Bandiera di parlè

In Bandiere, Militaria, Storia di Silvio Dell'Acqua

1864-2014: 150º anniversario della Croce Rossa
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2 – La “White Ensign” della Royal Navy dal 1630 al 1707 era una bandiera bianca con una “croce di S. Giorgio” rossa al cantone.

La bandiera bianca è sempre stata, nelle consuetudini militari degli eserciti di terra, il segno universalmente riconosciuto di tregua, trattativa e -per estensione- di resa. In mare però, non sempre poteva dirsi altrettanto: nel XVII secolo infatti un marinaio avrebbe probabilmente riconosciuto nella bandiera bianca la “White Ensign” della marina inglese,[1] oppure (sino al XVIII secolo) il vessillo borbonico della flotta francese,[2] prima che una richiesta di tregua. Tra le marine militari occidentali era invece usanza che la bandiera di trattativa o “parlè” (in inglese parlez o parley, pronuncia /ˈpɑrli/) fosse nera, con lo stesso significato tradizionalmente riconosciuto alla bandiera bianca negli scontri di terra.[3][4] A differenza di quest’ultima, soprattutto nell’ambito della pirateria e della guerra di corsa, la bandiera nera aveva in origine un significato inquietante ed opposto: era infatti segno di “battaglia senza quartiere”.

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3 – 16145 c.a, nave francese attaccata da pirati barbarici: batte la bandiera bianca, vessillo da guerra della Marina francese, e la defiance flag rossa ad indicare la volontà di non arrendersi e rispondere al fuoco.
(National Maritime Museum)

Agli inizi del XVI secolo, l’epoca cosiddetta “d’oro” della pirateria caraibica, era costume dei pirati utilizzare bandiere rosse o nere, associate rispettivamente al sangue ed alla morte. I cosiddetti jolly roger, vessilli con simboli di teschi e coltellacci o simili, sarebbero in realtà arrivati solo verso la fine del XVII secolo. La bandiera rossa o bloody flag si era già ampiamente affermata nelle acque europee come defiance flag, bandiera di sfida (il cui uso risalirebbe ai marinai normanni del XIII secolo[5]) ovvero un segno per comunicare le intenzioni bellicose di chi la issava, tanto che tra il 1647 ed il 1799 fu addirittura regolamentata nelle “Fighting Instructions” del codice navale della marina inglese.[6] Era quindi naturale che le navi pirata, in mancanza di altri simboli comuni, finissero per essere identificate con la bandiera di sfida; tanto che una delle ipotesi etimologiche sull’origine del termine jolly roger sostiene che questo sarebbe una corruzione nell’inglese marinaresco del francese joli rouge, “bel rosso” (ipotesi però poco accreditata[7]). La bandiera nera era invece utilizzata per lo più come no quarter flag, ovvero come segno dell’intenzione di non concedere possibilità di resa. Nel 1585 ad esempio, durante la battaglia di Cartagena de Indias (nell’odierna Colombia) Francis Drake, corsaro inglese che –in quanto tale– solitamente batteva la bandiera della Royal Navy, aveva invece issato «bandiere e stendardi neri»[8] per minacciare la battaglia «fino alla morte». Un corsaro altro non era che un privato ufficialmente autorizzato da un governo, mediante una “patente di corsa”, a svolgere attività di rappresaglia[9] nei confronti di una fazione nemica: in pratica ciò che oggi definiremmo un contractor militare.

Boazio-Sir_Francis_Drakes_West_Indian_Voyage

4 – Il viaggio del corsaro britannico Sir Francis Drake alle Indie Orientali nel 1585–1586.
Mappa del cartografo italiano Baptista Boazio.

Se questi simboli potevano considerarsi sufficientemente consolidati presso le marine regolari ed i corsari, che sovente delle prime rispettavano regole, costumi e bandiere, lo stesso non si poteva dire ovviamente per i pirati che, pur avendo le proprie consuetudini, tendenzialmente non obbedivano ad alcuna norma scritta. Ogni capitano faceva un po’ a sé e per qualche motivo, in ambito piratesco, i colori delle bandiere finirono per invertirsi:[10] con l’inizio del XVIII secolo la no quarter flag era diventata quella rossa, come testimonia ad esempio tale capitano inglese Richard Hawkins,[11] catturato nel 1724 nella baia di Honduras dalla ciurma del pirata Francis Spriggs (ed evidentemente sopravvissuto), in una lettera pubblicata sul periodico Political State of Great Britain nell’agosto dello stesso anno:

Quando combattono sotto il jolly roger danno quartiere, cosa che invece non fanno quando combattono sotto la bandiera rossa o insanguinata.[12]

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5 – Il jolly roger di Spriggs (e di altri pirati) raffigurava uno scheletro che trafigge un cuore su fondo nero.

