L'arrivo di Kant a Pavia: storia della prima edizione in italiano della "Critica della ragion pura"

In Cultura, Storia di Martino Sacchi

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1 – Pavia nel XIX secolo, in una incisione del 1832 (cfr.)

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2 – Immanuel Kant (1724 – 1804)

È una storia curiosa quella della primissima ricezione di Kant in Italia. È una storia anche un po’ “all’italiana”, nella quale si aggirano personaggi vissuti a cavallo tra ‘700 e ‘800 che tuttavia ci suonano estremamente familiari. Le prime opere di Kant ad attraversare le Alpi sono filosoficamente innocue, si tratta della sua Geografia fisica (Silvestri, Milano 1807-1811, vol. 6) e della Pedagogia (Idee sull’educazione, Silvestri, Milano 1808), scritti tardi e poco conosciuti che solo suscitarono un particolare interesse culturale in Ugo Foscolo che della Geografica fisica fu accanito lettore. Fu costretto tuttavia a leggerla in una traduzione eseguita da un pittore paesaggista dilettante di Werningerode (Germania), Carl August Eckerlin, che nel 1807 lavorava a Milano come funzionario addetto alle traduzioni. Nonostante tutto, tra i sottoscrittori dell’opera troviamo numerose cariche militari, tra cui «Sua Eccellenza il Ministro della Guerra, Caffarelli, per copie 50», «Abbiate, impiegato al Ministero della Guerra» «Primo, sott’ispettore de’ nitri e delle polveri», «Rodriguez, Direttore della scuola militare a Pavia» «Giunone, Capo d’Uffizio al Ministero della Guerra» e moltissimi altri. Del resto la Geografia fisica raccoglie nientemeno che 40 anni di lezioni sui più svariati argomenti trascritti dagli studenti di Kant e organizzati in un’opera che per la direzione militare del recentissimo Regno d’Italia costituitosi sotto Napoleone (1805), potevano costituire un vero tesoro.

Dando alle stampe […] la sua traduzione italiana della Geografia fisica, Augusto Euckerlin era certo consapevole di offrire al pubblico italiano un’opera enciclopedica riunente in compendio un’incredibile quantità di notizie tecniche concernenti la geografia non meno che la geologia, l’astronomia, l’idrografia, ecc. L’opera costituiva così un manuale prezioso per l’apprendimento di quelle nozioni tecnico-scientifiche a cui il Bonaparte assegnava tanto rilievo anche per la formazione dei quadri direttivi dell’esercito (i famosi ingénieurs militaires delle armate napoleoniche). 

P. Zambelloni, Le origini del kantismo in Italia[1]

Ma perchè questo approccio così mediato al filosofo tedesco, che del resto in Francia era ormai più che conosciuto, dove già vantava di una tradizione interpretativa e di una estesa manualistica a riguardo? Nel 1803 un padre ed educatore somasco[2] svizzero, maestro tra altri di Alessandro Manzoni a Lugano, Francesco Soave (Lugano 1743-Pavia 1806), pubblica a Modena una monografia dal titolo La filosofia di Kant esposta ed esaminata, nella quale tenta di confutare moralmente le tesi kantiane alle quali aveva avuto probabilmente accesso in tedesco o nell’edizione latina di Friedrich Gottlob Born pubblicata a Lipsia tra il 1796 e il 1797. Nonostante il saggio di Soave pesasse sulla cultura italiana più di quanto ci si possa immaginare, curiosamente, non suscitò l’interesse di un’organizzazione che fu una delle più temibili e potenti avversarie della cultura fino a poco tempo prima: l’Index librorum prohibitoru. Forse paghi della stroncatura di padre Soave, i censori non se ne interessarono fino alla traduzione italiana della Critica della Ragion Pura, il capolavoro kantiano, destinato a cambiare la storia del pensiero per sempre.

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3 – La prima edizione, in tedesco, della “Critica della ragion pura” di Kant, pubblicata a Riga nel 1781.

