Beatty, Nevada. La città dove non si facevano domande

In Città, Geografia insolita di Silvio Dell'Acqua

Downtown Beatty Nevada USA

1 – Beatty (© M.Holloway/Commons CC-BY-2.0)

Beatty, Nevada. Abitanti circa 426, a seconda di chi voleva saperlo.[1]

Oklahoma, estate del 1964. Quando il perito elettronico ventisettenne, ex militare e “consigliere” della CIA, rispose ad un annuncio sul giornale di tale azienda Unitech che cercava specialisti in radar e telemetria per un «progetto spaziale», non era molto convinto che avrebbe trovato lavoro. Ed invece due giorni dopo T.D. Barnes aveva il posto ed era in viaggio con la moglie Doris e le due figlie verso una cittadina del Nevada che non aveva mai sentito nominare, sperduta nel deserto del Mojave, con appena quattrocento abitanti o poco più ma dotata di un piccolo aeroporto, un casinò, ben undici chiese e nove pompe di benzina. Arrivati, si fermarono ad una di queste per fare rifornimento e quello che sembrava essere un senzatetto locale si avvicinò loro osservando: «beh, fa più caldo che all’inferno, non è vero, Barnes?». Che facesse caldo a due passi dalla Valle della Morte era fuor di dubbio, quello che invece l’esperto di radar non capiva era «come diavolo facesse» lo sconosciuto a sapere il suo nome.[2] Intervistato quarantacinque anni dopo, ormai imprenditore nel campo della prospezione gas-petrolifera,[3] avrebbe ammesso che ancora non riusciva ad  «immaginare cosa si nascondesse dietro quelle pompe di benzina e quelle chiese».[2]

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Beatty 36.908557, -116.759227 Beatty, Nevada

Beatty era stata fondata nel 1904 quando tali Frank “Shorty” Harris ed Ernest “Ed” Cross scoprirono un filone d’oro sulle colline ad est della Oasis Valley, ai piedi della desolata Yucca Mountain e ad un giorno di cavallo dalla famigerata Death Valley. La cittadina doveva il proprio nome a tale Murray “Old Man” Beatty, un ex-raccoglitore di borace di Amargosa nativo dello Iowa che aveva combattuto nell’Unione durante la guerra di secessione (1861–1865) e nella primavera del 1896 si stabilì in un ranch appena a nord dell’attuale cittadina, guadagnandosi così il titolo di “primo abitante”.

Beatty Nevada 1907

2 – Panorama di Beatty nel 1907.

Agli inizi del ‘900 la scoperta di numerosi e vasti giacimenti di oro, d’argento e cave di riolite[4] nella zona di Tonopah aveva attirato in pochi anni trentamila persone[5] mosse dalla speranza di fare fortuna in breve tempo. Questa nuova “corsa all’oro”[6] portò al fiorire delle cosiddette boomtown, villaggi minerari esistenti o spuntati dal nulla che crebbero rapidamente ed in modo caotico, alimentati dall’arrivo in massa non solo di cercatori d’oro ma anche di carrettieri, mercanti, faccendieri, insegnanti, famiglie con figli e dalla conseguente creazione di un indotto dell’attività estrattiva. I principali centri di questa ultima ondata di “Vecchio West” furono la stessa Tonopah e le cittadine dagli eloquenti nomi di Goldfield (“campo d’oro”) e Rhyolite (dal nome di una roccia vulcanica), intorno alle quali si sviluppò una serie di insediamenti satellite. Nel 1907 Rhyolite contava 6000 abitanti, il che ne faceva la città più grande del Nevada.

Rhyolite tra il 1905 ed il 1908

3 – La città di Rhyolite tra il 1905 ed il 1908.

Stazione ferroviaria abbandonata di Rhyolite

4 – Stazione ferroviaria abbandonata di Rhyolite.

