sinonimo di alessandrino, abitante di Alessandria e dintorni; regionalismo piemontese che può portare diverse accezioni a seconda del contesto. Il termine deriva da Mandrogne (di etimologia incerta), un nucleo abitato nei pressi di Alessandria preesistente alla città (fondata nel 1168) i cui abitanti erano considerati, scrive Umberto Eco, «un’isola razziale, non si sa se di origine zingara o saracena (e ne avevano i tratti somatici, …
pòsso (pane –)
(lombardo, aggettivo, XIX secolo) detto di pane raffermo ma non ancora duro, pane di un giorno; per estensione qualunque commestibile non più fresco, vecchio, stantìo. Secondo un regolamento municipale della città di Milano del 1812, si definisce pòsso il pane «quando arriva alle 24 ore dopo la di lui cottura.» (art. 22 dei “Capitoli per i fabbricatori di pane misto” …
posteria
bottega di alimentari in genere, per lo più sfusi, in particolare salumi, riso, burro, pane e vino; «rivendugliolo di cose mangerecce»: vernacolare milanese e lombardo, attestato dal 1794. Deriva da posta, nell’antico significato di stallo, ossia “luogo del mercato riservato ad un mercante”, con il suffisso derivativo -erìa usato nella formazione dei nomi di negozi e botteghe. Il negoziante della …
rariata
o grariata (s.f.) scala a gradini, rampa di scale; in Campania, in particolare nello stabiese e napoletano: «Pe’ sagli’ sta rariata/ce vò prima na custata» (Raffaele Viviani, poeta napoletano). foto: Hans/Pixabay.
ras
nelle lingue amarico e tigrè significa “capo”, sia nel senso di “testa”, “sommità” o “promontorio”, che in quello di “comandante”, “capitano”; dalla medesima radice semitica di rais che in arabo e urdu significa “capo”. In Etiopia ras era il titolo più nobile della corte imperiale etiope, riservato dapprima ai capi feudali delle maggiori provincie e in seguito ai più alti …
sereticcio
(localismo campano, aggettivo) raffermo, detto di pane vecchio di qualche giorno e ormai duro, secco; dal latino serus, che significa tardivo, prodotto da tempo, vecchio. Nella tradizione culinaria napoletana, come in molte altre cucine regionali italiane, il pane “sereticcio” non è considerato “da buttare” ma diventa un ingrediente per altre preparazioni, come zuppe, polpette, oppure da consumare bagnato e condito come …
tiro (Bologna)
(localismo) a Bologna, (pulsante di) apertura della porta; nell’espressione “dare il tiro”, cioè “aprire la porta”. L’origine della parola risale alla diffusione già dal settecento, nelle case bolognesi, di un sistema meccanico di chiamata (campanello) ed apertura della porta. Una corda, azionata da un pomello, permetteva a chi arrivava di annunciarsi facendo suonare una campanella all’interno della casa. Uno spioncino o una …
trasudeciuc
(scritto anche trasudeciuck o trasu de ciuc) scherzoso o spregiativo: colore indefinito, sgradevole, sgraziato, disomogeneo; oppure accostamento di colori disarmonico. Localismo lombardo che deriva dal dialetto lombardo occidentale, in particolare milanese e pavese, trasü de ciùc (o trasü d’ciùc o trasü de ciòc a seconda delle varianti locali), che significa letteralmente “vomito di ubriaco”. Gli inservienti dei teatri nei quali si esibiva …