In Italia le cose non furono così facili né così immediate. La Critica si pubblicò a Riga (attuale Lettonia) per la prima volta in tedesco nel 1781, rimaneggiata sostanzialmente nel 1787, arrivò in Italia per mano di un medico militare di Pavia, Vincenzo Mantovani (Pavia 1773-Pavia 1832). Deciso a intraprendere carriera ecclesiastica entra in seminario e, conclusasi la preparazione del seminario generale, pur conservando il titolo di abate, si dedicò a studiare legge. Al fine di compiere il corso di legale venne inviato nel 1793 a Vienna, dove fu raccomandato ad un certo Cav. Alessandro Brambilla. Per motivi ignoti decise di abbandonare la carriera legale per dedicarsi alla medicina, entrò nell’accademia Giuseppina per formarsi come chirurgo ed entrò nell’esercito come chirurgo maggiore, dove fece carriera fino al grado di chirurgo delle guardie reali, dal 1806 al 1814. Scioltosi l’esercito italiano viene riformato e rimandato in Italia, dove viene nominato medico distrettuale a Codogno (Lodi) poi direttore e primario a Monza nel 1817. Nel frattempo Mantovani pubblica opere mediche come Dell’apparecchio ed estensione permanente nelle fratture degli arti inferiori, 1809, Storia di un’epidemia petecchiale nella provincia Lodigiana, Padova 1816, Saggio analitico della dottrina del controstimolo, Codogno 1816, anche se il suo destino è ben altro: infatti nel 1820 traduce in 8 volumi, finalmente, la Critica della Ragion Pura in italiano. L’incarico gli viene affidato da Defendente Sacchi, lungimirante editore pavese e uomo di cultura, il quale punta a inserire la Critica nella collana “Collezione dei Classici Metafisici”, progetto in fasce che all’epoca non contava che di pochissimi volumi. Difatti negli anni tra il 1818, anno di pubblicazione delle Opere metafisiche scelte di Renato Cartesio volgarizzate, al 1822, data di uscita dell’ultimo volume della Critica, vengono pubblicati ben 26 volumi di classici come Locke, Hume, Malebranche, Condillac e altri. Ed eccola, nel biennio 1820-22, l’uscita in 8 tomi della Critica della Ragion Pura. La traduzione non si basa sulla prima edizione (1781) bensì sulla seconda (1787) anche se l’edizione precisa su cui Mantovani lavora è una copia illegale e non autorizzata uscita a Francoforte e a Lipsia nel 1794, che esattamente come l’originale non prevede un indice presente invece nella prima versione. Questo costringe il medico a ricorrere alla traduzione latina di Born del 1796, il quale nel primo volume della Critica Rationis purae contenuta nell’Opera ad philosophiam criticam, aggiunge un “Conspectus” di 6 pagine, che Mantovani però ritiene opportuno rivedere completamente:

«Perciò finalmente che risguarda il volgarizzamento, fu esso eseguito sulla seconda edizione in data di Francoforte e Lipsia (1794): edizione che rinvenni scorretta anzi che no; e mi sarei trovato più volte imbarazzato in errori di stampa, che il senso affatto scambiavano, se non avessi avuto per cui giovarmi della versione latina, essendo altronde inverisimile, o per lo manco assai difficile, che i due testi si combinassero negli stessi abbagli appuntino. […] Mancando però nella seconda edizione alemanna la prefazione dell’autore alla prima ed il prospetto dell’opera, quella ho tradotta dal testo latino, e questo compilai per me stesso, non essendomi sembrato a bastanza preciso il latino; come mi parve util cosa imitarne l’esempio, nell’esibire tal prospetto ai leggitori»

(cfr. tomo I, pp.12-14)

Mantovani si rivela fin troppo zelante: nella prima edizione all’Introduzione Kant fa seguire un indice di solo 2 fogli mentre il pavese si dilunga per ben 14 pagine esibendo una esagerata attitudine analitica. È però curioso che la traduzione riporti entrambe le prefazioni originali di Kant ad ambedue le edizioni (1781, 1787) senza riportare però l’indice, presente appunto solo nella prima. (cfr. tomo I, pp. 89-117 e pp. 117-187). Alla prefazione alla seconda edizione Mantovani fa seguire il suo lungo Prospetto (cfr. tomo I, pp. 187-200).

