taffetà

In dizionario di Silvio DellʼAcqua

(anche taffetta) tessuto di seta pregiato, liscio e brillante; in passato anche cerotto, nastro adesivo o erroneamente tela. Taffetà deriva in italiano, attraverso il latino medievale taffata,[1] dal persiano tâftah, participio passato del verbo tâftah «torcere, intrecciare, tessere»,[2] propriamente “tessuto”. Anticamente detto anche tafettàtaffettano, taffetano o tafettano.

Il tessuto taffetà è leggerissimo, caratterizzato da una armatura a tela e da densità di ordito superiore a quella di trama, dall’aspetto lucido e uniforme.  In origine costituito esclusivamente da filati di seta, oggi anche da fibre sintetiche (fibre poliamidiche, poliesteri, raion) anche con effetto “stropicciato” (crinkle, solitamente in poliestere) il tessuto taffetà è usato specialmente per arredi, tendaggi, foderami e confezioni femminili. È possibile ottenere un aspetto iridescente usando in trama e in ordito filati di colori diversi. Il taffetà fu particolarmente in voga durante il XVIII secolo per confezionare abiti raffinati e fruscianti, secondo il gusto rococò dell’epoca.

Madame de Pompadour con abito in taffetà, ritratto

Madame de Pompadour con un prezioso abito in taffetà, ritratto del pittore François Boucher (1756).


Il taffetà è ritornato, e il surà e la faglia. Per il pomeriggio gonna e giacchetta di taffetà nero con cravattone nero e rosa, di quel tenue pallore rosato che va verso il lilla…

La rivista illustrata del Popolo d’Italia, 1934.

A Napoli esisteva la corporazione dei taffetanari, commercianti di taffetà e stoffe pregiate. La chiesa di San Biagio ai Taffettanari venne fondata nel XVI secolo come cappella dei mercanti di tessuti che risiedevano nella zona.

Tipi di uso comune nell’Ottocento

Già nel XIX secolo erano disponibili diverse varietà di questo tessuto, soprattutto in relazione all’area di produzione. Di seguito le principali denominazioni merceologiche e caratteristiche delle qualità di taffetà in uso all’epoca: registrate e descritte da un manuale commerciale del 1850:[3]

  • nero: pregiato, caratterizzato unicamente dal colore nero, può essere “alto” (più spesso) o “basso” (più sottile), lucido o opaco, più o meno resistente. I taffetà neri venivano classificati in base al numero delle “portate” ossia i dei fili dell’ordito.[4]
  • di Spagna: se ne producevano due tipi:
    • nero: lucido e solitamente spesso (ma talvolta anche sottile con la stessa qualità), ma più leggero e meno resistente del precedente;
    • azzurro: sottile, ma con la stessa qualità del nero.
  • d’Inghilterra: a dispetto del nome era tipicamente prodotto invece a Lione; molto resistente, utilizzato solitamente per foderami, arredi e tendaggi. Era prodotto in vari colori, anche rigato.
  • d’Italia o di Firenze: era una delle qualità più mediocri; sottile e prodotto in vari colori era utilizzato quasi esclusivamente per foderami. Tuttavia alcuni taffetà italiani erano di qualità «distintissime, pari alle lionesi».[3]
  • mezzo-Firenze: era una variante ancora più economica e grossolana del taffetà fiorentino.
  • d’Avignone: di vari colori, leggerissimo e ancora più sottile di quello di Firenze.
  • ermisino: tipo economico e di bassa qualità; di vari colori.
  • mezzo-ermisino: tipo ancor più economico dell’ermisino.
  • delle Indie: erano i taffetà fabbricati nelle cosiddette Indie orientali, caratterizzati da una grande varietà di colori, finitura e fantasie: lisci ed operati, rigati in oro, damascati, a fiori ecc… Tuttavia erano di qualità mediocre e fatti con poca seta: «in questi taffetà non vi è nulla di particolare fuorché la perfezione della mano d’opera.»[3]
  • della Cina: quelli prodotti in Cina e paesi asiatici, erano disponibili in una grande quantità di grammature e colori, compreso l’oro, anche a fantasie rigate o fiorate. In generale, essendovi in cina una grande produzione e commercio di taffetà «essendo questa stoffa di seta di generale uso», vi era anche «una svariata cognizione di tutte le diverse qualità di questa stoffa».[3]

Taffetà chiné

La denominazione taffetà chiné nel XIX secolo si riferiva ad un taffetà decorato con motivi a stampa, con la tecnica detta “chiné”: i motivi, spesso floreali, erano stampati sui fili di ordito prima della tessitura: ciò conferiva un caratteristico aspetto “sfocato”.[5]

Vestito di raso e di taffetà chiné in armoniche gradazioni di colore.