Tanto velocemente si svilupparono queste comunità quanto velocemente sarebbero svanite, insieme ai sogni di ricchezza e di indipendenza dei pionieri: il boom si basava infatti sulla speculazione e sul presupposto che le colline circostanti, dette “Bullfrog Hills”, fossero piene d’oro. Ben presto però i depositi si rivelarono superficiali e la notizia di loschi traffici venuti a galla dietro le attività estrattive in altre aree della California e del Nevada fece evaporare la fiducia degli investitori. Le azioni della Montgomery Shoshone, la più importante compagnia mineraria di Rhyolite, crollarono e nel marzo 1911 la miniera, ormai esaurita, dovette chiudere. Il Rhyolite Herald, il quotidiano cittadino, il 25 marzo titolò «La Montgomery Shoshone è morta!» e l’8 aprile lo stesso giornale chiuse i battenti. Nel 1914 la Las Vegas and Tonopah Railroad sospese il collegamento ferroviario e nel 1916 la Nevada Power Company sospese la fornitura di energia elettrica alla cittadina. Nel 1920 a Rhyolite restavano solo 14 persone e nel 1924 morì l’ultimo solitario residente. La desolazione della città deserta fu così descritta dal giornalista William Caruthers , che vi si accampò il primo gennaio del 1926:

La mattina successiva ho curiosato nei negozi abbandonati per ammirare le cose di valore lasciate alle spalle. Porcellane ed argento nelle case abbandonate in fretta e nei principali caffé. Le casupole [delle prostitute] portavano ancora i nastri smessi e le sete delle ragazze e per quanto ne so, la scarpetta di raso che ho trovato su un letto poteva essere quella che “Shorty” Harris aveva riempito di champagne per brindare al fascino di Flaming Jane.[7]

Tutti i piccoli centri sorti intorno a Rhyolite ne seguirono il destino, diventando ben presto città fantasma e miniere abbandonate. Tutte, tranne Beatty, che si trovava appena sei chilometri ad est e fu l’unico centro sopravvissuto al risveglio dal sogno dell’ultima febbre dell’oro.

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5 – Beatty: elevazione 3300 piedi (mille metri) sul livello del mare (© M.Holloway/Commons CC-BY-2.0)

A salvare la cittadina fu in larga parte la posizione favorevole rispetto alle località minerarie della zona. Si trovava a mille metri sul livello del mare ma in pianura, vicino al torrente Amargosa, era ben collegata e sulla strada per Las Vegas, ma soprattutto aveva l’acqua potabile: bastava scavare un pozzo profondo una decina di metri per trovarla. Una volta superata l’improvvisa e profonda crisi del 1910 che aveva decimato gli insediamenti circostanti, Beatty era divenuto il centro economico e sociale di un’area geografica molto vasta, che si estendeva per un raggio di 50 miglia nelle regioni desertiche tra California e Nevada.

Proibizionismo, California 1925

6 – California, 1925: lo Sceriffo della contea di Orange fa svuotare nelle fogne i contenitori di alcol illegale sequestrati.

La piccola comunità visse di residui dell’attività mineraria a Pioneer e Ryholite, commercio locale e distribuzione di carburanti finché nel 1919 venne in aiuto il proibizionismo: un luogo tanto isolato era ideale per le distillerie clandestine e Beatty divenne un centro di produzione e vendita di alcol illegale, forse la maggiore risorsa economica della città per i successivi dieci anni. I bootlegger locali (praticamente la maggioranza dei residenti) distillavano lo zucchero acquistato all’emporio locale in alambicchi scaldati a cherosene, producendo grandi quantità di acquavite di bassa qualità che veniva venduta in qualunque recipiente, dalle bottiglie ai barili. Molti si facevano la birra in casa, l’odore di alcol era talmente forte che si sentiva ancor prima di entrare in città. L’ufficio dello sceriffo della Contea di Nye chiudeva un occhio e grazie al telegrafo della Tonopah & Tidewater Railroad si sapeva con ampio anticipo dell’arrivo di agenti federali da Las Vegas. Nel 1933 però l’alcol fu nuovamente liberalizzato e anche questa seconda “epoca d’oro” volse al termine, ma la duttile comunità di Beatty seppe sfruttare una nuova occasione.

Valle della Morte (Tuxyso/Commons CC-BY-SA 3.0)

7 – La Valle della Morte (Tuxyso/Commons CC-BY-SA 3.0).

Nello stesso anno infatti la Death Valley fu dichiarata “monumento nazionale”,[8] mentre due anni prima (1931) la liberalizzazione del gioco d’azzardo e la costruzione della diga di Hoover avevano avviato una forte crescita sia demografica che economica della città di Las Vegas.[9] Ora, Beatty era praticamente un passaggio obbligato per chi dal nord del Nevada o della California volesse visitare la Valle della Morte o Las Vegas. Anche da quest’ultima, che distava 110 miglia, Beatty era meta di gite “fuori porta” nel Nevada rurale e minerario. Tra il 1929 ed il 1940 la popolazione di Beatty crebbe da 169 persone a 450.