Altrettanto curioso è un errore apparentemente inspiegabile del medico pavese: nel Proemio alla traduzione, Mantovani facendo riferimento agli strumenti e alle fonti di cui si è servito, afferma di aver fatto uso della recensione del Sig. Cons. Degerando, un francese, il quale, a detta di Mantovani, si avvale della saggistica tedesca: Reinhold, Schulze, Iacobi e Bardili, autori di cui lo stesso Mantovani dice di essersi servito (>cfr. tomo I, p. 10). Nelle note a piè di pagina corrispondenti a ciascun autore, il traduttore commette però una svista, che potrebbe far persino dubitare del suo reale avvenuto contatto con i materiali bibliografici: alla nota corrispondente a Schulze Mantovani riporta infatti «Aenesidemis, ossia osservazioni sulla filos. elem. di Reinhold. Germ. 1792., oltre gli schiarimenti, e l’Esame della critica 1789., 1791.» Non fosse che mentre l’Aenesidemis è un’opera di Gottlob Ernst Schulze, le altre due non sono altro che nell’ordine: Erläuterungen über des Herr Immanuel Kants Critik der reinen Vernunft (la prima edizione risale al 1784 mentre nel 1791 si pubblica la seconda)e Prüfung der Kantische Kritik der reinen Vernunft (apparsa in due volumi, il primo nel 1789 e il secondo nel 1792), di Johann Schultz… In pratica sotto il nome di Schulze, Mantovani raggruppa 3 opere che appartengono a 2 autori quasi omonimi, Gottlob Ernst Schulze (1761-1833) e Johann Friedrich Schultz (1739-1805), il secondo tra l’altro morto all’epoca della traduzione, al contrario del primo.

L’approccio del pavese è quello di una traduzione simultanea, legge e traduce, la sua comprensione dei termini evolve insieme alla trasposizione stessa e ciò rende la lettura, combinata con una prosa sintatticamente sofferta, quanto mai ardua e sgradevole. Benché la formazione filosofica dei medici dell’epoca non fosse di altissima qualità, ne rimane qualche traccia in una traduzione dell’autobiografia di Girolamo Cardano del 1821 dello stesso Mantovani e nel fatto che un altro medico di Pavia, Giuseppe Filippo Massara, fu incaricato, sempre da Defendente Sacchi, di tradurre le Passions di Descartes nel 1818 per la medesima collana che includeva la Critica. Quest’ultima appare pubblicata in circostanze curiose, come del resto la Logica kantiana (Logica di Emmanuele Kant, recata dall’originale tedesco in italiano dal prof. Alfonso Maria De Carlo, Salerno 1874). Entrambe appaiono in un contesto leggermente decentrato rispetto a dove ce le si sarebbe aspettate: Pavia e Salerno, mentre i grandi centri editoriali dell’epoca erano senza dubbio Milano e Napoli; parliamo di ben 1147 editori a nella città nordica e 951 in quella meridionale, senza contare le innumerevoli tipografie impegnate nella stampa di giornali e riviste. I due centri sono primi in classifica come numero di opere kantiane tradotte e pubblicate: 7 a Milano, prima in Italia, seguita appunto da Napoli con 3. Nonostante questo, benché non sia possibile interpretare il dato in maniera soddisfacente, bisogna constatare che due delle maggiori opere dell’autore tedesco appaiono fuori dai punti chiave dell’editoria italiana dell’epoca. A Pavia la Critica si pubblica per opera di Pietro Bizzoni, tipografo della Regia Università, un centro stampa all’epoca molto conosciuto, situato in corso Vittorio Emanuele (attuale corso Strada Nuova) al nº73, dedicato alla pubblicazione di testi specializzati nei più svariati argomenti: dai regolari bollettini scientifici della Facoltà di Medicina (1879-1899) agli Annuari dell’Università (1891-92 e 1899-900), passando per il Dizionario domestico Pavese-Italiano, (Pavia 1829), Garovaglio Santo, Sulle attuali condizioni dell’Orto botanico della Università de Pavia: relazione del professore e direttore di esso Dr. Santo Garovaglio, (Pavia 1862), Scarpa Antono, Memoria sull’idrocele del cordone spermatico di Antonio Scarpa, Professore emerito e Direttore della Facoltà Medica nell’I. R. Università di Pavia…: con due tavole incise in rame, (Pavia 1823) e moltissimi altri. Il frontespizio del primo volume non riporta il nome di Mantovani, che apparirà solo nel IV, di due anni più tardi:

