Breve storia del profumo

In Storia di Mauro Gazzaniga

L’olfatto è il primo senso che sviluppiamo, è il senso più ancestrale, il più basico e profondo, il più animale. Tutti i cuccioli, nei primi giorni di vita, utilizzano l’olfatto per orientarsi, per creare relazioni, principalmente con la madre. Per questo motivo il profumo influenza il nostro carattere e determina alcune delle nostre scelte e in un certo senso la nostra vita. Il profumo è legato indissolubilmente alla civiltà egizia, dove serve da intermediario fra l’uomo e gli dèi.
Egitto, fabbricazione del profumo di giglio: dalla decorazione di una tomba della IV dinastia (2500 a.C.).

Egitto, fabbricazione del profumo di giglio: dalla decorazione di una tomba della IV dinastia (2500 a.C.).


Nasce nei templi, è presente in tutti i rituali: purifica, partecipa a ogni tappa della vita umana, del contatto con le divinità, dei riti dell’imbalsamazione dei defunti. I profumi sono essenziali nella celebrazione del culto: dopo le offerte si bruciano sostanze profumate rare, come la mirra e l’incenso, pratica ancora in uso nei paesi orientali. Allo stesso modo, la nascita, il matrimonio, la morte vengono accompagnate da fumigazioni e unzioni profumate dalle virtù purificatrici.
Donne romane alle terme, in un dipinto di Lawrence Alma Tadema, 1909.

Donne romane alle terme (dipinto di Lawrence Alma Tadema, 1909).

Nelle terme Romane, donne e poveri compresi, possono lavarsi; è grazie ai Romani che si diffonde l’uso del sapo, una pasta ammorbidente a base di grasso di capra e di cenere di saponaria, antenato del sapone, in questo periodo, l’uso delle fragranze inizia a prendere una forma prevalentemente igienica ma anche di vezzo. Nel X secolo, quando ancora tutti i profumi utilizzavano dei corpi grassi (grasso animale) come supporto sotto forma di unguenti e pomate, in oriente gli Arabi inventano l’alambicco e con esso il profumo prende l’alcool come vettore: ciò permette di distillare un numero enorme di piante e allargare la gamma degli aromi disponibili in profumeria. Nel Medioevo in Europa inizia l’avventura della “conservazione e distillazione” delle fragranze, costruendo i primi rudimentali laboratori, non dimenticando che la chiesa fece enorme repressione dall’uso dei profumi in quanto «il profumo induce al peccato».

Distillazione delle essenze, XVI secolo (xilografia).

Distillazione delle essenze, XVI secolo (xilografia).

Se dovessimo stabilire un periodo nella storia in cui il profumo emerse dalle nebbie fumose del Medioevo dove era stato dimenticato dopo i fasti d’epoca romana per divenire elemento indispensabile alla convivenza sociale delle classi più agiate, potremmo designare l’epoca in cui Caterina de’ Medici si stabilì alla Corte di Francia. La nobiltà francese scoprì e amò appassionatamente un elemento che facilitava i rapporti personali, ingentiliva gli approcci e incrementava il prestigio di chi lo indossasse. In una Corte dove l’esibizione, l’esteriorità e lo sfarzo erano elementi indispensabili per mantenere il proprio rango e per contro, la mancanza di igiene, gli odori provenienti da corpi mai lavati e da fiati pestilenziali che inibivano spesso i tentativi di ascesa nella scala sociale, il profumo fu il balsamo che apriva le porte del successo, serviva a coprire miasmi e, insieme ai cosmetici, a imbellettare pelli segnate irrimediabilmente dal vaiolo.
La moda del cuoio profumato, introdotta nel secolo precedente, conobbe un rapido successo. Si indossavano volentieri le “pelli odorose” di unguenti profumati al gelsomino. Guanti, gilet, farsetti, calzature, cinture, cofanetti, ventagli furono trattati in questo modo. I grandi signori presero l’abitudine di ordinare a Grasse, cittadina provenzale, gilet morbidi, impregnati di unguenti profumati.
Il successo della guanteria–profumeria di Grasse (dove è ambientato il romanzo Il Profumo di Patrick Süskind) fu all’origine di una considerevole estensione delle colture floreali. Le tre piante più utilizzate dalla profumeria erano in quest’epoca il gelsomino, la rosa e la tuberosa.

vedute di Grasse, 1838

Grasse (Francia), la “Capitale del Profumo” (da Guide pittoresque du voyageur en France, 1838).

Verso la fine del secolo Maria Antonietta introdusse alla corte di Francia il gusto per gli aromi che evocavano la campagna, freschi e naturali. La Corte utilizza acque delicate composte di bouquet floreali: l’eau divine, l’acqua di mille fiori, l’eau de bouquet di Primavera oltre che l’aqua mirabilis e l’eau sans pareille. Questi profumi arrivati dalla Germania sotto la denominazione generica di Acque di Colonia conobbero un gran successo a Parigi. La fama dei profumieri francesi favorì lo sviluppo della profumeria di Grasse e la cultura delle piante e dei profumi tanto che compaiono delle nuove metodologie, come la tecnica dell’enfleurage o la lavorazione delle scorze di bergamotto. Alla fine del 1600 Gian Paolo Feminis, di professione venditore ambulante, produsse una bevanda, l’aqua mirabilis appunto, che a suo dire guariva tutti i mali. Si trasferì dal suo paesino di origine, vicino a Novara, a Colonia, in Germania: qui l’aqua mirabilis divenne “acqua di Colonia”.
pubblicità di un'acqua di Colonia, 1891

pubblicità di un’acqua di Colonia, 1891 (La Nouvelle Chronique de Jersey).


