Kiipsaare Tuletorn, il faro pendente

In Fari, Isole di Silvio DellʼAcqua


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All’imbocco del Golfo di Riga, al confine tra Estonia e Lettonia, si trova una grande isola che divide le acque della baia del Mar Baltico: è l’isola di Saaremaa, la più grande dell’arcipelago estone. Un paradiso naturale che vanta località termali e suggestivi edifici come mulini a vento, fortezze teutoniche e fari. Uno di questi ultimi è davvero particolare: è pendente, come la celeberrima torre di Pisa, ma —a differenza di quest’ultima— si è in parte raddrizzato. Da solo.



La penisola di Tagamõisa, oggi parte del parco nazionale di Vilsandi,[1] si protende dalla costa nordoccidentale di Sareemaa verso il cuore del Baltico, alla confluenza tra le due principali diramazioni: il Golfo di Botnia e quello di Finlandia. Qui, all’estremità della penisola, durante la prima guerra mondiale fu costruito il faro di Undva: una torre in legno di forma piramidale, la cui luce avrebbe costituito un punto di riferimento[2] per le navi di passaggio o dirette da–e–per il Golfo di Riga. Dopo circa quindici anni si decise di sostituire il faro ligneo con un nuovo segnale costruito però questa volta sulla punta detta Harilaid,[3] una lingua sabbiosa che si stacca a sua volta dal lato occidentale della penisola di Tagamõisa, dove avrebbe segnalato anche la pericolosa secca.

2 – In alto a sinistra: faro di Undva (Estonian Maritime Museum). 3 – In alto a destra: il nuovo faro di Kiipsaare nel 1935 c.a (Estonian Maritime Museum). 4 – Il faro di Undva (a destra) ed il nuovo faro di Kiipesare (sinistra) sulla mappa del progetto originale del 1933 (Estonian State Archive).

Nel 1933 fu quindi eretto dall’impresa “Maximilian Arronet & Otto de Fries” un nuovo faro, gemello di quello costruito un paio di anni prima sulla penisola di Juminda (a est di Tallin): una snella torre cilindrica in calcestruzzo armato alta 25 metri, originariamente dipinta a fasce bianche e nere e sormontata da una lanterna metallica dipinta di nero. La luce, prodotta da una lampada ad acetilene, aveva un piano focale di 27 metri ed era visibile sino a 12 miglia nautiche. Al momento della costruzione, il faro si trovava circa 150 metri all’interno della costa. Nel 1938 viene costruita nelle vicinanze la casa per i guardiani e l’anno successivo anche una sauna. Non si trattava però di un lusso per i faristi: nell’area del Baltico[4] la sauna era tradizionalmente l’ambiente dove -oltre a praticare il bagno di fumo[5]– si affumicava la carne, si essiccava la paglia e le reti da pesca, si rompeva il lino, si faceva il malto per la birra.[6] Un elemento caratteristico della vita di tutti i giorni, quindi.

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5 – La casa dei guardiani nel 2004 (Jaan Vali/E.L.S.)

Ad ogni modo, qualunque cosa ci facessero i faristi di Kiipeesare con la sauna, non sarebbe durata a lungo: nel 1939 infatti iniziò la seconda guerra mondiale e con essa i guai. Con il patto Molotov-Ribbentrop[7] siglato poco prima dell’inizio del conflitto, il Terzo Reich e l’Unione Sovietica si impegnavano alla reciproca non aggressione, spartendosi però segretamente le “aree di influenza”, un eufemismo per indicare i paesi che le due potenze si riservavano di invadere. Così, senza essere interpellati in merito, gli stati baltici si videro imposto di lì a breve un «patto di assistenza e mutua difesa»,[8] un altro eufemismo per dire un’occupazione militare sovietica. Per nulla turbato dagli anatemi lanciati dalla Società delle Nazioni, Stalin instaurò un regime talmente duro[9] che -quando nel giugno del 1941 Hitler disattese il patto Molotov-Ribbentrop invadendo la Russia- in Estonia[10] i soldati della Wermacht furono accolti con sollievo persino dagli ebrei, che li vedevano non proprio come liberatori ma perlomeno come il “male minore”. Ovviamente non fu così: l’occupazione nazista portò tre anni di violenza, repressione e persecuzioni antisemite.[11] Poi, nel 1944, l’Armata Rossa sferra la massiccia “offensiva del Baltico”: le soverchianti forze sovietiche costringono i nazisti alla fuga via mare e la regione del baltico viene riconquistata.

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6 – Offensiva del Baltico, 1944: carri sovietici entrano in Estonia.

