viaggio in Albania

Viaggio in Albania e Montenegro

In Viaggi by Andrea Panigada

18 giugno 2017: laguna di Zvërnec, passo di Llogara, Palasë, Saranda

 

Laguna di Zvërnec

Laguna di Zvërnec.

Al nostro risveglio il cielo è terso e spira una piacevolissima brezza tesa di maestrale che lascia sperare in temperature più gradevoli di quelle del giorno prima. Gustato un orrendo cornetto accompagnato da un passabile tè al bar dell’albergo, ci presentano un conto di 37 leke. Si tratta di circa 30 centesimi di euro, ma per principio facciamo notare che la colazione era compresa nel prezzo della camera: il cameriere ribatte che si tratta del totale che dobbiamo pagare per la notte. Gli facciamo notare che ha sbagliato la conversione e che i leke che gli dobbiamo sono 3700. Chiuso il divertente siparietto, ci rimettiamo in auto e ci dirigiamo verso la laguna di Zvërnec, dove pare ci sia da visitare un convento su un’isola alla quale si arriva attraversando un pittoresco pontile in legno. Imbocchiamo decisi la strada per arrivarci, per renderci conto svariati chilometri dopo che è quella sbagliata: la segnaletica albanese è sgarrupata quanto le strade che indica. Scovata finalmente la strada giusta, ci troviamo ben presto su uno sterrato addentrantesi in una lussureggiante pineta mediterranea, purtroppo seminata di rifiuti di ogni tipo. Al nostro arrivo constatiamo che non solo la laguna non è niente di spettacolare, ma che il pontile è in rifacimento e quindi intransitabile e conseguentemente il convento irraggiungibile. Ovviamente nessuno si è sognato di segnalare la cosa 20 chilometri prima, all’inizio di una strada che porta solo lì e che lì termina. Il nostro disappunto è palpabile, ma ormai cominciamo a fare i conti con questo pressapochismo endemico che è pur sempre parte della full immersion che vogliamo fare qui come in tutti i luoghi che visitiamo.

Rientrando a Valona, ovviamente, sbagliamo strada di nuovo, o meglio ci troviamo a fare un percorso diverso all’interno della pineta e quindi arriviamo in un punto diverso della città. Siamo a circa 500 metri dalla piazza centrale, ma sembra di essere non solo in un altro paese, ma addirittura in un altro continente: stiamo attraversando una sorta di favela in cui osserviamo scene di povertà assoluta e vediamo edifici impensabili nell’Europa del 2017. La gente fruga tra l’immondizia abbandonata ovunque e gli unici mezzi che circolano sono carretti trainati da asini. Ovviamente non esiste asfalto e il vento solleva nuvole di polvere bianca che ricordano una tempesta di sabbia marocchina.

Carretto vicino a Valona

Valona.

Il paesaggio cambia totalmente quando ci troviamo sulla strada principale, e imboccando il lungomare in direzione Sud, ci sembra di attraversare un varco spazio-temporale. Ci dirigiamo verso il passo di Llogara, sull’unica via che attraversa l’Albania costeggiando l’omonimo parco nazionale, percorrendo dapprima una zona molto verde e piacevole che ricorda l’Oltrepò. La strada inizia però ben presto ad arrampicarsi sul serio, come segnalatoci prontamente anche dal motore della Punto, che comincia a dare segni di affaticamento. La carreggiata è piuttosto stretta e sotto di noi c’è costantemente un salto di svariate centinaia di metri. Fortunatamente di recente è stato installato il guardrail, ma non posso certo permettermi di guardare il panorama (lo fa Caterina, beata lei!), dato che tutta la mia attenzione è dedicata alla miriade di curve, tornanti e saliscendi. In tutta l’Albania non c’è una sola galleria e la strada segue pedissequamente l’andamento della montagna, sempre. La conseguenza di ciò è che i chilometri diventano faticosetti e, soprattutto, molto più lunghi. Per percorrere 40 chilometri ci impieghiamo circa due ore, e arriviamo nei pressi del valico quando è abbondantemente superata l’ora di pranzo.

Stiamo vicini a quota mille, all’ombra di un bosco di abeti, e Caterina suggerisce di fermarsi a mangiare qualcosa in uno dei tanti ristoranti del posto, una località turistica molto frequentata dai locali. Mi sembra una buona idea, anche perché sono piuttosto stanco e ho bisogno di sgranchirmi un po’. L’aria profuma di resina e di fumo di legna, ma il vento è freddo; entriamo alla svelta in una locanda di legno e mattoni e ordiniamo quello che offre la carta che ci viene prontamente presentata: due porzioni di carne di agnello alla griglia, verdure parimenti grigliate e ovviamente birra Tirana. Risulta tutto davvero ottimo, e prendiamo anche il dolce: una mostruosa coppa di yogurt di pecora autoprodotto annaffiata di miele locale e noci, talmente squisita che decidiamo che al ritorno, visto che dovremo passare per forza ancora di lì, compreremo del miele per casa.

Verdure grigliate e yogurt di capra con miele e noci.