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4 – Frontespizio dei tomi I (1820) e IV (1822).

È pero presente la dicitura «presso i collettori, coi tipi di Pietro Bizzoni, successori di Bolzani»: i “collettori”[3] di cui si parla altri non sono se non Defendente Sacchi, Luigi Rolla e Giuseppe Germani, che si occupano di accogliere, appunto, la Critica nella “Collezione dei Classici Metafisici”. Questi si affidano per l’operazione editoriale ai “tipi”, cioè alle stampe, di Bizzoni che prese il posto di Bolzani nella direzione della tipografia. Ma la storia dell’arrivo di Kant in Italia non era ancora finita: difatti la traduzione di Mantovani suscita l’interesse della Chiesa. La mattina dell’11 giugno 1827 Congregazione Generale dell’Index librorum prohibitorum decreta la messa all’indice della Critica della Ragion Pura. Questa, però, è un’altra storia.

Note

  1. [1]Zambelloni, P. Le origini del kantismo in Italia. Milano: Marzorati, 1971, pp. 123-124.
  2. [2]somasco: sono comunemente detti somaschi i membri dell’ordine dei chierici regolari di Somasca (in latino Ordo Clericorum Regularium a Somascha), un istituto religioso maschile di diritto pontificio.
  3. [3]Collettori: secondo il lessico bibliografico dell’epoca, i curatori di una raccolta di libri, editori.
Grazie a Giorgio Castiglioni di Bibliotopia per la consulenza bibliografica.

Bibliografia

  • Mantovani, Vicenzo Critica della Ragion Pura. Pavia: Successori Bizzoni, 1820-22.
  • Tolomio, Ilario. “L’abate Albertino Bellenghi e la messa all’indice della Critica della Ragion Pura”. Rivista di storia della filosofia, 1/1999: 29-42.

  • Kantiana. L’Università Della Valle D’Aosta – Université De La Vallée D’Aoste, 27 Aug. 2015. Web. 31 Aug. 2015. <http://www.kantiana.it/>.
  • Soave, FrancescoTreccani Enciclopedia online. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Web 23-8-2015.
  • Soave, Francesco“. Dizionario storico della Svizzera. 1-10-2013, Web. 23-8-2015.

Immagini

  1. 1832 c.a, anonimo, incisione. Da La torre del pizzo in giù – almanacco dilettevole per l’anno Bisestile 1832. […] Compilato dal P.F.P. – Pavia, presso Fusi e Comp. Pavia, 1832.
  2. XVIII secolo, ritratto di Immanuel Kant [PD] Commons.
  3. © Foto H.-P.Haack [CC-BY-SA 3.0] Antiquariat Dr. Haack Leipzig/Commons.
  4. Frontespizi dei tomi I (1820) e IV (1822), tipo grafia Pietro Bizzoni in Pavia [PD]
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Martino Sacchi

Studia filosofia a Barcellona, appassionato di lotta e rum. Avrebbe voluto pubblicare, tra gli altri, “Ricky Martin, interprete critico della modernitá”, “Paperon de Paperoni e il protocapitalismo calisotese” e “l'ontologia di Alien”. Non ha mai nemmeno fondato nessuna rivista, ma quello che non ha è quel che non gli manca.