Al contrario il jolly roger citato da Hawinks sarebbe quindi la bandiera nera su cui campeggiavano i simboli identificativi del capitano: uno scheletro che trafigge un cuore nel caso di Francis Spriggs[13] ed altri pirati, oppure il classico teschio e tibie incrociate tramandatoci dall’iconografia leggendaria come “bandiera pirata” per eccellenza. Dalla metà del XVI secolo era uso dei pirati -soprattutto francesi- innalzare prima la defiance flag per offrire la possibilità di resa,[] rifiutata la quale avrebbero issato la seconda dichiarando la lotta senza quartiere. Essi miravano infatti a catturare la nave intatta, per non rischiare di perdere il carico, e con la minaccia della no quarter flag si costruivano una reputazione abbastanza spaventosa da indurre la maggior parte dei mercantili ad arrendersi senza combattere alla sola vista della bandiera nera.[14] In questo caso il capitano veniva “invitato” a salire a bordo del vascello pirata[14] per concordare il rilascio della nave in cambio di beni e valori:[15] se non si verificavano incidenti, la nave abbordata poteva il più delle volte riprendere la propria strada, dopo aver pagato il proprio quartiere ai pirati. Questa espressione deriva dall’antico linguaggio militare, dove il “quartiere” era una somma di denaro, pari appunto ad un quarto della paga di un ufficiale, che poteva essere simbolicamente versata da uno dei due contendenti ad un duello (un tempo sbrigativo metodo di risoluzione di molte controversie) per ritirarsi dalla sfida:[16] per questo motivo si dice ancor’oggi senza quartiere una battaglia, anche in senso figurato, condotta senza sosta fino alla fine. La resa immediata della nave abbordata comportava quindi l’accettazione del privilegio della tregua, una sospensione del conflitto che poteva risolversi o meno in una trattativa tra “gentiluomini”[17] che veniva condotta sotto l’egida della bandiera nera. Una tregua non richiesta, imperativa come del resto la stessa grammatica del termine parlez («si parli!»)[4] suggerisce, ma pur sempre una tregua che portava ad un vantaggio reciproco. Come si può però parlare di bandiera di “trattativa”, quando questa è unilaterale e svolta sotto l’imposizione delle armi?

Pirate Flag

6 – Il classico teschio con le tibie incrociate è probabilmente il jolly roger più noto, ed era utilizzato ad esempio dal pirata Edward England agli inizi del XVIII secolo. Altri capitani avevano però simboli differenti. (Depositphotos)

In realtà ai pirati non andava sempre così bene ed a volte si imbattevano in navi talmente ben armate che non era il caso di stare a competere su chi avesse il cannone più lungo. Nel 1722 ad esempio, la nave Ranger della flotta del temibile pirata Bartholomew Roberts si lanciò all’inseguimento di un veliero al largo di Capo Lopez, in Africa occidentale, credendolo un grosso e grasso mercantile da depredare. Quando i pirati si resero conto di aver abbordato invece una nave della marina militare britannica pesantemente armata, era troppo tardi: si trovavano ormai a tiro dei cinquanta cannoni della possente HMS Swallow del Capitano Ogle. La prima salva di artiglieria fu sufficiente a stroncarne i propositi criminosi: i pirati si arresero, ammainando il jolly roger e gettandolo in mare.[18] L’equipaggio inglese non infierì sui prigionieri ma soccorse i feriti e riparò la nave catturata, consentendo ai sopravvissuti di proseguire a condizione che facessero rotta per São Tomé e Príncipe invece di tornare a Capo Lopez e ricongiungersi alla flotta di “Black Bart”. Dopodiché la Swallow tornò verso Capo Lopez per “finire il lavoro”.[19] Insomma, anche ai pirati qualche volta conveniva arrendersi e forse col tempo e le cannonate si abituarono all’idea che una bandiera di trattativa tutto sommato avrebbe fatto comodo anche a loro. Non era infrequente che le navi pirata avessero a bordo una collezione di bandiere, tra le quali scegliere la più “conveniente”; come ci si poteva quindi fidare di gente che dell’uso ingannevole delle bandiere aveva fatto un’arte, quanto della parola di un ufficiale di marina? I pirati avevano in effetti un’etica piuttosto situazionale: non che non avessero regole, ma consideravano accettabile che queste venissero riscritte ogni qual volta lo si ritenesse necessario. Tuttavia, come in fondo accadeva con la bandiera bianca, non erano solo meccanismi cavallereschi basati su onore e pietà a garantirne il rispetto, ma spesso anche la reciproca convenienza: chi avesse violato la tregua difficilmente ne avrebbe potuto beneficiare in seguito, qualora ne avesse avuto necessità. Il rischio di una trappola era sempre in agguato, del resto –come scrisse il filosofo francese Michel de Montaigne– «il tempo della trattativa è pericoloso»,[4] ma il deterrente maggiore alla violazione del parley era probabilmente lo stesso rischio cui andava incontro chi rifiutava l’opportunità del “quartiere” concesso dalla defiance flag, ovvero il rischio di uno scontro senza più possibilità di tregua, «fino alla morte». Il che, in genere, non conveniva a nessuno poiché, come dice Bruto ad Ottavio nel Julius Caesar di Shakespeare, «buone parole son sempre meglio di cattivi colpi».

