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Fermi tutti: c'è il mondiale!

In Sport di Alessio Lisi

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Rio De Janeiro, Brasile (© anastasiavo / Depositphotos)

Il prossimo 12 giugno prenderà il via in Brasile uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo: i mondiali di calcio. In un paese come l’Italia in cui il calcio la fa da padrone ciò comporterà inevitabilmente un overdose sui media e social media. Volente o nolente, in un paese con un rapporto al limite del morboso con il calcio, scommettiamo che non mancherà nemmeno chi vorrà distinguersi ostentando il proprio disinteressamento nei confronti della competizione. Ma perché parlare di calcio su Laputa che è invece interessata a tutto ciò che è insolito o poco conosciuto? La risposta potrebbe essere abbastanza semplice: perché ci piacciono le storie e anche nello sport più seguito del mondo ci sono parecchie storie poco conosciute da scoprire (a tal proposito non possiamo che consigliare la visione del programma televisivo del giornalista Federico Buffa Storie mondiali[1] e ricordarvi il blog Alla Faccia del Calcio). Si potrebbe parlare ad esempio della prima partecipazione in assoluto della nazionale della Bosnia Erzegovina: per un paese che solo 19 anni fa subiva il massacro di Srebrenica la qualificazione al mondiale rappresenta di già, e non è retorica, un successo e un orgoglio che non possiamo comprendere. C’è il ritorno della Colombia, assente dal 1998, e su cui rimane ancora impressa la tragedia di Andres Escobar, ucciso nel 1994 in una rissa riconducibile al suo auto-goal che comportò l’eliminazione della squadra da USA ‘94. C’è il Brasile, squadra che non ha bisogno di presentazioni ma che torna a giocare un mondiale in casa 64 anni dopo quella che è diventata, per i tifosi brasiliani, la tragedia sportiva del “Maracanazo”[2]: nel 1950 infatti la finale si disputò tra Brasile e Uruguay al Maracanà. I brasiliani erano talmente convinti della vittoria, e con loro tutto il mondo calcistico, che Jules Rimet, il padre della Coppa del Mondo, aveva preparato un lungo discorso di congratulazioni e omaggio al Brasile; fu letteralmente spiazzato dal risultato che alla fine consegnò la coppa, che porta il suon nome, agli uruguaiani senza rivolgere molte parole ai campioni. Leggenda vuole che in Brasile furono proclamati tre giorni di lutto nazionale, mentre diversi furono i suicidi e le morti per infarto cardiaco.

Io stesso, che considero lhockey su ghiaccio e non il calcio come sport più bello del mondo, attendo felicemente l’avvio dei mondiali perché è innegabile che si tratti di una festa. Perché nonostante gioie e dolori calcistici è sempre bello gustarsi una partita in stile fantozziano con attorno amici e parenti. Perché personalmente conserverò sempre la memoria del mondiale di Italia ’90, quando avevo 8 anni, si respirava un’atmosfera irripetibile, Notti Magiche risuonava di continuo alla radio e Totò Schillaci diventava l’idolo di una nazione.

Buon Brasile 2014 quindi a tutti, appassionati e non, e soprattutto: forza azzurri!

Sopra: Salvatore Schillaci esulta per il goal contro l’Irlanda a Italia ’90, il 30 giugno 1990.

  1. [1]su Sky Sport.
  2. [2]vedi Maracanazo su Wikipedia