Land's end il teorema della distruzione

Land's end, il teorema della distruzione: intervista a Danilo Arona e Sabina Guidotti

In interviste di Giovanni Melappioni

Land's end il teorema della distruzione


Trama

Un uomo e una donna che abitano a Land’s End, a picco sull’oceano, spiano i segnali della Fine dei Giorni che incombono dal cielo, dalla terra e dall’inconscio, tracimando identici nelle menti di esseri umani lontanissimi ma inconsapevolmente collegati. Ottobre 1995: ai piedi del Monte Graham, in Arizona, si consuma un atto di violenza disumana, neppure illuminato dalla cronaca, che mette in moto eventi fatali in grado di provocare la Fine dei Giorni a distanza di vent’anni. Qual è il legame che unisce un film girato in California e i sogni di una sciamana che vive in Cornovaglia? E quello tra gli incubi a occhi aperti dell’agente letteraria Cassandra Marsalis e il romanzo non ancora scritto dal suo autore migliore? Perché un monaco, prossimo alla morte, scrive sui muri della sua cella una sequenza di parole che preludono all’evento finale? Enigmi che riguardano tutti gli abitanti del pianeta prendono vita in una località magica e inquietante chiamata Land’s End.

Land's end. Il teorema della distruzione di Danilo Arona, Sabina Guidotti.

 


Land’s End. Il teorema della distruzione di Danilo Arona e Sabina Guidotti. Edizioni Meridiano Zero, 2016.

 

Land's End in una mappa del 1946.

Land’s End, Cornovaglia.


Ciao Danilo, ciao Sabina, benvenuti su Laputa, reggetevi forte finché non raggiungiamo il municipio. Volare con l’ausilio della sola forza magnetica non è come sedersi dentro un comodo superjet della Lufthansa, ci saranno scossoni e qualche turbolenza. Intanto vorrei domandarvi come vi siete conosciuti, giusto per rompere il ghiaccio.

D Non ci siamo mai conosciuti fisicamente. Può anche darsi che Sabina non esista e sia un parto del mio Id o della mia ghiandola pineale. Se come mi auguro esiste su questo piano di realtà, ci conosceremo ad Halloween, che per inciso è anche il giorno del genetliaco della Guidotti. Anzi, la notte… Sabina Guidotti non poteva che nascere a quell’ora e in quella data. La nostra è una conoscenza – si fa per dire – via rete. Siamo reciproci fantasmi.

S Potrebbe sembrare una trovata pubblicitaria per far parlare di noi e del libro, invece è la pura verità. Io e Danilo non ci siamo mai incontrati, nemmeno virtualmente su Skype. E anche su questo si potrebbe scrivere una storia. All’inizio Danilo era solo una voce. Detto così è un po’ inquietante, parlando dell’autore del romanzo Io sono le voci. Poi quella voce ha fatto parte di un sogno, e quel sogno si è trasformato negli incubi di Cassandra e nelle visioni di Dafne. Ma sono certa di aver incontrato uno dei tanti Danilo in un mondo parallelo.


Bene, attenzione adesso. Reggetevi! Siamo sopra un’intersezione elettromagnetica. Quando scoprimmo le due lune di Marte prima di tutti gli astronomi terricoli, fu necessario approntare uno stabilizzatore per il telescopio. Ricordo che ne parlammo per circa una decina di anni, prima di addivenire alla soluzione. Parlammo di altro, chiaramente. A noi laputiani piace divagare, non seguire alcuno Schema. Invece tu, Danilo, immagini che vi sia uno Schema al quale non si può sfuggire. Ce ne vuoi illustrare i dettagli, e per amore dei laputiani, non lesinare quelli che ritieni di secondaria importanza, qui da noi valgono oro!

