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Lavatoi medievali a Cefalù

buttatoio

In dizionario, localismi, Sicilia, voci desuete di Silvio DellʼAcqua

regionalismo siciliano desueto, con due accezioni principali:

  1. lavatoio, bucataio, pilozzo; vasca profonda per il lavaggio a mano dei panni in ambienti domestici o pubblici, solitamente dotata su un lato di un piano inclinato per l’insaponatura;
  2. foro attraverso cui, in assenza di gabinetto, venivano gettate le deiezioni fuori dalla casa (ad esempio in un canale):
    «In quasi nessuna abitazione esiste gabinetto. In alcune, al posto del gabinetto, c’è un foro sull’uscio di casa chiamato “buttatoio” che comunica direttamente con un canale di scolo scavato ai margini della strada.» (Mafai, Miriam: Il sorpasso: gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963. Milano: Mondadori, 1997.

Deriva dal verbo buttare: nel primo caso nel senso, attestato in area meridionale, di “mettere a bagno” o “immergere” i panni da lavare (“buttare i panni”), nel secondo caso nel significato più di “gettare, eliminare, liberarsi di qualcosa”. Dal punto di vista morfologico, buttatoio è formato regolarmente con il suffisso -toio (dal latino tōrius), produttivo nella denominazione di luoghi o strumenti destinati a una funzione (lavatoio, beveratoio, gettatoio, urinatoio). Trattasi di voce classificabile tra i “regionalismi atipici” (G. Tropea) in quanto, pur essendo circoscritta all’uso siciliano, non deriva dal dialetto ma da base italiana comune.


  • -tóio” in Vocabolario online, Treccani. Web.
  • Leone, Alfonso: “Ancora sull’italiano di Sicilia” in Lingua Nostra vol. XXXVIII fasc, 1-2 – marzo–giugno 1977, pag. 50.
  • Tropea, G. Italiano di Sicilia. Palermo: Aracne, 1976.

In alto: lavatoi medievali a Cefalù. Foto: Palikap [CC BY-SA 4.0] Commons