a ufo

In dizionario di Silvio Dell'Acqua

a spese altrui, senza spendere una lira, a “sbafo”, a “scrocco”; diverso da gratis per l’accezione negativa:

— Che vuoi tu che mi faccia d’un somaro zoppo?
Sarebbe un mangiapane a ufo. Portalo dunque in piazza e rivendilo. ―

Collodi, Carlo Le avventure di Pinocchio (1883) Cap. XXXIII

La tradizione fa risalire questa espressione all’acronimo A.U.F. ovvero Ad Usum Fabricae utilizzato nel medioevo per contrassegnare le merci esenti da dazio perché destinate alla costruzione di una cattedrale (la “Fabbrica”), come anche i barconi e i carri che le trasportavano. La sigla, utilizzata durante la costruzione della basilica di S. Pietro a Roma, avrebbe dato origine al romanesco “auffa” che significa “senza pagare”. Anche a Milano si sarebbero contrassegnati i barconi che trasportavano i marmi dalla Val d’Ossola con la sigla “Ad U.F.A.” per Ad Usum Fabricae Ambrosianae con riferimento alla Fabbrica del Duomo. Analoga dicitura sarebbe stata utilizzata a Firenze durante la costruzione della Basilica di Santa Maria del Fiore: “A.U.F.O.” ovvero Ad usum Florentinae Operae. In realtà però nessuna di queste congetture etimologiche è confermata, come non lo sono altre che ne riconducono l’origine all’espressione latina ex ufficio (ex uff.) utilizzata nelle lettere inviate dagli uffici pubblici (e perciò esenti da tasse e spese di trasporto) o ancora dall’ebraico efes, “gratuitamente”.

Il Pianigiani, nel Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana del 1907 definisce “inverosimili” tali ipotesi e ritiene invece più probabile l’origine germanica, dall’antico alto tedesco auf, “sopra”, quindi anche «superfluo, che non costa, che non vale, che si dà senza remunerazione»; oppure dal gotico ufjôn, “abbondanza” a sua volta da ufjô, “copioso”. L’espressione a ufo sarebbe quindi lascito degli «Alemanni nelle loro frequenti escursioni in Italia».


Foto: Costruzione della Basilica di San Pietro a Roma, XVII secolo.