D Lo Schema è la Sottotraccia – non a caso maiuscola – di tutta la mia ultima narrativa a partire da “L’estate di Montebuio”. Volendo rifarsi a una contabilità di tipo aziendale, è il nudo elenco dei segni che preludono alla fine dei giorni. Lo so che puzza molto di gruppi fondamentalisti escatologici – in rete se ne trovano a bizzeffe -, ma i materiali da usare in chiave fictional li trovo assolutamente efficaci e divertenti. E ad alcuni confesso di credere. Per esempio, a coloro che ho battezzato i “Renfield”, quegli individui che ormai quasi ogni giorno danno di matto e compiono atti – spesso omicidiari – senza spiegazione perché dal loro punto di vista “annunciano” che Qualcosa di Sinistro sta per Accadere (citando Bradbury). Non sono cose che m’invento, stanno in cronaca, basta saperle scoprirle e “rileggerle” in un’altra chiave. Se vuoi approfondire il discorso anche dal punto di vista saggistico, la mia rubrica su Carmilla Online “La Luce Oscura” negli ultimi anni è quasi totalmente dedicata allo Schema… che tra l’altro è un’entità dinamica, in mutazione. Ad esempio, L’ISIS ormai ne fa parte. Poi la terzultima voce dello Schema è “terrore globale”… Vedi tu. Consiglierei un saggio fondamentale di Paul Virilio accanto a “Land’s End”, giusto per capirne di più di Schemi e interpretazione della realtà. S’intitola “Città panico”.


(…) Sabina, e tu ci credi nello Schema? O ti sei lasciata irretire per poi riuscire a sfuggirne?

S Uno Schema esiste. Questo non è un libro di pura finzione. Lo scenario del mondo è ben peggiore di quello che abbiamo raccontato. L’Apocalisse è già sotto gli occhi di tutti, ma l’omologazione, il desiderio di immortalità, la perdita di valori morali, ha generato una cecità preventiva, come se fosse calato un sipario. Viviamo in una libertà apparente, una specie di limbo, dove la realtà spesso si confonde con l’immaginario. Chi scrive di horror, probabilmente per esorcizzare paure inconsce, lo sa. E lo sa perché fa rivivere i mostri, scava nel profondo delle coscienze, andando in quelle zone di confine spesso pericolose. Posso dirti anche che, mentre scrivevamo questo romanzo, sono accadute delle cose strane, intoppi, black out, incidenti, come se “Qualcuno” o “Qualcosa” non volesse che il libro vedesse la luce. Potremmo parlare di presenze, di fantasmi, di connettività con altri mondi, mondi nei quali questa storia era appena iniziata o aveva avuto un triste epilogo. Poi, una volta terminato, abbiamo avvertito entrambi un senso di pace. Avevamo rivelato lo Schema, o quello che noi abbiamo decodificato come Schema.


Eccoci arrivati al municipio, prego, accomodatevi. Il nostro popolo mi ha affidato una domanda: siete mai stati a visitare il vecchio faro di Land’s End? Ve lo chiedo perché a noi sono saltate tutte le antenne ricettive quando abbiamo saputo della pubblicazione dell’omonimo romanzo e, vi assicuro, ognuno di noi ne ha già tre copie. Una da leggere, una da portare in piazza per argomentare sui dettagli, e un’altra da conservare per il futuro. (link all’articolo di laputa, penso che ci sta tutto)

D Mai stato a Land’s End. Ma dopo quest’esperienza produttiva mi piacerebbe proprio. Per capire se le mie visioni – e quelle di Sabina – corrispondano al vero. In ogni caso la Cornovaglia sta nei miei programmi turistici.

S Vorrei andarci presto, magari proprio con Danilo! Vedere quella scogliera, la scogliera di Dafne e Angus, dove noi abbiamo stabilito il confine. Però, dormirei nel faro, non nel famigerato albergo onde evitare incontri spiacevoli.

Land's End

Il faro di Land’s End detto “di Longships” dal nome del gruppo di scogli, la cui sagoma ricorda un silenzioso e misterioso convoglio di “navi lunge” norrene.