Questa volta però, memori delle esperienze passate, gli estoni sapevano di doversi aspettare una nuova colonizzazione: circa ottantamila di loro fuggirono in Europa occidentale (questo esodo fa da sfondo al film Somnambuul, 2003 – vedi in fondo) piuttosto che restare sotto il regime sovietico. Per i rimasti, nonostante la guerra fosse finita, le ondate di repressione non si fecero attendere[12] e proseguirono fino all’inizio degli anni’50, quando ormai non c’era quasi più nessuno da deportare.

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7 – La “cortina di ferro”: in rosso il blocco sovietico, in blu i paesi NATO.

Nei conflitti, i fari godono in genere di una certa neutralità: salvo casi particolari[13] fanno comodo un po’ a tutti e spesso ne escono indenni. Così, alla fine della seconda guerra mondiale, anche il faro di Kiipsaare era ancora in piedi e praticamente intatto. Ma una nuova guerra stava per iniziare, quella cosiddetta “fredda“. La cortina di ferro calava sull’Europa orientale e le coste baltiche divennero parte della lunga ed invalicabile linea di confine tra occidente e blocco sovietico. Stalin era assolutamente convinto che una eventuale invasione sarebbe avvenuta proprio dal Baltico,[14] in conseguenza di ciò le isole e le aree costiere, già spopolate dalla guerra e dalle deportazioni di massa, furono fortemente militarizzate: la popolazione rimasta fu in larga parte evacuata soprattutto dalle isole minori, edifici ed infrastrutture furono requisiti dalla Guardia di Frontiera. Pesanti restrizioni furono imposte sugli spostamenti via terra e sulla navigazione; ogni attività costiera fu vietata, compresa la manutenzione.

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8 – Isola di Saaremaa: mulini a vento ad Angla. (Yksikuitaja/Commons)

In questo stato di alienazione, che nonostante la “destalinizzazione” di Khruščёv si sarebbe protratto sino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, le coste furono abbandonate ai processi naturali; in assenza di opere di protezione costiera l’erosione[15] faceva sì che il faro si trovasse sempre più vicino alla battigia. Ormai solo undici metri di spiaggia separavano il basamento della torre dal mare nel 1988, quando i pragmatici sovietici pensarono bene – per ridurre al minimo la manutenzione – di sostituire la lampada ad acetilene con una luce elettrica alimentata da un piccolo generatore nucleare a radioisotopi. Pochi anni dopo, una serie di eventi politici portarono l’Unione Sovietica al collasso ed il 20 agosto del 1991 l’Estonia fu di nuovo libera, dopo mezzo secolo di occupazione. Nei mesi successivi la Guardia di Confine russa abbandonò l’isola e la “cortina di ferro” si dissolse.

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9 – La penisola di Tagmõisa fa parte del parco nazionale di Vilsandi (foto: Ilme Parik).

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10 – Il faro nel 2006: l’acqua stava per oltrepassare il basamento.

Lentamente, Tagamõisa fu riscoperta dal punto di vista naturalistico e turistico e con essa il faro di Kiipsaare, suo malgrado testimone in disparte di eventi tra più tragici e storicamente significativi del ventesimo secolo. Nel 1992 fu rimosso il dispositivo a radioisotopi, retaggio di un’epoca ormai conclusa, e la luce definitivamente disattivata. Il faro aveva però iniziato ad inclinarsi vistosamente verso il mare, mano a mano che questo si avvicinava alla torre, a causa della pendenza della battigia, guadagnandosi una certa popolarità come “la torre di Pisa dell’Estonia”. Nel 2004 le onde lambivano il basamento e nel 2011 il faro, ormai pericolosamente inclinato, era totalmente circondato dall’acqua (vedi foto 1). Ci si sarebbe aspettati un crollo imminente, quando avvenne invece qualcosa di inaspettato: il faro si stava lentamente raddrizzando; le onde avevano infatti iniziato a scavare sotto il basamento dalla parte opposta, invertendo il processo. In mancanza di manutenzione e di progetti di consolidamento il pericolo di un crollo non è del tutto scongiurato: entro qualche anno il faro pendente di Kiipsaare potrebbe non essere più pendente, o non essere più un faro. Ma in ogni caso si sarà guadagnato il proprio posto nella storia.

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11 – il faro nel 2013 (Ego Riener/Estonian Lighthouse Society)

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12 –  Una scena del film Somnambuul.

Il faro di Kiipsaare ha un ruolo importante nel film Somnambuul (2003, regia di Sulev Keedus) nel settembre del 1944: la giovane Eetla (Katariina Unt) rinuncia a fuggire dall’isola, che sta per essere nuovamente occupata dai sovietici, per restare con suo padre Gottfrid (Evald Aavik), il guardiano del faro, ed affrontare insieme l’inverno.

Nel 2013 le poste estoni hanno emesso un francobollo commemorativo in occasione dell’80º anniversario della costruzione del faro di Kiipesaare, del valore facciale di € 0,45. La vignetta raffigura il faro, sovrapposto ad una mappa della lingua sabbiosa di Harilaid.

