ggente

In dizionario di Silvio Dell'Acqua

(s.f.) gente, nel senso spreg. di massa ottusa, priva di capacità critiche e facilmente influenzabile, popolo bue. Storpiatura della parola gente (es. «giro, vedo ggente…», dal film Ecce Bombo, 1978) che richiama la parlata popolare romanesca: «scrivono ggente molti giornalisti, rendendo di fatto un omaggio alla pronuncia romana di Funari» (Novelli).[1] Si riferisce alla cosiddetta “pancia del paese” ovvero quella parte dell’opinione pubblica, trasversale alle categorie sociologiche tradizionali, rappresentata dal “cittadino comune”, l’uomo “della strada” depositario del «senso comune dei ragionamenti da bar».[1] Nella televisione, lo spettatore medio, la base dell’audience che, con le proprie preferenze e la propria maggioranza, decreta il successo di trasmissioni volgari e di bassa qualità:

la sentenza “lo vuole la ggente“, variando con “il pubblico questo chiede” è, generalmente, sventolata come legittimazione delle scelte più perniciose o volgari.

Mirabella, M. Lo spettatore vitruviano, appunti per migliori visioni (2011). Pag. 136.

Nel lessico politico, giornalistico e dei social network il termine è spesso usato ironicamente ad indicare il bacino di consensi dei “partiti piglia–tutto”, delle correnti politiche più demagogiche, populiste e/o qualunquiste che si presentano spesso come portatrici delle opinioni “della gente”, espressione genuina del popolo che si contrappone alla “casta corrotta” (ovvero la classe politica). Più in generale, la parte meno istruita della popolazione (quella cioè che scrive come parla: “ggente”) e/o più lontana dalla politica; nelle accezioni più negative, quella più facilmente incline al populismo, al razzismo, all’analfabetismo funzionale e al complottismo.

  1. [1]Novelli, S. “Funari, la parola(ccia) alla ggente” in Treccani — Lingua Italiana <treccani.it>.

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