Nella seconda parte del XIX secolo, grazie allo sviluppo della chimica, il profumo si discostò dalle sue origini naturali e scoprì le molecole di sintesi. Queste ultime, pur considerate di scarso valore, diventarono espressioni d’arte. I loro odori, a volte sorprendenti, conferivano note “astratte” alle composizioni, così come l’arte impressionista aprirà la porta a quella concettuale. L’Esposizione Universale del 1900 attestava per la prima volta il successo del profumo su larga scala: nacque così la profumeria moderna. Il profumo viene considerato come una creazione originale molto vicina ad una creazione artistica: non più basata sull’armonia, ma sul contrasto e su un piano via via sempre più complesso, una vera e propria rivoluzione olfattiva. Sarà il segnale che incoraggerà i grandi creatori di moda a lanciarsi in questa grande avventura, creativa e commerciale.

Essenze nella profumeria Fragonard di Grasse

Essenze nella profumeria Fragonard di Grasse (Pixabay).

Al giorno d’oggi, la maggioranza di questi elementi profumati viene prodotta in grandi quantità e perciò a costi ridotti. Per la composizione di un profumo vengono mescolati insieme da 30 a 80 elementi profumati, scelti fra le circa 200 essenze naturali ed i quasi 2000 elementi sintetici esistenti. Grazie alla chimica possiamo trovare dei profumi che sanno di roccia, di sasso e di metallo, praticamente irrealizzabili se non attraverso la sintesi in laboratorio. Oggi, l’industria dei profumi vede sbocchi commerciali di massa ma anche di nicchia, proponendo vere e proprie boutique del profumo, sotto forma di “olfattori” e Bar a Pàrfums dove testare e scegliere particolari fragranze appartenenti al mondo del lusso. In queste profumerie,  viene spruzzato il profumo all’interno di coni di carta o vetro, in modo da percepire la struttura piramidale dell’aroma; per cancellare la “sensazione olfattiva” viene fatto annusare del caffè in grani che ha il potere di azzerare il nostro senso olfattivo e permettere di valutare la successiva fragranza senza essere influenzati da quella precedente.
Profumeria Le Labo

Profumeria “Le Labo” a Londra.


Utilizzando la risonanza magnetica,[1] un team scientifico statunitense ha infatti scoperto che la risposta olfattiva è quasi sempre filtrata dalla memoria delle esperienze precedenti. Dipende, quindi, da quali esperienze ricordano e dal tipo di associazione che in passato ha legato quel particolare suggerimento olfattivo ad un episodio significativo. L’amigdala concorre al successo di un profumo; essendo la “ghiandola delle emozioni passate” ci suggerisce, attraverso l’olfatto, esperienze positive o negative che ci appartengono e che hanno segnato in qualche modo la nostra vita.

Profumi di origine animale

capodoglio

Capodoglio, da Encyclopædia Britannica, 1911 (11 ed. v. 25, p. 644).

Nel passato i profumieri usavano in gran quantità alcune sostanze odorose prodotte dagli animali. Oggi il loro prezzo e la loro rarità ne vietano l’impiego nei profumi di massa moderni.
Le molecole di sintesi, pietosi surrogati, bastano a ingannare il naso del consumatore e le aspirazioni profondi della sua anima. In effetti, queste sostanze aromatiche animali sono usate dall’umanità sin l’alba delle civiltà, sia a scopo curativo che per piacere e fanno parte di tutte le farmacopee tradizionali.
L’Assoluto di Zibetto è ricavato purificando la secrezione peri–anale dell’animale in alcool. Lo Zibetto strofina il suo posteriore sui tronchi e sulle rocce per segnalare la sua presenza ai rivali e alle femmine. Il suo odore sembra realmente fecale al primo approccio, ma l’esplorazione olfattiva rivela un mondo d’emozioni uniche. Una persona che lo indossa suscita un timoroso rispetto. È l’effetto che i felini hanno sempre provocato sull’uomo che è una possibile preda. Lo Zibetto è un odore femminile, come l’ambra grigia, mentre il castoro dall’aroma massiccio, è forte e robusto, è maschile. L’assoluto di Castoro è estratto nello stesso modo dell’assoluto di Zibetto. Il suo profumo è molto animalesco e ci fa proprio immaginare il castoro selvaggio, ma col tempo cambia sulla pelle in un profumo di cuoio delicato e molto persistente. Il capodoglio produce l’ambra grigia. La sostanza viene prodotta naturalmente come secrezione biliare per difendere le mucose intestinali dai resti indigesti dei molluschi. Il principale costituente chimico dell’ambra grigia è l’ambreina e l’attrazione che il suo odore esercita è dovuta al grande contenuto di feromone.
Oggi rarissima, è riprodotta su larga scala con molecole sintetiche con un risultato pressoché identico.

  1. [1]D M Yousem et al.Functional MR imaging during odor stimulation: preliminary data.” RSNA, 1 Set. 1997.

Bibliografia