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7 – Incisione raffigurante Bartholomew Roberts con la sua flotta, e sullo sfondo alcuni mercantili catturati, dal libro A General History of the Pyrates del Capitano Charles Johnson (1724). Le due navi più vicine sono la Royal Fortune e la Ranger di Roberts, quest’ultima catturata dalla HMS Swallow di Ogle nel 1722. La prima (a destra) porta due diversi jolly roger: quello al bompresso sembra raffigurare uno scheletro con spada, quello sull’albero di mezzana invece un uomo con spada ed uno scheletro, secondo il capitano Johnson «a simboleggiare la sfida alla Morte Stessa» (cfr. Giovannoli, p.58–59, op. cit.)

Se la bandiera bianca fu normata come bandiera di trattativa dal trattato dell’Aja del 1899, la bandiera nera non fu invece mai esplicitamente riconosciuta da alcuna norma scritta, né poteva contare su una base di diritto consuetudinario altrettanto consolidata. Tuttavia fu sicuramente utilizzata, anche durante la seconda guerra mondiale: ad esempio, secondo quanto affermano alcuni marinai della Royal Navy,[20] nel 1941 la corazzata tedesca Bismarck prima di essere affondata avrebbe «issato una bandiera nera – segno navale per chiedere trattativa»[20] e comunicato l’intenzione di arrendersi con ogni altro mezzo,[21] ma la richiesta sarebbe stata deliberatamente ignorata dagli ufficiali britannici determinati a portare a termine l’ordine di Churchill: «affondate la Bismarck».[20] Alla fine della guerra poi, un “ordine speciale” del 7 maggio 1945 a firma del Comandante Supremo delle Forze Alleate, il generale Douglas McArthur, impose a tutte le navi tedesche di esporre come segno di resa «una grande bandiera nera all’albero maestro», sostituita di notte da un fascio di luce bianca lampeggiante, diretto verso l’alto.[22]

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8 – Il sottomarino tedesco U-516 batte bandiera nera in segno di resa, ripreso l’11 maggio 1945 al largo di Castle Archdale da un pattugliatore marittimo Consolidated “Catalina” del No. 202 Squadron RAF.

Nel XIX secolo la bandiera nera come simbolo di protezione fece la propria comparsa anche tra gli eserciti di terra: l’imprenditore e filantropo ginevrino Jean Henry Dunant (1828–1910), considerato il fondatore della Croce Rossa internazionale, riporta l’uso di un drappo nero ad indicare il luogo di raccolta dei feriti durante la battaglia di Solferino e San Martino del 1859 tra l’esercito austriaco e quello franco-sardo:

Durante una battaglia, una bandiera nera, fissata in un punto elevato, indica di solito il ricovero dei feriti o delle ambulanze dei reggimenti impegnati nell’azione, e per tacito reciproco accordo non si spara in questa direzione; comunque talvolta vi arrivano delle bombe, senza risparmiare né gli ufficiali responsabili né gli infermieri…

Un souvenir de Solférino J.H. Dunant, 1862

L’uso del drappo nero in questo caso aveva invece un’altra origine: derivava probabilmente dall’uso di stendardi neri in segno di lutto,[23][24] quarantena o contagio.[25] Il che tuttavia, come per il jolly roger, si riconduce comunque alla connotazione negativa che il colore nero ha nelle culture occidentali dove è associato alla morte o alla tragedia. Il drappo nero citato da Dunant aveva però una funzione molto diversa da quella attribuitagli dalla tradizione marinaresca: segnalava infatti le “ambulanze”, ovvero le strutture campali per il ricovero dei feriti. Il ruolo che da lì a pochi anni sarebbe stato attribuito de jure da un trattato internazionale (la Convenzione di Ginevra del 1864), e non più solo per «tacito reciproco accordo», alla bandiera della Croce Rossa. Un simbolo, finalmente, unico e riconoscibile da tutti gli eserciti e le marine.