ArizonaGaspump1937

8 – Una pompa di benzina nel 1937 (Arizona)

La diffusione delle automobili creò nuove opportunità di lavoro: le stazioni di servizio, che offrivano oltre al carburante anche pneumatici, riparazioni e la possibilità di una sosta durante il lungo viaggio divennero (e lo sono tutt’ora) un fattore trainante dell’economia di Beatty: questo spiega le numerose pompe di benzina. Per quanto le popolazioni rurali del Nevada non fossero certo note per lo spiccato senso religioso, neanche il numero di chiese era poi così strano. L’America infatti è sempre stata caratterizzata dalla proliferazione delle denominations, le confessioni religiose derivate dalle chiese protestanti riformate, ciascuna delle quali voleva il proprio tempio. Beatty non era esente da questo fenomeno ed anzi un luogo così isolato aveva forse il sapore della “missione” per gli uomini di fede. Il più antico edificio di culto era la chiesa episcopale, un edificio in pietra risalente a prima del proibizionismo, cui si aggiunsero quella dei mormoni e la “Community Church” dei battisti. Da una scissione di questi ultimi nacquero negli anni ’80 i “battisti del sud” così detti perché costruirono la propria chiesa nella parte meridionale della città (stiamo sempre parlando di meno di 500 abitanti). Nello stesso periodo ci fu un’altra chiesa (o setta), che però fece ben presto armi e bagagli e si trasferì a Las Vegas dopo che uno dei membri ebbe una visione apocalittica secondo la quale Beatty sarebbe stata distrutta da una pioggia di lapilli come Sodoma e Gomorra. La chiesa cattolica fu costruita invece nel 1956 su richiesta del personale militare presente nella zona (su cui torneremo in seguito) ma il sacerdote risiedeva a Tonopah e veniva a celebrare la funzione solo due volte al mese.

USS West Virginia, Pearl Harbor 1945

9 – Soccorsi alla USS “West Virginia” dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.

Con gli anni ’40 arriva l’elettricità ed il telefono. La prima fornita dai quattro generatori diesel International da 50 kW della Amargosa Power Company, il secondo portato dalla guerra. Da quando la T&T Railroad, proprietaria dell’unico telegrafo, aveva cessato l’attività (a causa della diffusione del trasporto su gomma) la comunità di Beatty era rimasta isolata dal mondo. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor del 1941 l’America entrava ufficialmente nella seconda guerra mondiale e l’economia del paese dovette essere orientata allo sforzo bellico. Le stazioni di servizio (tranne una, della Union Oil) e le poche miniere di oro e di argento rimaste nella zona furono chiuse in quanto attività «non essenziali», ad eccezione della miniera di Crowell poiché vi si estraeva fluorite[10] che era invece necessaria per la produzione di acciaio. Fu proprio la presenza di una risorsa “strategica” come la fluorite il motivo per cui Beatty venne dotata a spese del governo di un collegamento telefonico con il centralino di Tonopah, tornando così in contatto con il mondo.

La guerra avrebbe portato molti cambiamenti alla cittadina, che sembrava destinata a reinventarsi ad ogni decade. Già un anno prima era stata stabilita a Tonopah una base dell’aviazione militare denominata “Tonopah Army Air Field” e ad est di Beatty furono espropriati i terreni da destinare ad un vastissimo poligono di tiro di 680 miglia quadrate per bombardieri ed artiglieria, detto “Tonopah Bombing Range”.[11] La militarizzazione della zona aveva portato un nuovo indotto che compensò la perdita di attività estrattive e turistiche, tanto che la popolazione nel 1950 era aumentata, seppure di poco, a 468 abitanti.

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10 – Ingresso del “Nevada Test Site” (U.S. DOE/NNSA).

Nel 1951 la “Atomic Energy Commission”[12] annunciò una serie di test atomici all’interno del poligono, in seguito noto come “Nevada Test Site”. Il Beatty Bulletin titolò «Beatty sembra essere la città più vicina al sito dei test atomici»[13] ma, rassicurava un portavoce dell’agenzia, «gli alti canyon circoscriveranno le esplosioni nucleari sperimentali, fornendo uno scudo efficace contro la trasmissione di radioattività al di là della zona controllata»[13] e che «tutte le necessarie precauzioni saranno prese per assicurare il mantenimento delle condizioni di sicurezza».[14] La prima bomba sperimentale fu detonata il 27 gennaio del 1951 sul lago asciutto di Frenchman Flat e centinaia[15] di altri test sarebbero seguiti, con varie modalità, nei successivi decenni.[16]

Plumbbob Fizeau test

11 – Test della bomba nucleare “Fizeau”  da 11 kiloton, il 14 settembre 1957 (U.S. DOE/NNSA).

