Le Parole per ricordare rivelano come la lingua sia un luogo dove ogni generazione lascia tracce e può ritrovare sé stessa.

Vi capita mai di sentire una parola che vi evoca nostalgie di decadi passate, come l’aggettivo fantozziano; oppure che vi ricordate di aver sentito in qualche telegiornale sgranato degli anni ’80, come euromissili; ma che la memoria non vi consente di mettere a fuoco? Ancora, espressioni di uso comune come fare caporètto o spada di Dàmocle, della quale però a un certo punto ci si chiede da cosa derivino. Espressioni del lessico giornalistico e politico, alcuni sempre attuali come Farnesina e Viminale, altri che si avviano ad essere dimenticati come Carroccio o Garofano; altre dalla cronaca dei tempi passati, come lo smemorato di Collegno, tangentopoli, e anni di piombo: tutto in un dizionario organizzato alfabeticamente, frutto di un lavoro meticoloso. Gli autori hanno raccolto allusioni, modi di dire, personaggi del cinema e della televisione, marchi registrati, espressioni giornalistiche e figure retoriche in un vero dizionario: una raccolta capillare dei neologismi ed usi figurati che costituiscono una importante componente tanto della memoria collettiva quanto dell’uso attuale della lingua italiana