La sbornia delle sei

In Dal mondo, Storia di Silvio DellʼAcqua

Adelaide, 1923: dopo la chiusura dei bar.

Adelaide (Australia), 1923: poco dopo la chiusura dei pub.

Se oggi le grandi città australiane possono vantare una nightlife piuttosto movimentata, nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale passeggiare per Sidney, Melbourne o Adelaide dopo le 18:00 poteva essere un’esperienza desolante: da quell’ora tutti i bar erano chiusi ex lege, il sole era ancora alto ma le strade deserte e silenziose.

I Movimenti per la Temperanza erano gruppi politico/religiosi cristiani integralisti, puritani e moralisti che propagandavano l’astinenza dall’alcol come soluzione ai problemi di salute, sociali e ad un presunto degrado morale del Paese. Non si limitavano però a non bere: volevano imporre a tutti l’astinenza facendo pressione perché si adottassero leggi proibizioniste. Esistevano in diversi paesi, dal Regno Unito agli USA (dove divennero un partito politico) alla Svizzera (la cosiddetta “Croce Blu”) e anche in Australia e Nuova Zelanda. Qui esistevano dal XIX secolo, ma furono quasi inascoltati fino a quando l’inizio della prima guerra mondiale (1914) e la conseguente “austerity” non diedero loro una chance di fare leva sul sentimento patriottico: sostenendo che il consumo di alcol danneggiava l’economia di guerra e corrompeva il fisico dei “giovani soldati”, nel 1916 riuscirono a far passare tramite referendum una legge proibizionista.

Non era però un proibizionismo totale all’americana, ma una limitazione dell’orario di apertura dei pub alle ore 18:00. Il che ebbe come conseguenza lo svuotamento totale delle strade delle città il tardo pomeriggio e la sera (foto). Come il proibizionismo americano introdotto nel 1919 ebbe conseguenze più gravi dello stesso alcol alimentando contrabbando e criminalità organizzata, anche quello australiano ebbe un effetto opposto a quello auspicato dai promotori. Il consumo di alcol, infatti, anziché diminuire aumentò in breve tempo del 40% a causa del cosiddetto binge drinking.

1941: avventori del bar del Petty’s Hotel di Sydney durante la “Six o’clock swil”.



La gente, infatti, si recava al pub alle 17:00 appena dopo il lavoro e beveva più che poteva sapendo di dover “fare il pieno” anche per la sera. Questo fenomeno diventò noto come “the Six o’ clock swill”, la “sbobba della sei” (la sbobba è una brodaglia dall’aspetto disgustoso) perché in quell’ora d’oro i pub diventavano simili a «trogoli per i maiali». Racconta Caddie Edmonds, scrittrice e barista di Sidney, nella propria autobiografia Caddie, A Sydney Barmaid (1953):

Fu uno spettacolo rivoltante e impiegai molto tempo ad abituarmi. L’odore di liquore, l’odore del corpo umano, l’odore caldo del vino; un uomo, piuttosto che rinunciare al suo posto al bancone, urinava contro il bar…

Copertina della Prima edizione di Caddie, a Sydney barmaid (1953) di Caddie Edmonds.



Infine, all’orario di chiusura gli avventori si riversavano in strada barcollando come zombie o si accasciavano sui marciapiedi sotto il sole pomeridiano. Mentre il proibizionismo americano terminò nel ’33, quello australiano-neozelandese durò quasi 50 anni. Il supporto dell’opinione pubblica ai puritani però, andava dissolvendosi: già nel 1937 la Tasmania prolungò l’orario alle 22:00 e ne avvertì immediatamente i benefici. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, il nuovo Galles del Sud rimosse l’obbligo di chiusura, nel 1961 si concesse ai ristoranti (ma non ai bar) di servire liquori fino a mezzanotte, ma si dovette arrivare al 1966-67 perché gli altri stati australiani e la Nuova Zelanda abbandonassero definitivamente il proibizionismo. Ma alla fine, ciò che fu evidente anche in America, fu che la legge che pretendeva di combattere il degrado non aveva fatto altro che crearlo.

L'autore

Silvio DellʼAcqua

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Fondatore, editore e webmaster di Laputa. Cultore Italiano di Storia della Croce Rossa Internazionale (CISCRI). Le notti insonni sono fatte per scoprire vecchie ferrovie ed esotiche monorotaie, progetti perduti di un futuro che non è mai arrivato se non in qualche universo parallelo.