 Saaremaa Waltz, Francis Goya (dall’album Pleased to meet you Mr Valgre, 2008)

Note

  1. [1]Tagamõisa Peninsula.” Lonely Planet. n.d. 5-5-2014
  2. [2]In navigazione i riferimenti sono detti “punti cospicui”
  3. [3]Ha lo stesso nome di un’altra isola estone, con la quale non ha però nulla a che vedere.
  4. [4]Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, dove la sauna è tutt’ora una tradizione molto diffusa e radicata.
  5. [5]La sauna a fumo (in finlandese savusauna), detta anche “sauna estiva”, è probabilmente la forma più antica di sauna ed ancora il tipo più diffuso sino alla fine del XIX secolo. Molto probabilmente anche quella di Kiipsaare era una sauna a fumo.
  6. [6]Roy, Robert L. The Sauna: A Complete Guide to the Construction, Use, and Benefits of the Finnish Bath. 2009 ed. White River Junction, Vt.: Chelsea Green, 2004. Pp. 8-9.
  7. [7]Fu un trattato di non aggressione tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, così detto dai nomi dei rispettivi ministri degli esteri: Vjačeslav Michajlovič Skrjabin detto “Molotov”, cui la leggenda attribuisce l’invenzione dell’ordigno incendiario che porta il suo nome (inventato in realtà dai nazionalisti di Francisco Franco durante la guerra civile spagnola), e Joachim von Ribbentrop.
  8. [8]28 settembre 1939.
  9. [9]Terre, attività produttive ed istituti di credito furono nazionalizzati senza alcun rimborso, i rapporti con l’estero bruscamente interrotti, la libertà di stampa soppressa e la popolazione fu soggetta ad una violenta campagna repressiva. Cfr. Beevor, (op. cit.)
  10. [10]Durante l’occupazione nazista gli stati baltici divennero il territorio occupato dell’Ostland, amministrato da un unico Reichskommissariat.
  11. [11]Cui parteciparono anche cittadini estoni che speravano così di ingraziarsi i nazisti e vedersi assegnati i terreni espropriati agli ebrei.
  12. [12]Oltre 20 mila “banditi nazionalisti”, in realtà per lo più contadini, furono deportati in massa nei gulag dalla polizia sovietica in occasione rastrellamento denominato “Operazione Primavera” del marzo 1948. Cfr. Dundovich, pp. 113-115 (op. cit.)
  13. [13]Nel 1944 alcuni fari lungo le coste francesi furono bersagliati tanto dagli alleati quanto dai nazisti, a seconda delle necessità tattiche — luce o buio — del momento. Cfr. Paolini, Charles. I guardiani dei fari. Sentinelle del mare. Storie e leggende. Milano: Magenes, 2012.
  14. [14]Leibovitz, Clement, Alvin Finkel e S. Calzavarini (traduttore) Il nemico comune. La collusione antisovietica fra Gran Bretagna e Germania nazista.
  15. [15]La penisola sabbiosa si sposta naturalmente verso nord-est. Una imbarcazione in legno naufragata nel 1850 circa sulla costa nord-est, è stata sepolta dalla sabbia ed è riemersa tra il 1999 ed il 2000 dal lato sud-ovest.

Bibliografia e fonti

Immagini

  1. 2013, Abrget47j [CC-BY-SA 3.0] Commons;
  2. 1918-1933 circa, © Estonian Maritime Museum (courtesy of) Estonian Lighthouse Society;
  3. 1935 circa, © Estonian Maritime Museum (courtesy of) Estonian Lighthouse Society;
  4. 1933, © Estonian State Archive (courtesy of) Estonian Lighthouse Society;
  5. 2004, © Jaan Vali  (courtesy of) Estonian Lighthouse Society;
  6. 1944, [PD] da Zaloga, SteveSoviet tanks in combat, 1941-1945: the T-28, T-34, T-34-85 and T-44 medium tanks. New Territories, Hong Kong: Concord, 1997;
  7. 2006, Kseferovic [CC-BY-SA 3.0] Commons;
  8. 2013, Yksikuitaja [CC-BY-SA 3.0] Commons;
  9. 2012, Ilme Parik. Lumanda, Estonia [CC-BY-SA 3.0] Commons;
  10. 22-7-2006, Abracadabra [PD] Commons;
  11. 2014, © Eco Riener, (courtesy of) Estonian Lighthouse Society;
  12. 2003, © dal film Somnambuul, fair use;
  13. 2013, © Eesti Post, fair use via stampnews.com.
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Silvio DellʼAcqua

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Fondatore, editore e webmaster di Lapůta. Cultore di storia della Croce Rossa Internazionale. Appassionato di ricci.