La Fantasia: giornale illustrato di mode e ricami – Volume 1 – Pagina 43 (1866)

Il termine chiné è un vocabolo francese che significa “della Cina”. Oggi il termine chiné si riferisce a tessuti di vario tipo (es: “velluto chiné”) che riproducono l’effetto di questa stampa o semplicemente utilizzano fili variamente colorati in matassa.

Taffetà adesivo

Anticamente, in farmacia, il taffetà era un filo finissimo impregnato di materie glutinose o vessicatorie[2] da applicare sulla pelle a scopo terapeutico. L’espressione taffetà cerato o taffetà adesivo indicava una sorta di cerotto, costituito appunto da tessuto taffetà rivestito di uno strato di cera:

  …il taffetà cerato (taffetas ceratus), che è taffetà coperto di uno strato di cera che si adopra come tegumento imperspirabile nelle neuralgie e nella miosite réumatica…

Cantani, Arnaldo Manuale di farmacologia clinica, 1855. Pag. 548

…a mezzo di cordoncino di seta o di taffetà adesivo assicurò ai bordi della ferita, cui appose una medicatura di Lister.

Annali universali di medicina e chirurgia, 1875. Pag. 259

Da qui, per estensione o similitudine, taffetà o taffetà adesivo per “cerotto” o “nastro adesivo” (oggi poco usato in questa accezione).

In altre lingue

La maggior parte delle voci nelle altre lingue deriva dall’italiano o dal latino, direttamente o indirettamente attraverso il francese.

  • azero: tafta.
  • bretone: taftas.
  • ceco: taft.
  • danese: taft.
  • estone: taft.
  • euskara (basco): tafeta.
  • francese: taffetas, dall’italiano o latino medievale.[1]
  • giapponese: タフタ (tafuta).
  • inglese: taffeta, taffety, taffata, dal francese antico taffetas (XIV sec.) a sua volta dall’italiano o latino medievale. se stropicciato crinkle taffeta.
  • lituano: tafta.
  • neerlandese: taf, taft, taffet, taffetas o tafzijde.
  • norvegese: taft.
  • polacco: taft.
  • portoghese: tafetá.
  • russo: тафта (tafta), dall’italiano e/o francese.
  • spagnolo: tafetán, dall’italiano o catalano.[7]
  • svedese: taft.
  • tedesco: (der) Taft, (der) Taffet; esistono poi denominazioni specifiche per le varie tipologie.
  • turco: tafta, dal persiano.[8]

 


  1. [6]Douglas Harper (op. cit.) Quando molto sottile è detto paper taffeta,[6]Shaeffer C. Claire Shaeffer’s fabric sewing guide, Cincinnati: Krause Publications. 2008. Pag. 246.
  2. [2]Pianigiani, (op. cit.)
  3. [3]Stucchi (op. cit.)
  4. [4]Capalbo, Cinzia “Seta e moda. Dalla filiera della seta alla produzione tessile” nota 4, pag. 68.
  5. [5]Glossario” in Abiti Antichi. Web.
  6. [6]
  7. [7]Diccionario de la lengua española.
  8. [8]Hasan Eren, Türk Dilinin Etimolojik Sözlüğü, Ankara 1999; pag 391.
  • Pianigiani, Ottorino “taffetàVocabolario Etimologico della Lingua Italiana, 1907. <etimo.it>
  • Stucchi, Adone Nuovo trattato teorico-pratico di corrispondenza commerciale… Pagg. 468-470.
  • taffettà” in Vocabolario online. Treccani. Web.
  • taffeta” in Online Etymology Dictionary. Douglas Harper. Web.

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