Banksy sì, io no

In Arte, Dal mondo di Luigi Bandiera

Il 5 ottobre 2018 lo street artist Banksy, conosciuto dal grande pubblico per il suo rivoluzionario e sfuggente approccio al mondo dell’arte, ne combina una delle sue. Durante un’asta a Sotheby’s (Londra) l’opera A girl with balloon, battuta per 1,2 milioni di sterline, si autodistrugge, tagliuzzandosi in tante esili parti. Ad azionare il meccanismo di autodistruzione contenuto all’interno della cornice, un semplice tritacarte da ufficio, si pensa sia stato lo stesso Banksy. Non ci sono dubbi: l’artista torna a stupire con una performance che, in poche ore, diventa virale sul web. L’opera cambia nome in Love is in the bin, ovvero “l’amore è nel cestino”. Trascurando per un attimo la viralità dell’evento, tutti noi, chi più, chi meno, ci saremo soffermati sul significato del gesto, o meglio, sul senso. Marketing? Ironia? Si, certamente, ma non solo.
Banksy Girl with balloon, Waterloo Bridge 2002

Il primo murales di Banksy in cui compare il tema “girl with balloon” (aka “there is always hope”), realizzato nel 2002 a South Bank, Londra (foto: D. Robinson/Flickr CC-BY-SA 2.0).

Ad offrirci uno spunto interessante per delineare un quadro sensato della faccenda è un privato cittadino, proprietario di una delle 600 stampe originali dell’opera. Questo signore, subito dopo l’accaduto, riduce l’oggetto in striscioline di carta, augurandosi di raddoppiarne il valore. Niente da fare. Se prima la stampa valeva 40 000 sterline, ora vale un misero pound! Perché? Perché Banksy può e io non posso? Ci troviamo di fronte alla grande differenza tra immanenza di un oggetto e sua trascendenza. Quello che è successo all’asta di Londra è un evento unico, per spazio e tempo; l’artista crea una situazione che sgomenta, agendo egli stesso sulla sua creazione; l’opera d’arte è esposta e quindi assume un carattere pubblicitario, inclusivo per tutti i presenti… diciamo pure che si dona. Ciò che succede è trascendente, perché fuori dal quotidiano, dal buonsenso e dai comuni parametri di valutazione di un’opera. Accade quel giorno e mai più. La stampa invece, pur essendo un originale, è una rappresentazione dell’opera prima. Non solo l’oggetto è una rappresentazione, ma anche l’atto del tagliuzzarlo è rappresentazione, ovvero mero copia–incolla dell’atto primo di Banksy. La stampa poi assume anche tutte le caratteristiche di un oggetto da collezione, casalingo, privato e statico. L’artista non possiede nessun potere su questa e non agisce sulla sua esistenza in alcun modo. La stampa è quindi un oggetto immanente, ovvero statico nella sua essenza. Non c’è nessun atto pubblico, virale o eccezionale da parte del povero disgraziato che prova tragicamente a far sì che aumenti il suo valore. Per questo motivo Banksy sì e io no.


Il video della “autodistruzione” dell’opera.

L'autore

Luigi Bandiera

20 anni, studi classici. Mi muove il fascino dello scritto, l’insaziabile curiosità, il superarmi continuamente . Un amico mi definì “browser”, ovvero un’applicazione per il recupero, la presentazione e la navigazione di risorse sul web.