Come siete riusciti, con una storia che spazia dai luoghi più remoti alle dimensioni parallele del tempo, a scrivere a quattro mani? Che metodo avete utilizzato? Noi laputiani siamo sempre alla ricerca di un metodo per rimanere concreti, chiaramente senza alcun successo.

D Sabina si è piacevolmente intromessa a storia già impostata. Quindi ha fatto il Paguro Bernardo della situazione. La trama è sostanzialmente mia in quanto tecnicamente la si può considerare un sequel de “L’estate di Montebuio” (lontano da Montebuio), anche se certe specifiche non hanno poi senso essendo il romanzo “nostro”. Lei ha creato approfondimenti, sottotrame e ha regalato a “Land’s End” un tocco femminile ovviamente carente da parte mia, dato che io sono un rude legionario. Per fortuna gli stili sono risultati congrui e molto simili. E il lettore percepisce la presenza di due sole mani.

S Ho lavorato su un’idea di Danilo. Una trama complicata, proprio perché la storia si sviluppa su più piani narrativi. Una storia conduce a un’altra storia. Un incubo prelude a un altro incubo. Danilo dava la traccia su cui lavorare e io rimandavo le cartelle ampliate o modificate. Questo all’inizio. Poi ci siamo “sentiti”, ovvero, io ho capito esattamente cosa voleva raccontare Danilo con questa storia. Non è semplice scrivere assieme; lui è un uomo e io sono una donna, e anche questo incide sulla scrittura. Come ti dicevo, durante la stesura del romanzo qualcosa è successo e le nostre scritture sono andate all’unisono, tant’è che nel libro, almeno spero, si percepisce un’unica voce narrante. Siamo entrambi due visionari, amiamo il cinema di David Lynch, avevamo dei punti di contatto nel nostro background culturale, forse questo ci ha agevolato.


Danilo, Halloween si avvicina, una festa molto sentita quassù. Che tipo di rapporto hai con le festività in generale? Ti senti partecipe?

D Le festività mi piacciono perché sono un uomo festoso. Halloween è una storia diversa. Sostanzialmente è uno stato d’animo che accomuna tutti gli appassionati transgenerazionali di gotico, weird, horror e via declinando. Li accomuna su tutto il pianeta e questo è straordinario nonostante il delirio talebano dei gruppi cattolici oltranzisti che la dipingono come un evento satanico. Questa gente non sa nemmeno di che parla soprattutto quando tira in ballo il Diavolo. Comunque, certo, mi sento e sono partecipe.


Sabina, la tua esperienza come editor ti pone nel settore di controllo della lunga lavorazione di uno scritto. Cosa si prova a passare dalla torre di controllo alla cabina di pilotaggio?

S Quando lavoro esclusivamente come editor o come ghostwriter, il mio compito è quello di far funzionare una storia, eliminare incongruenze, difetti stilistici, staticità dei dialoghi, snodi narrativi incompleti. Tengo sempre presente la regola degli ostacoli che il personaggio deve superare, se credibili o meno, e mi piace lavorare a stretto contatto con l’autore. Un bravo editor non snatura mai il lavoro di altri, ma accompagna, suggerisce, consiglia, però la storia alla fine è dell’autore. Posso battermi per far capire all’autore che un personaggio non funziona, ma se per qualche ragione quel personaggio è collegato all’emotività di chi scrive e per mille ragioni diventa intoccabile, ecco, allora, il mio compito è quello di migliorarlo fin dove è migliorabile. Come autrice invece hai delle responsabilità diverse. Tante volte con Danilo abbiamo parlato di Land’s End, romanzo che all’inizio ha lasciato un po’ tutti di stucco, sia perché, per chi conosce Danilo Arona, questa storia è meno truce delle altre, sia perché la storia si sposta volutamente su tematiche diverse, con la pretesa (mi auguro riuscita) di non dare al lettore tutte le risposte, perché quello che conta è il senso del mistero che si fonde col sacro. Volevamo raccontare una storia diversa, senza un mondo ricomposto. Io sono una sceneggiatrice, sono abituata a vedere le scene prima di scriverle e ho trasposto questa tecnica nella scrittura, incasellandomi nell’universo onirico di Danilo.