Note

  1. [1]La White Ensign della marina britannica, adottata dal 1630 al 1707, era una bandiera bianca con al cantone una croce di San Giorgio rossa.
  2. [2]La marina francese utilizzava come vessillo da guerra la bandiera bianca borbonica: → “Come bandiera nazionale o di guerra“.
  3. [3]The Times [London] 27-5-2011.
  4. [4]LaRocca, p. 281 (op. cit.)
  5. [5]Cfr. Giovannoli, p.99 (op. cit.)
  6. [6]Raeside, Rob “Flag of DefianceFlags of The World. Web 27-7-2014.
  7. [7]Questa ipotesi sull’origine del termine jolly roger è improbabile secondo Giovannoli, docente di filosofia, esperto di semiotica ed autore del libro Jolly Roger. Le bandiere dei pirati (op. cit.).
  8. [8]Monson, William, Michael Oppenheim. The Naval tracts of Sir William Monson. London: Navy Records Society, 190214. P.130 cit. in Giovannoli, pagg. 13-14 (op. cit.)
  9. [9]Generalmente le “regole di ingaggio” dei corsari consentivano la sola aggressione di mercantili, allo scopo di infliggere un danno economico al “nemico”, e prescrivevano di limitare uccisioni allo stretto necessario. Lo scontro senza quartiere non avrebbe dovuto quindi rientrare, in linea teorica, nelle competenze di un corsaro.
  10. [10]Giovannoli, p. 14 (op. cit.)
  11. [11]Omonimo dell’ammiraglio inglese Richard Hawkings (1562 – 1622) nipote del corsaro Drake, ma non era lui.
  12. [12]Cordingly, David Under the Black Flag: The Romance And the Reality of Life Among the Pirates Under the black flag: the romance and the reality of life among the pirates. New York: Random House, 1996.
  13. [13]Giovannoli, p. 24 (op. cit.)
  14. [14]Cordingly, (op. cit.)
  15. [15]A volte anche schiavi e marinai specializzati, purtroppo, erano considerati “beni”.
  16. [16]QuartiereDizionario dei modi di dire. Corriere della Sera. Web. 28-7-2014.
  17. [17]Questo non vuol dire che i pirati fossero “gentiluomini”, anzi: alcuni di essi erano pazzi sanguinari.
  18. [18]Per evitare che venisse usato come trofeo.
  19. [19]Scambiata per la Ranger di ritorno, la Swallow riuscì ad avvicinarsi alle altre navi (Little Ranger e Royal Fortune) cogliendo di sorpresa i pirati. Lo stesso Roberts fu ucciso nello scontro. Cfr. Cordingly, pp. 223–227 (op. cit.)
  20. [20]Should we have sunk the Bismarck? Tormented sailor reveals how Germans tried to surrender.” WAR HISTORY ONLINE. N.p., 5 Dic. 2012. Web. 31-7-2014.
  21. [21]Via radio, in codice Morse, e attraverso le bandiere dell’alfabeto semaforico
  22. [22]Special orders by the Supreme Commander, Allied Expeditionary Force to the German High Command Relating To Naval Forces The Avalon Project, Yale Law School. 7 mar 1945.
  23. [23]Palumbo, Isodoro. “Il dibattito sulla bandiera.” Comitato Provinciale di Parma. Croce Rossa Italiana, n.d. Web. 27-7-2014.
  24. [24]Ancora oggi in Ungheria è usanza esporre una bandiera nera in luogo di quella nazionale, in segno di lutto. Quasi ovunque invece si pone la bandiera a mezz’asta. Cfr. (EN) “Hungary” Flags of The World 13 gen 2012. Web 3-8-2014.
  25. [25](EN) “Quarantine flag” Flags of The World 13 gen 2012. Web 27-7-2014

Bibliografia e fonti

L’autore, Silvio Dell’Acqua, è Cultore Italiano di Storia della Croce Rossa Internazionale (CISCRI) e si è avvalso -oltre che delle fonti sopraelencate- della preziosa consulenza del dott. Aldo Piccone, esperto di diritto dei conflitti armati e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate della Croce Rossa Italiana.

Immagine

  1. © Coffe999/Depositphotos;
  2. © Silvio Dell’Acqua;
  3. 1615 c.a, A French Ship and Barbary Pirates, olio su tavola di quercia [PD] National Maritime Museum/Commons;
  4. Baptista Boazio (cartografo), 1589. Incisione colorata a mano [PD] Library Of Congress – Jay I. Kislak Collection;
  5. [PD] Open Clip Art Library/Commons;
  6. 3-9-2012 © reflextions/Depositphotos;
  7. 1724 c.a, Benjamin Cole. Incisione su rame da A General History of the Pyrates: Pirate Captains, Crews, Ships, and Laws 2ª ed. di Captain Charles Johnson (1724);
  8. 11 maggio 1945, Castle Archdale (UK) [PD] Royal Air Force;
Over de auteur

Silvio Dell'Acqua

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Fondatore, editore e webmaster di Laputa. Cultore Italiano di Storia della Croce Rossa Internazionale (CISCRI). Le notti insonni sono fatte per scoprire vecchie ferrovie ed esotiche monorotaie, progetti perduti di un futuro che non è mai arrivato se non in qualche universo parallelo.