La fine del potere. Dai consigli di amministrazione ai campi di battaglia, dalle chiese agli stati, perchè il potere non è più quello di un tempo

La fine del potere. Dai consigli di amministrazione ai campi di battaglia, dalle chiese agli stati, perchè il potere non è più quello di un tempo

€ 20,00€ 17,00
Autore:
Genere: Saggistica
Tag: geopolitica, scienze politiche
Editore: Mondadori
Anno di Pubblicazione: 2013
ASIN: 8804626976
ISBN: 9788804626978
«Ne "La fine del potere", Moisés Naím, giornalista ed ex direttore di "Foreign Policy" illustra la lotta tra i grandi protagonisti un tempo dominanti e i nuovi micropoteri che li sfidano in ogni ambito dell'azione umana. Una contrapposizione, quella tra micropoteri ed establishment, che può sfociare nel rovesciamento dei tiranni o nell'eliminazione dei monopoli, ma anche condurre al caos e alla paralisi...»

Non mi capita molto di frequente ma, eh ahimè sì, a volte capita. Questo è stato il caso. Dopo una settimana di lettura svogliata, ho abbandonato senza troppi rimpianti La fine del potere di Moisés Naìm. Che dire, deludente. Tutto il presupposto teorico del volume si basa sulle tesi di un professore della Wharton, McMillian, per il quale il potere si sviluppa su quattro assi differenti. Non mi interessa qui riportare la tesi al completo, mi interessa invece sottolineare quella che – a mio avviso – è una fallacia piuttosto consistente. Ovvero, come si era visto nei dialoghi di Platone dove, alla richiesta di dare delle definizioni, i dialoganti sovente rispondevano con esempi senza riuscire ad arrivare al cuore astratto della questione, così qui Naìm manca il centro, che pure esiste da qualche parte, perdendosi piuttosto in chiacchiere e declinando una architettura teorica che non è sua ma senza prima essersi impegnato sule fondamenta teoriche. Ovvero, queste ci sono ma non sono sufficientemente solide. Ho spulciato pure la bibliografia per vedere se da qualche parte si faceva riferimento a grandi sociologi, soprattutto europei, che del tema si erano occupati. E invece no. Molto americaneggiante, il nostro veleggia in gran pompa verso le varie esemplificazioni senza però dire l’idea prima, ur-idea, di cosa veramente sia il potere e come si possa definire. Dopo le prime trenta pagine, sentivo forte e inappellabile la mancanza di uno stile alla Boudon, lui sì fine sociologo, che del potere aveva dato una definizione sopraffina che, a mio avviso, sente assai di più di astrazione e quindi di universalità che le 390 pagine di questo saggio. Abbandonato.

Melchisedech

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