A B C D F L M P S
guida di viaggio, guida turistica; dal nome delle “guide Baedeker” pubblicate a Coblenza a partire dal 1839 dall’editore tedesco Karl Baedeker (1801 – 1859). Baedeker prese a modello le guide britanniche Murray’s Handbooks for Travellers pubblicate da John Murray dal 1836, ma aggiungendo informazioni dettagliate su spostamenti, ferrovie e alloggi stabilì i canoni per le moderne guide turistiche. Nel 1849 Baedeker inventò anche il sistema di valutazione a “stelle” per luoghi, attrazioni e alberghi, tuttora utilizzato da svariate guide e siti internet.
Baedekers Berlin, Reiseführer von 1910

Baedekers Berlin und Umgebung: guida Baedeker per Berlino e dintorni, 1910.


Per l’accuratezza e l’affidabilità delle cartografie e dei contenuti, queste guide divennero famose in tutto il mondo, tanto che il nome Baedeker divenne antonomastico di “guida” in generale: ad esempio nel 1900 fu pubblicata a Madrid un guida dell’Argentina in lingua inglese intitolata Baedeker of the Argentine Republic e nel 1930 il ministero dello sviluppo cileno pubblicò un Baedeker de Chile. Una casa editrice tedesca, all’inizio del XX secolo, intitolò Himmels Baedeker (“Baedeker del cielo”) un manuale di astronomia mentre Celestial Baedeker fu una guida ai pianeti del sistema solare pubblicata nel 1955 da Newsweek.

Dal 1º gennaio 1927 mi trasferirò a Firenze per guadagnarmi da vivere presso l’editore Bemporad. Lasciare Genova per una città da Baedeker mi è penoso; ma Genova non è, fortunatamente o malauguratamente, una città in cui un uomo di lettere possa trovare un lavoro ad hoc.

Eugenio Montale, lettera a Valéry Larbaud (12 novembre 1926)[1]


  1. [1]cit. in La Stampa, 18/6/1996, pag. 19
  • Bertarelli, Mario “Guida” in Enciclopedia Italiana — I Appendice Roma: Treccani, 1938. <Treccani.it> Web.

In alto: foto di Claudio Schwarz | @purzlbaum (Unsplash)

(s.m.) metodo per cuocere o riscaldare indirettamente qualcosa, ponendolo in un recipiente a sua volta immerso in acqua bollente (nella locuzione a bagnomaria); contenitore specifico per questo tipo di cottura o riscaldamento. La cottura indiretta è molto più delicata e controllabile rispetto a quella a fiamma viva grazie alla mediazione dell’acqua che distribuisce il calore uniformemente. Questo procedimento è utilizzato in cucina, ma anche nella tecnica di laboratorio o nell’artigianato (nella foto sopra, recipiente in rame per riscaldare la colla “a bagnomaria”: Lombardia, Italia).
cioccolato a bagno maria

Fusione del cioccolato a “bagnomaria” (foto: Commons / CC BY-SA 3.0).



In un pentolino fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato ridotto a pezzetti…

Cucina Italiana (Demetra, 2012)


Il termine bagnomaria (XVI secolo) deriva dal greco medievale kaminos Marias, (fornace di Maria) attraverso il latino medievale balneum Mariae (“bagno di Maria”), introdotto quest’ultimo nel XIV secolo dal medico catalano Arnaldo da Villanova. Il nome “Maria” fa riferimento alla presunta inventrice della tecnica, la leggendaria alchimista Maria la Giudea, vissuta probabilmente ad Alessandria d’Egitto tra il primo ed il terzo secolo d.C. ed identificata tradizionalmente come la sorella di Mosè e d’Aronne, Maria o Myriam la Giudea.

Usi metaforici

In senso metaforico, lasciare “a bagnomaria” significa lasciare qualcosa in sospeso o qualcuno in attesa, nel dubbio, lasciarlo “rosolare”. Nel ciclismo sportivo, si parla di “bagnomaria” quando un gruppo di inseguitori — pur potendolo fare — volutamente non raggiungono un corridore in testa, ma lo lasciano davanti a stancarsi per poi riprenderlo alla fine della tappa.

Prophetissa

Maria la Giudea, da Michael Maier Symbola Aurea Mensae Duodecim Nationum (1617).


In altre lingue

  • arabo: حمام مريم (hamam maryam), letteralmente “bagno di Maria”;
  • catalano: bany Maria;
  • ceco: vodní lázeň, letteralmente “bagno d’acqua”;
  • euskara (basco): Maria bainu;
  • francese: bain-marie;
  • giapponese: 湯煎 (Yusen), letteralmente “bagno d’acqua calda”;
  • inglese: bain-marie (francese);
  • islandese: vatnsbað, letteralmente “bagno d’acqua”;
  • neerlandese: bain-marie (francese);
  • norvegese (bokmål): vannbad, letteralmente “bagno d’acqua”;
  • portoghese: banho Maria;
  • romenobain-marie (francese);
  • spagnolo: baño María;
  • svedese: vattenbad, letteralmente “bagno d’acqua”;
  • tedesco: bain-marie (dal francese);
  • turco: benmari (turco) o bain-marie (francese);

Foto in alto: © Silvio Dell’Acqua

(o nano bagonghi) specialmente nel lombardo, epiteto canzonatorio con cui ci si riferisce ad una persona goffa ed impacciata che suscita ilarità, e/o di bassa statura e solita vestire con abiti abbondanti (che ricordano i costumi di scena circensi); per estensione dall’uso come appellativo generico usato un tempo per definire i nani che lavoravano nei circhi, nelle fiere e nei “baracconi” (spettacoli ambulanti). Deriva dal nome d’arte utilizzato da alcuni di essi (forse ispirato a “Ka Bango”, nome di una tribù pigmea dell’Africa occidentale), il primo dei quali sembra sembra sia stato un clown e cavallerizzo nano bolognese (morto nel 1908) che si esibì nel circo R. Guillaume dal 1890. Il nome fu in seguito imitato da altri artisti circensi nani tra cui Andrea Bernabè di Faenza (1850 — 1920 c.a) che iniziò la sua carriera con il Circo Zavatta;  Giuseppe Bignoli di Galliate (1892 – 1939) al Circo Togni ed altri, fino a diventare un appellativo comune.


Immagine: © hjalmeida/Depositphotos