rimpasto di governo

In dizionario, lessico politico di Silvio DellʼAcqua

anche rimpasto ministeriale o semplicemente rimpasto: rimaneggiamento, mutamento della formazione di un governo attraverso la sostituzione o spostamento di uno o più ministri o sottosegretari, che avviene senza le dimissioni dell’intero gabinetto. Il rimpasto avviene quando il capo del governo, ossia il presidente del consiglio dei ministri o una carica equivalente (primo ministro, o cancelliere federale in Germania) chiedono ed ottengono la revoca dei singoli ministri senza che si apra una crisi di governo. Scopo del rimpasto è solitamente rilanciare l’immagine del governo di fronte all’opinione pubblica, a seguito ad esempio di una sconfitta dello stesso ad un referendum o ad una perdita generale di consenso, oppure risolvere dissidi non altrimenti conciliabili tra uno o più componenti e/o la presidenza.

Nel pomeriggio il rimpasto ministeriale verrà ufficialmente annunziato, dopo di che i nuovi ministri che saranno tutti a Roma, compreso il nuovo ministro della Guerra generale Caviglia, che giungerà domattina, presteranno giuramento nelle mani del Re.

da “Il Rimpasto” in La Stampa, venerdì 17 gennaio 1919. Pag. 1.

Nel linguaggio odierno è equivalente l’espressione “rimaneggiamento di governo“, sebbene meno utilizzata.[1] In politica e pubblica amministrazione, il “rimpasto” non è sempre ben visto dall’opinione pubblica, in quanto (a seconda del contesto e della situazione politica) può essere percepito come un’azione poco trasparente, un modo per mascherare un crisi di governo,[2] un “giro di poltrone” o un costume da “vecchia politica”[3] (Berlusconi definì il rimpasto una «liturgia da Prima Repubblica»,[4] — salvo poi ricorrervi[5]). In alcuni casi potrebbe celare pratiche antimeritocratiche quando non punitive come il promoveatur ut amoveatur.
Andreotti "rimpasta" il Governo, vignetta di Manzi da "il Giornale Nuovo" (1978)

1978, Andreotti “rimpasta” il governo: vignetta di Manzi per Il Giornale Nuovo (da La Stampa, 24/11/1978 ).


Per questo motivo talvolta gli stessi fautori di un rimpasto preferiscono utilizzare espressioni eufemistiche come “avvicendamento”, “riorganizzazione”, “staffetta” e simili. In epoca fascista la propaganda preferiva utilizzare il termine rotazione, che dava l’idea di un avvicendamento programmato e trasparente. In effetti le “rotazioni” avvenivano piuttosto spesso, ma erano ad esclusiva discrezione del primo ministro Benito Mussolini.[

"Inizio della rotazione dei sottosegretari", da La Stampa, 14 maggio 1925

14 maggio 1925: La Stampa annuncia la “rotazione” dei sottosegretari

Nel linguaggio comune e giornalistico, un rimpasto non è esclusivamente ministeriale ma può essere — per estensione — il mutamento di una formazione di governo locale (giunta comunale o regionale), un cambio ai vertici di una organizzazione o un’azienda o ancora un cambio tra i membri di una squadra sportiva.

Derivati

in ambito non ministeriale

  • rimpasto aziendale: un cambio nella dirigenza di un’azienda;
  • rimpasto di giunta: riorganizzazione in una giunta locale (comune o regione) per revoca di uno o più assessori.

accrescitivi

  • rimpastone: accrescitivo utilizzato in riferimento ad un rimpasto ampio e profondo («Enrico Letta si prepara per il “rimpastone“» Huffington Post, 12 gennaio 2014 .

diminutivi

  • minirimpasto o mini–rimpasto: diminutivo utilizzato dagli anni ’70 per indicare una riorganizzazione di entità limitata («Ma sarà sufficiente questo minirimpastoLa Stampa, 24 novembre 1978, pag. 26);
  • rimpastino: altro diminutivo per riorganizzazioni che coinvolgono pochi elementi («Appendino, il rimpastino continua», Corriere della Sera (Torino) 22 gennaio 2019 ).

Origine

Il termine rimpasto, di origine gergale benché oramai accettato anche dai manuali di diritto costituzionale, è attestato in tal senso dal 1851 (Sabatini Coletti) ma deriva dall’uso figurato della parola rimpasto, a sua volta derivato da rimpastare (XVIII secolo) ossia “impastare di nuovo”, che indica l’azione di rimpastare o la stessa cosa rimpastata e, già allora, utilizzata in senso figurato per un rimaneggiamento in genere, ad esempio di un testo:

L’essersi però i Greci in tal maniera di Poesia legati per lo più, quali a modo di centone, a versi d’Omero, e ad un rimpasto di essi, cagionò, che poco si considerassero, nè venissero computati co’ Satirici Latini.

da De gli anfiteatri, e singolarmente del Veronese, libri due (1728). Volume 1º, pag. 77.

In alte lingue

L’accostamento figurato all’azione del “rimpastare” esiste anche in tedesco con la parola Umbesetzung. Curiosa è la metafora in svedese, “arredare”. In spagnolo e portoghese si preferisce “riaggiustare”.

  • francese:  réaménagement (“riorganizzazione”), réaménagement ministerial, remaniement (rimaneggiamento);
  • inglese: reshuffle, reshuffling (“ridistribuzione”), reorganization (“riorganizzazione”);
  • olandese: herschikking (“riallocazione”, “riassegnazione”); verschuiving (“cambio”);
  • portoghese: reajustamento (“riaggiustamento”);
  • spagnolo: reajuste (“riaggiustamento”), reajuste de gobierno;
  • svedese: möblera (lett. “arredare”);
  • tedesco: Umverteilung (“ridistribuzione”), Umbesetzung (“rimaneggiamento”, “rimpasto”), Umbildung, Umgruppierung (“riorganizzazione”).

  1. [1]Risultati della ricerca su Google: “rimaneggiamento di governo” 1 610; “rimasto di governo 95 600 (al 07/06/2019).
  2. [2]Pagliari e il Pd: ‘Non è un rimpasto
    ci sono conflitti d’interesse’” in Repubblica — Parma. 8 febbraio 2009. Web.
  3. [3]Rimpasto, verifica, vertice di maggioranza, crisi al buio: tornano i riti (e i fantasmi) della Prima Repubblica” in Rivista di Politica, 22/07/2013. Web.
  4. [4]Governo, prove di rimpasto
    Il premier convoca i suoi ministri“in Repubblica, 16/06/2004
  5. [5]Governo al rimpasto L’idea del Cavaliere” in Corriere della Sera. 13/07/2011. Web.

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