Gli abitanti di Beatty, più che preoccuparsene, vedevano i test come un curioso spettacolo ed andavano sulle colline a cercare punti di osservazione favorevoli per godersi l’esplosione, come fossero fuochi d’artificio. Per la cittadina, la guerra fredda e la corsa agli armamenti era un nuovo businnes: il poligono nucleare creò immediatamente 300 posti di lavoro che sarebbero presto aumentati, secondo la Commissione per l’Energia Atomica, a 1300.[17] L’opportunità di un impiego nella costruzione e manutenzione delle strutture attirò decine di famiglie, alcune delle quali si stabilirono a Beatty, dove gli affitti erano più bassi rispetto a Las Vegas, e mandarono i figli alla scuola locale. Un residente descrive così la vicinanza con il sito dei test nucleari: «È stata una buona cosa per Beatty. Ha portato lavoro per un sacco di gente, un sacco di nostri amici. Probabilmente molte persone che conosciamo e con cui siamo amici, non sarebbero nemmeno qui se non fosse per il Test Site.»[18]

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12 – Mappa del territorio federale del Nevada Test and Training Range (qui indicato come “Nellis Air Force Range”), con il poligono nucleare (“Nevada test Site”) e la cosiddetta “Area 51”. Appena ad ovest del poligono si trova la cittadina di Beatty e appena a sud quella di Mercury, l’unica all’interno della zona ristretta.

Ma non c’erano solo i test nucleari. Il poligono era solo una parte di un immensa area nota come “Nevada Test and Training Range” o “Nellis Air Force Range”, posta sotto il diretto controllo federale ed estesa per oltre dodicimila km² (quasi quanto l’intero stato del Montenegro), all’interno della quale avrebbero operato nell’assoluta segretezza svariate agenzie governative e contractor privati di comprovata fiducia, spesso senza sapere esattamente gli uni cosa facessero gli altri se non «strettamente necessario». Così negli anni ’60, mentre la Atomic Energy Commission faceva esplodere ogni tipo di ordigno nucleare nel poligono ad est di Beatty, la CIA testava gli avanzatissimi aerei spia supersonici Lockheed A-12 “Oxcart” in una installazione segretissima sul Groom Lake, la cosiddetta “Area 51“.

North American X-15

13 – Un North American X-15 in volo

Intanto in California la U.S. Air Force e la NASA lavoravano invece congiuntamente ad un altro progetto non classificato, l’aereo sperimentale North American X-15, progettato per i voli suborbitali fino ad oltre 100 km di quota.[19] Non era un aereo militare ma un dimostratore tecnologico, il cui scopo era raccogliere dati preziosi per il programma spaziale: in pratica fu il primo veicolo spaziale americano riutilizzabile.[20] Tra i piloti che volavano sull’X-15 c’era anche Neil Armstrong, che nel 1969 sarebbe stato il primo uomo sulla Luna, e Joseph Engle, in seguito comandante dello Space Shuttle.

X-15 schema di volo (NASA)

14 – Schema di volo di una tipica missione dell’X-15. Le postazioni radar lungo il percorso si trovavano ad Ely ed a Beatty.

I test prevedevano tipicamente che l’aereo venisse sganciato in volo dal Boeing NB-52 della NASA[21] decollato dalla base aeronautica nei pressi di Wendover (Utah), per poi accendere il motore ramjet che lo avrebbe spinto ai limiti dell’atmosfera. Sperimentata per 3 minuti l’assenza di peso, il velivolo sarebbe rientrato sfrecciando sopra i cieli del Mojave all’incredibile velocità di Mach 6 ed oltre[22] verso la base di Edwards, in California, per atterrare come un normale aereo. Questa rotta intersecava lo spazio aereo ristretto del Nevada Test Site, per cui la NASA dovette concordare con la AEC le date dei voli per evitare al pilota la spiacevole situazione di trovarsi a sorvolare un test nucleare. Il volo era continuamente monitorato da Edwards e da due installazioni appositamente costruite lungo il percorso: una ad Ely, nel Nevada, e l’altra a Beatty. La Unitech che aveva assunto Barnes era il contractor privato che aveva l’appalto per la conduzione della stazione radar di Beatty, costruita nel 1958 sul monte Springdale, una decina di chilometri a nord della cittadina e ad ovest della U.S. Route 95.