Il mondo sta per finire, questo è evidente. Noi pensiamo che sarà un eterno crepuscolo senza alcuna esplosione immanente. Voi come la immaginate la fine del nostro mondo?

D Guarda che l’abbiamo appena scritta… La immagino proprio così. Una casa sulla scogliera più alta, la propria donna al fianco, un bicchiere di buon vino da centellinare e gli occhi puntati verso il mare a guardare senza paura la fine che si avvicina. Si tratta di una visione che appartiene a tanto cinema, da “L’ultima spiaggia” a “These Final Hours”. Però è proprio così che vedo la Fine…

S La vedo come Danilo. Se la fine è inevitabile, puoi solo addolcire l’attesa. L’aspetterei su un luogo isolato, in alto, a strapiombo sul mare. Vorrei accanto le persone care, i miei animali e un amuleto in tasca. Non si sa mai…

Land's End: il cartello che segna la "fine della terra"

Land’s End: il cartello che segna la “fine della terra” (© L. Clarke/Geograph CC-BY-SA 2.0).


Se fossimo sulla Terra vi chiederemmo di parlare dello stato attuale della letteratura, a questo punto. Ma siamo quassù, per fortuna direi, e ci interessa di più conoscere qualcos’altro di voi. Per esempio, che grado di sincronia vi è fra i vostri personaggi e dei corrispettivi reali? Le fonti di ispirazione che muovono la trama di Land’s End hanno dei riferimenti concreti con la realtà quotidiana? C’è una volontà di descrivere l’orrore dei nostri giorni?

D I personaggi di coppia sì, per quel che mi riguarda sono “Proiezioni” del sé (Perdinka e Angus sono in parte anche frammenti di Danilo). Riguardo la realtà quotidiana, certamente l’horror – intelligente e per nulla imparentato col fantasy, per capirci – non perde mai d’occhio l’orrore dei nostri giorni. Anzi, spesso lo denuncia e lo anticipa. Così dovrebbe essere in “Land’s End”, laddove Dafne e Angus, per quanto vivano isolati, sono mentalmente immersi nel caos di anomalie che sta ovunque spappolando il pianeta. Effetto Farfalla, io ci credo.

S L’horror è un filtro della realtà. Dafne e Angus hanno percepito prima degli altri la follia del mondo e in qualche modo hanno scelto di starne fuori, andando a vivere sulla scogliera. I personaggi sono speculari uno all’altro e sono dei doppi. Morgan è l’alter ego di Danilo, in Dafne c’è qualcosa di me. E anche Soyoko, il personaggio per antonomasia, che dà vita all’immaginario horrorifico, rappresenta la disperata ricerca di giustizia, quella giustizia che Soyoko, come tante persone, non ha avuto in questo mondo. Ogni personaggio ha un segreto. Dafne ha un segreto, Ed e Frank hanno dei segreti, l’albergatrice ha un segreto e pure Morgan ce l’ha, e i loro segreti sono collegati alla brutalità del mondo.


Sciamani, evocatori, custodi delle chiavi dell’Oltre (qualunque esso sia). Danilo, ti senti un po’ sciamano nel creare le tue storie, o vittima di uno di essi, magari nascosto in quella piega grigia fra la coscienza e la follia che noi, qui, chiamiamo genialità?

