography, Greenwood Publishing Group, 2005, p. 124, ISBN 0-313-33080-8.
  41. [41]Il primo racconto del ciclo dei robot è del 1940, pertanto non è escluso che le opere dello scrittore fossero state tra le fonti di ispirazione.
  42. [42]cfr. Soundcloud. Web.
  43. [43]«L’impulsion du seul appétit est esclavage, et l’obéissance à la loi qu’on s’est prescrite est liberté». Du contrat social, éd. Marc-Michel Rey, 1762, parte I, cap. VIII (“De l’état civil”), p. 43
  44. [44]Santi (op. cit.)
  45. [45]pag. 7 (op. cit.)
  46. [46]pag. 1 (op. cit.)
  47. [47]pag. 115 (op. cit.)
  48. [48]East, M. (op. cit.)
  49. [49]Georgia Guidestones, 1981, op. cit.
  50. [50]Quindi non era vero che Christian non ebbe più contatti con Fendley?
  51. [51]Rivista ufficiale dello Smithsonian Insititution, importante istituto di istruzione e ricerca con sede a Washington amministrato e finanziato dal governo degli Stati Uniti, che gestisce 19 musei.
  52. [52]In realtà Robert Christian in Common Sense Renewed dichiarava di non avere una formazione accademica (cfr.).
  53. [53]Biehl e Staudenmaier (op. cit.)
Grazie ad Alessia Levi Ferraresi.

Bibliografia e fonti

Immagini

copertina: jaredfromspace/Pixabay, 2010 [PD]

  1. Dina Eric,  2014 [CC BYFlickr  / Commons
  2. da Georgia Guidestones, 1987 (op. cit.)
  3. ibidem
  4. cartolina postale, primi anni ’80.
  5. cartolina postale, primi anni ’80.
  6. da Georgia Guidestones, 1981 (op. cit.)
  7. >em>ibidem
  8. ibidem
  9. ibidem
  10. ibidem
  11. R. C. Christian, 1979.
  12. da Georgia Guidestones, 1981 (op. cit.)
  13. Dina Eric, 2014 [CC BYFlickr  / Commons
  14. Gustave Dorè, 1865-1868 circa.
  15. banconota da 1 Dollaro USA (dettaglio) [PD] Commons
  16. incisione dal Summum Bonum di Robert Fludd (1629)
  17. A. York, 2014 [CC BY-SA 3.0] Commons
  18. documento dall’archivio Coggins Industries, autore sconosciuto
  19. 2017 [CC BY-SA 4.0] Commons
  20. foto: K. Mitch Hodge / Unsplash
  21. foto: J. McCranie, 2020 [CC BY-SA 3.0] Commons
  22. Tyler Merlber, 2018 [CC BYFlickr
  23. dal film Dr. Strangelove, Stanley Kubrick (1964) [PD] Commons
  24. frontespizio di To An Age of Reason, T. Paine (1794)
  25. B. Whittaker, 2009 [CC BY-SA 3.0] Commons
  26. dal Messenger, Fort Doge 1/7/ 1990
  27. Stanford University, 1975 [PD] Commons
  28. da Georgia Guidestones, 1981 (op. cit.)
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Silvio DellʼAcqua

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Fondatore, editore e webmaster di Laputa. Cultore Italiano di Storia della Croce Rossa Internazionale (CISCRI). Le notti insonni sono fatte per scoprire vecchie ferrovie ed esotiche monorotaie, progetti perduti di un futuro che non è mai arrivato se non in qualche universo parallelo.