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15 – Radar di Beatty, sul monte Springdale.

Il progetto X-15 aveva portato a Beatty uno staff permanente di una decina di persone con relative famiglie, ma molti di più erano i residenti impiegati in attività più o meno segrete all’interno del Nevada Test Site: negli anni’60 chi viveva a Beatty, o aveva una pompa di benzina, o lavorava per qualche agenzia governativa.[23] Quasi nessuno sapeva cosa facevano gli altri e tutti erano abituati a non fare domande. Non ne fecero nemmeno i vicini di casa dei Barnes, quando sul loro vialetto fu parcheggiato per la notte un rimorchio che trasportava l’X-15 recuperato dopo un atterraggio di emergenza sul Grapevine Lake, a nord di Beatty, e subito battezzato dalle figlie «l’astronave di papà».

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16 – Centro di Beatty (© M.Holloway/Commons CC-BY-2.0)

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17 – Beatty: insegna di un bordello, con parcheggio gratuito per camion.

Intanto, la cittadina manteneva una facciata “pubblica”: guidatori di trucks, camperisti diretti alla Valle della Morte e turisti in cerca del fascino del deserto e delle ghost town potevano trovarvi stazioni di servizio, motel e negozi. Grazie al turismo ed agli investimenti federali negli anni ’60 Beatty divenne la più grande comunità della contea di Nye a sud di Tonopah, fu finalmente raggiunta da una rete elettrica stabile alimentata dalla diga di Hoover, si dotò di un corpo di pompieri volontari (l’autopompa fu donata dall’agenzia federale per i rifiuti atomici, U.S. Ecology), la scuola venne ampliata. Nonostante ciò, e nonostante il ruolo nella più avanzata industria della difesa, Beatty rimaneva uno degli ultimi baluardi del vecchio West: lo spirito di adattamento degli abitanti, che amavano (allora come oggi) la vastità del deserto e vedevano l’isolamento come un privilegio, ma anche l’intraprendenza e la capacità di rinnovamento della comunità, che dimostrava di sapersi reinventare ogni qualvolta le mutate condizioni l’avessero reso necessario, ne facevano una vera “città di frontiera americana”. Non tanto nel senso geografico di “confine”, di ultima pompa di benzina prima della Valle della Morte o di cancello sui segreti del poligono nucleare, quanto invece in quello, teorizzato nel 1893 dallo storico Frederick Jackson Turner nell’opera The Significance of the Frontier in American History, di essenza dello spirito americano e del carattere nazionale. Come per i primi cercatori d’oro, Beatty continuava ad essere uno di quei luoghi dove, anche se i sogni non diventavano realtà, restava comunque la possibilità di sognare di nuovo.


Il film Bagdad Café (USA, 1987) di Percy Adlon è ambientato in una stazione di servizio sperduta nel deserto del Mojave, da qualche parte vicino a Las Vegas, gestita dalla infelice Brenda e frequentato da una schiera di pittoreschi personaggi. La turista tedesca Jasmin, come Brenda appena lasciata dal marito, porta con la sua simpatia ed i suoi spettacoli di magia una nuova vita al desolato locale.

Calling You, Jevetta Steele
(dalla colonna sonora del film Bagdad Café, 1987)