D Faccio parte, mi piaccia o meno, di quella razza di scrittori che quando producono si “connettono” con qualche zona al di là del tempo, e forse anche dello spazio, e scrivono quasi in trance automatica. Ne conosco qualcun altro in Italia: lo affermo senza tema di smentita a proposito dei miei amici Altieri e Nerozzi, e anche del grandissimo e purtroppo deceduto prematuramente Valter Binaghi, un vero e proprio Rabdomante del Male, come lui stesso era solito definirsi. Perciò scrivo un romanzo quando la storia “arriva” o quando mi connetto senza quasi accorgermene. Poi, okay, ci sono un sacco di altri miei racconti che sono soltanto frutto di mestiere e di esperienza. Ma che non fanno parte del repertorio “connesso”. O connettivista, come direbbero Sandro Battisti e Kremo Baroncini.


Sabina, questa è tutta per te: una trasposizione cinematografica di Land’s End chi vedrebbe protagonisti? E con quale tecnica filmeresti le scene? Ma soprattutto, proiettereste la prima al cinematografo di Laputa?

S Certo che lo proietterei al cinematografo di Laputa, e mi interesserebbero le reazioni. Se dovessi realizzare una trasposizione cinematografica, lavorerei sui colori, sul bianco abbacinante della scogliera che fa da catarifrangente per altri mondi reali, come quello milanese dove vivono Morgan e Cassandra. Lavorerei sugli occhi. Un primissimo piano sugli occhi di un gabbiano che si trasformano in quelli di Dafne per scorgere dentro le sue pupille un bambino che grida. Poi, con una dissolvenza incrociata, mostrerei gli occhi di Ed e quelli di Frank mentre una cantilena macabra fa girare la giostra di un luna park. Darei importanza anche alle musiche, da quelle rockettare che sottolineano la presenza dello scrittore maledetto ai silenzi di Land’s end, dove un tike tike tike può fare davvero paura. Sai meglio di me che l’anima di un film dipende anche dal montaggio. Se fossi io a decidere, monterei la storia utilizzando un frame ricorrente collegato a un solo personaggio: Morgan. Il punto di vista sarebbe quello di un terzo occhio, la sua ghiandola pineale impazzita, che sta facendo collassare il mondo.


Ogni volta che termini un lavoro, Danilo, ti senti di aver lasciato qualcosa di tuo o di aver ricevuto dell’esperienza? La legge di conservazione dell’energia non si applica, in questo caso, quindi puoi rispondere senza dover dosare le sensazioni.

D Ogni volta mi sento strano, insoddisfatto. Con estrema sincerità neppure so perché l’ho fatto. Mi chiedo quasi sempre a chi possa essere utile. Prendi una storia come “Land’s End”. Ce l’avevo in testa, una grande storia d’amore sul crinale – alla lettera – dell’Apocalisse. Poi, va da sé, è diventata un’altra cosa perché ci si è messa di mezzo la mia incondizionata passione per i generi popolari, la fantascienza, l’horror e il thriller. E si è trasformata in qualcos’altro, con in più l’esigenza sempre presente in me di “sperimentare”, perché se nell’horror non ti cimenti in qualche provocazione sperimentale è proprio inutile, secondo me, scriverne. Sabina non solo mi ha assecondato su questo fronte, ma si è dimostrata ancora più sfrenata. E forse, almeno in questo caso, un’esperienza, utilissima, c’è stata.


Sabina, come si imbriglia una forza come quella di Danilo Arona? E tu, come hai gestito la tua di forza, quella che hai portato al motore narrativo di Land’s End?

S Una forza come Danilo non si imbriglia. Danilo è l’onda, o ti sommerge e anneghi o ti insinui nelle sue correnti per amplificarne la potenza. Danilo ha una mente stupefacente, oltre a un’abilità stilistica innegabile. E questo, concedimelo, a prescindere dal fatto che uno ami o non ami il genere di storie che scrive. All’inizio eravamo due menti diverse, poi siamo riusciti a diventare una sola mente, perché la mia forza non ha cozzato nella sua, ma ha assecondato la sua visione distopica e geniale. In Land’s end nulla è messo a caso, ci sono citazioni e omaggi cinematografici per chi vorrà trovarli, ma Land’s end è strutturato per generare incubi.