Verdure grigliate e yogurt di capra con miele e noci.

Ristorati dalle fatiche della mattinata, paghiamo il conto (circa 15 euro in totale) e ripartiamo per la cima. Una volta qui ci fermiamo al belvedere, dato che anche io ho voglia di godermi un po’ il panorama, che effettivamente merita: il mare un chilometro più in basso è gravido di promesse e abbiamo l’impressione che la vacanza sia finalmente iniziata e che stia prendendo la giusta piega.

Panorama del litorale

Panorama del litorale.

Le fortissime raffiche di vento gelido nonostante il sole a picco ci convincono a risalire in auto e a farci quelle poche centinaia di curve che ci separano dal litorale che abbiamo appena visto.

Montagne

La strada per scendere.

La discesa è anche più impegnativa della salita, ma se non altro è più veloce, e in breve arriviamo a Palasë, sullo Jonio, e finalmente abbiamo di fronte un mare degno di questo nome. L’acqua, complice anche la spiaggia di finissima ghiaia bianca, è di una trasparenza cristallina, mentre il colore, attraversando tutte le tonalità del blu, passa dal turchese del bagnasciuga al lapislazzuli di dove è più profonda. Oltretutto ci siamo praticamente solo noi e perfino i pochi, disabitati ombrelloni di paglia in stile tropicale fanno la loro figura.

Spiaggia a Palasë.

Spiaggia a Palasë.

Abbiamo una voglia matta di farci un bagno, ma il vento non dà tregua e per di più l’acqua è gelida, quindi decidiamo di soprassedere, almeno per il momento, e lasciamo che i nostri occhi si ubriachino di questo spettacolo facendo una passeggiata sulla spiaggia. Ci rimettiamo quindi in viaggio per Saranda, dove abbiamo prenotato l’albergo. Passiamo per Dhermi, dove torneremo il giorno dopo. La strada riprende poi a salire con il consueto andamento irregolare e si incontrano delle curiose formazioni di roccia rossa che meritano una sosta e una foto.

Rocce rosse vicino a Dhermi

Rocce rosse vicino a Dhermi.

Panorama lungo la strada per Saranda

Verso Saranda.

Raggiungiamo la bellissima spiaggia di Himare, ma è ormai il tramonto, e decidiamo di rimandare di nuovo il bagno, proseguendo per Saranda. Con una certa difficoltà dovuta alla consueta mancanza di numerazione, troviamo il nostro albergo: si tratta di un recente palazzone praticamente fronte–mare. Lasciamo l’auto al parcheggio privato e due bellissimi gattini saltano fuori per darci il benvenuto e chiedere coccole e cibo. Mentre è curva su di loro, Caterina per caso guarda la Punto e mi segnala che c’è “qualcosa di appeso sotto”. Preoccupato dalla rivelazione e, soprattutto, dalla sua totale indeterminatezza, do un’occhiata e vedo che si tratta di un carter della ruota anteriore che si è parzialmente staccato e tocca quasi terra: un regalo del generale del giorno prima, con tutta probabilità. Non giudicandolo un pezzo fondamentale, tento di rimuoverlo completamente, ottendendo come unici risultati di impolverarmi dalla testa ai piedi e di destare la viva curiosità dei gattini. Avuta ulteriore conferma della mia scarsa attitudine alla meccanica e ai lavori manuali in genere, decido saggiamente di rimandare il problema a quando si manifesterà in modo più fastidioso di quanto non abbia fatto finora.

Entriamo nell’albergo e ci troviamo in una elegante hall. Sbrighiamo le formalità della registrazione con una ragazza che stranamente parla inglese, anche se la più stupita sembra lei nel vedere che lo parlano due italiani. Prima di accompagnarci in camera ci porta all’ultimo piano, dove ci sono il ristorante e una bellissima terrazza panoramica con vista sul litorale e l’isola di Corfù sullo sfondo. Purtroppo si vedono anche numerosi ecomostri, molti dei quali incompiuti, che confermano ancora una volta l’impressione di una totale mancanza di regole nello sviluppo edilistico, con il serio rischio di rovinare per sempre la notevole bellezza di questi luoghi. Peccato, anche perché l’Albania non ha molte risorse al di là di quelle naturali e una gestione di questo tipo manca completamente di lungimiranza e di buon senso. La bellissima luce del tramonto rende comunque tutto più sopportabile.

Saranda

Tramonto a Saranda.

La nostra camera è dignitosa, pulita e discretamente ampia e accogliente. Ci facciamo una doccia e usciamo per cena. Percorriamo la strada principale alla ricerca del ristorante suggeritoci da Tripadvisor e abbiamo l’impressione di trovarci in una sorta di Rimini dei poveri: molti locali piuttosto standardizzati, per turisti, anche se per fortuna, essendo bassa stagione, c’è davvero poca gente in giro. Troviamo il ristorante e mangiamo pesce grigliato per nulla di degno di nota, e anche il prezzo ci sembra un po’ sopra la media, per quanto assolutamente abbordabile (circa 15 euro per entrambi).



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