mùtua

In dizionario di Silvio Dell'Acqua

il sistema sanitario nazionale italiano (dall’abbreviazione di cassa mutua). Le “casse mutue” erano gli enti che provvedevano all’assicurazione sanitaria pubblica per ciascuna categoria di lavoratori e che, nell’insieme, costituivano il servizio assistenziale e sanitario italiano (ad esempio l’INAM, “Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie”). L’aggettivo mutuo (dal latino mutuus, “dato in cambio”) si riferisce alla “mutualità” tra i lavoratori di una categoria che, versando una quota in denaro, si garantivano la “mutua”, ossia reciproca, assistenza. Il diritto alla tutela della salute non era quindi assicurato a tutti i cittadini ma solo agli iscritti alla cassa mutua, quindi i lavoratori (obbligatoriamente iscritti) ed i loro familiari a carico: l’espressione “essere iscritti alla mutua” indicava la possibilità di usufruire di una assicurazione sanitaria pubblica. Con la legge 180 del 1978, nota come “Legge Basaglia”, tutti i servizi sanitari erogati dalle casse mutue confluirono nel servizio sanitario nazionale che continuò per abitudine ad essere chiamato popolarmente mùtua, termine sopravvissuto per moltissimo tempo e tuttora usato per riferirsi alla sanità pubblica. Il “medico della mutua” era il medico convenzionato con un ente mutualistico cui dovevano rivolgersi i “mutuati”, ovvero i pazienti iscritti ad una cassa; l’espressione fu poi impropriamente trasferita al medico di medicina generale o “di famiglia”. Nell’inadeguatezza dell’Italia repubblicana del boom economico, le logiche prettamente assicurative e burocratiche di tali enti, unite ai meccanismi di raccomandazione e corruzione che li regolavano, portarono ad un servizio di scarsa qualità e ad una «deriva etica della classe medica» (Luzzi, p. 237) più interessata al profitto che ai pazienti. La figura del “medico della mutua” assunse di conseguenza, nell’immaginario collettivo, la caratterizzazione negativa del medico cinico ed opportunista, stigmatizzata nel romanzo di Giuseppe D’Agata Il medico della mutua (1964) da cui fu tratto l’omonimo film–commedia del 1968, magistralmente interpretato da Alberto Sordi e diretto da Luigi Zampa. L’espressione “— della mutua” divenne una metàfora colloquiale per indicare qualcuno di dubbia capacità (es. “arbitro della mutua”) o anche qualcosa di qualità scadente.

Dal termine “mutua” derivarono alcune espressioni idiomatiche nel parlato popolare:

  • andare alla mutua: rivolgersi al servizio sanitario pubblico per una visita o una prestazione; recarsi presso sedi o uffici del servizio sanitario pubblico (es. «andare alla mutua a fare la coda»).
  • avere la mutua: essere iscritti, usufruire ad una cassa previdenziale;
  • mettersi in mutua: assentarsi dal lavoro per motivi di salute (es. «mi metto in mutua quando sono a casa e ho la febbre» da Storie di ordinaria disoccupazione, pag. 145.)
  • lo/la passa la mutua: detto di un costo totalmente o parzialmente coperto dal servizio sanitario nazionale o mutualistico (es. «Questo farmaco lo passa la mutua»).
  • quello che passa la mutua: per estensione dalla locuzione precedente, ciò che è disponibile, di cui ci si deve accontentare, “quello che passa il convento” (es. «accontentarsi di quello che passa la mutua»).

Foto: Alberto Sordi e Claudia Giannotti nel film Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue del 1969 (diretto da Luciano Salce), “sequel” de Il medico della Mutua del 1968 tratto dal romanzo di G. D’Agata.