Smettiamo di tormentarvi, giuro, solo un’ultima domanda. Sono passati 27 giorni dalla lettura pubblica del romanzo. Siamo sicuri che le regole per non essere fatti a pezzi da Soyoko funzionino?

D Ma proprio no. Un mostro come Soyoko in primo luogo è un’Orchessa ingannatrice. Per non finire a pezzi, bisogna risultarle simpatici e avere la coscienza a posto. Soprattutto nei confronti dell’Altra Metà del Cielo.

S Basta sapere cosa rispondere, e allora Soyoko non ti ucciderà.



Siete stati gentilissimi, ospiti graditi e che portano lustro alla nostra comunità volante. Per questo volevo insignirvi del titolo di Laputiani Onorari. Venite a trovarci quando desiderate, non occorre annunciarsi.

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Danilo Arona

Danilo Arona, classe 1950, giornalista, scrittore e musicista. Ha pubblicato articoli per Focus, Robot, Aliens, Cinema & Cinema, Horrormania, Nocturno, Duel e Pulp, analisi critiche sul cinema fantastico (ultimo, Gli uccelli di Alfred Hitchcock per Un mondo a parte) e saggi sul lato oscuro della realtà (Satana ti vuole per Corbaccio e Possessione mediatica per Marco Tropea). Da anni si dedica alla narrativa con titoli quali Palo Mayombe e Cronache di Bassavilla (Dario Flaccovio), Finis Terrae, La croce sulle labbra e Bad Visions (Mondadori), L’estate di Montebuio (Gargoyle Books), Ritorno a Bassavilla, Rock (EDS), Io sono le voci (Anordest) e Malapunta — L’isola dei sogni divoratori (Cut Up). Due nuovi testi sono in fase di pubblicazione con Odoya edizioni e Vincent Books (uscita prevista: autunno 2016). Il suo sito: www.daniloarona.com 

Sabina Guidotti

Sabina Guidotti è sceneggiatrice, scrittrice e editor. Allieva di Francesco Scardamaglia e Jean-Claude Carrière, si diploma in sceneggiatura all’Accademia Nazionale del cinema a Bologna. Ma è a Vincenzo Cerami a cui deve la sua formazione professionale. Lavora per anni come story editor. Uno dei suoi soggetti, L’ipotesi, commuove la poetessa Alda Merini, che decide di trovare per il testo una collocazione letteraria ancor prima che cinematografica. La poetessa firma la prefazione e L’ipotesi viene pubblicata con le serigrafie di Ugo Nespolo, in un’edizione artistica da Incisione Arte. L’opera viene presentata e recensita da Vincenzo Mollica sulla rubrica di approfondimento del TG1 “Do Re Ciak Gulp”. L’incontro con Alda Merini, a cui resterà legata fino alla morte, è fondamentale, perché la poetessa la esorta a sperimentare altri linguaggi narrativi. Per il teatro scrive il monologo “Giuda — La verità di un traditore”, pubblicato sulla rivista Teatri delle diversità n.46/47 -ottobre 2008, curata da Emilio Pozzi e Vito Minoia. È stata lettrice di manoscritti editoriali per Mondadori, per le collane Urania, Segretissimo, Epix. Lavora come editor per importanti scrittori italiani.

Land’s End. Il teorema della distruzione di Danilo Arona e Sabina Guidotti.
Edizioni Meridiano Zero, 2016.

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Autore

Giovanni Melappioni

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Marchigiano, classe 1980. Ristoratore di professione, scrittore per passione. Vincitore della "Giara d'Argento" RAI 2014 con il romanzo Missione d'onore. Terzo classificato al concorso "Parole Resistenti" dell'ANPI di Atessa (CH). Scrive su Laputa e Il Medievalista. Tra un premio e l'altro lo trovate al ristorante "Il bicchiere della staffa" di Civitanova Marche.