Note

  1. [1]Jacobsen (op. cit.)
  2. [2]Dalle interviste a Doris e T.D. Barnes di A. Jacobsen (op. cit.) Lo si prenda come aneddoto.
  3. [3]T.D. Barnes all’epoca aveva già lavorato come esperto radio per la CIA in Germania, durante la crisi di Berlino del 1961 e sarebbe stato in seguito selezionato per lavorare all’interno dell’Area 51. Negli anni ’70, dopo aver gestito un motel, fonderà una compagnia di prospezione petrolifera. (cfr. sito personale)
  4. [4]La riolite è una roccia vulcanica effusiva, simile al porfido, impiegata come materiale da costruzione.
  5. [5]Si consideri che all’epoca la popolazione dell’intero Nevada ammontava all’incirca a quarantamila abitanti.
  6. [6]I più importanti boom minerari nella storia americana sono stati la “Gold Rush” del Klondike (1896–1899), quella della California (1848–1855) e quella delle Black Hills (1874–1877).
  7. [7]Caruthers, William. Loafing Along the Death Valley Trails: A Personal Narrative of People and Places. Ontario, CA: Death Valley Publishing Co. 1951. Pag. 55. (cit in McCracken, op. cit.)
  8. [8]Dal 1994 è anche “parco nazionale”.
  9. [9]HistoryCity of Las Vegas (sito ufficiale)
  10. [10]Fluorite: fluoruro di calcio
  11. [11]All’epoca l’attuale USAF non esisteva ancora. Gli “U.S. Army Air Corps”, poi “U.S. Army Air Forces” (dal ’41) era la branca aeronautica dell’esercito. Divenne arma aerea a sé stante solo nel 1947, con il nome di “United States Air Force.”
  12. [12]Ente predecessore dell’attuale “Department of Energy”
  13. [13]“Beatty Appears to Be Nearest Town to Site of Atomic Tests.” Beatty Bulletin. January 19, 1951.
  14. [14]Beatty si trovava in genere sopravento al momento delle detonazioni e quindi non veniva interessata dal fallout radioattivo.
  15. [15]Solo all’interno del Test Site 100 in superficie ed oltre 800 sotterranei.
  16. [16]Dopo il “Trattato sul bando parziale dei test nucleari” del 5 agosto 1863 sarebbero stati eseguiti solo test sotterranei.
  17. [17]“To Employ 1300 at Atomic Test Site.” Beatty Bulletin. July 27, 1951. Cifra peraltro mai raggiunta (cfr. McCracken, op. cit.)
  18. [18]Riportato in McCracken (op. cit.)
  19. [19]Un volo suborbitale è un volo spaziale che raggiunge lo spazio, ma che rientra nell’atmosfera senza compiere una rivoluzione completa.
  20. [20]Si intende per riutilizzabile un veicolo spaziale in grado di atterrare, ad esempio come un normale aereo, ed essere riutilizzato per la missione successiva, come lo Space Shuttle.
  21. [21]Battezzato Balls 8, il Boeing NB-52 della NASA era una versione del bombardiere strategico a lungo raggio B-52 “Stratofortress”, privo di armamenti ed adattato all’uso come “nave madre”, ovvero per “lanciare” velivoli sperimentali. L’X-15 era infatti dotato di statoreattore o ramjet, un tipo di motore che non può essere acceso “a punto fermo” (cioè a velocità zero) ed ha cattive prestazioni a basse velocità.
  22. [22]La massima velocità raggiunta dall’X-15 fu Mach 6,70 (7 274 km/h). 1 Mach corrisponde alla velocità del suono nel fluido considerato, che nell’aria è 1237,68 km/h.
  23. [23]McCracken (op. cit.)

Bibliografia e fonti

Immagini

  1. © M. Holloway, 2009 [CC-BY 2.0] Flickr/Commons;
  2. 22 aprile 1907 [PD] California Panorama Co. Los Angeles/Library of Congress;
  3. 1905–1908 [PD] Commons;
  4. Gedstrom, Rhyolite 2006 [PD] Commons;
  5. © M. Holloway, 2006 [CC-BY 2.0] Flickr/Commons;
  6. 1925 c.a [PD] Orange County Achives/Commons;
  7. Tuxyso [CC-BY-SA 3.0] Commons;
  8. Dorothea Lange, Farm Security Administration/WPA 1937: foto scattata tra Yuma e Phoenix in Arizona [PD] Library of Congress;
  9. “Rescuing survivors near USS West Virginia, during Pearl Harbor raid”, U.S. Navy C-5904 [PD] Navsource Online;
  10. courtesy of National Nuclear Security Administration / Nevada Site Office [PD] U.S. DOE/NNSA;
  11. courtesy of National Nuclear Security Administration / Nevada Site Office [PD] U.S. DOE/NNSA;
  12. Finlay McWalter [PD] Commons;
  13. U.S. Air Force [PD] Commons;
  14. “X-15 TYPICAL MISSION.” [PD] Library of Congress;
  15. U.S. Government, anni’60 [PD] Barnes Home Page;
  16. © M. Holloway, 2006 [CC-BY 2.0] Flickr/Commons.
  17. Joe Tordiff [CC-BY 2.0] Flickr/Commons;
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Silvio Dell'Acqua

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Fondatore, editore e webmaster di Laputa. Cultore Italiano di Storia della Croce Rossa Internazionale (CISCRI). Le notti insonni sono fatte per scoprire vecchie ferrovie ed esotiche monorotaie, progetti perduti di un futuro che non è mai arrivato se non in qualche universo parallelo.