Il mistero del caso NORJAK ovvero come nacque il "dispositivo Cooper"

In Aviazione, Cultura popolare, Personaggi di Alessio Lisi

Boeing 727 Northwest Orient Airlines

1 – Il Boeing 727 della Northwest Orient Airlines del caso “NORJAK” (foto: FBI).

Aeroporto internazionale di Portland, Oregon, Stati Uniti d’America. Era il pomeriggio del 24 novembre 1971, vigilia del giorno del ringraziamento, e molte persone affollavano l’aeroporto in attesa di raggiungere i propri cari per la tradizionale festività americana. Ai banchi del check-in della Northwest Orient Airlines per il volo 305 diretto a Seattle, un uomo sulla quarantina in giacca, cravatta, impermeabile scuro e con in mano una valigetta pagò il biglietto da 20 dollari, si registrò[1] come Dan Cooper e scelse il posto 18C, l’ultimo in coda all’aereo. L’aereo, un Boeing 727-100, contava solo 37 passeggeri oltre a 5 membri dell’equipaggio e nell’attesa del decollo Cooper ordinò un drink, bourbon con soda, e delle sigarette marca “Raleigh”. L’hostess Florence Schaffner portò quanto ordinato a Cooper che nel pagarle il dovuto le porse anche un biglietto. Florence, convinta fosse l’ennesima avance (cosa a cui si era ormai abituata), ripose nella sua borsa il biglietto senza nemmeno leggerlo; Cooper se ne accorse e fu allora che sussurrò alla Schaffner «Signorina, farebbe meglio a dare un’occhiata a quel biglietto. Ho una bomba.» La hostess lesse il biglietto sul quale era scritto in maiuscolo: «Ho una bomba nella mia valigetta. La userò, se necessario. Voglio che si sieda accanto a me. State per essere dirottati».[2] Schaffner ubbidì sedendosi accanto a lui ma chiese di poter vedere la bomba; Cooper aprì la borsa quel tanto che bastò per far intravedere alla hostess 8 cilindri rossi collegati ad una batteria. Dopo averle fatto visionare il contenuto della borsa Cooper disse alla Schaffner di scrivere le sue richieste e di portarle al comandante: duecentomila dollari in «valuta americana negoziabile»,[3] in biglietti da venti dentro uno zaino, e quattro paracadute (due primari e due di riserva); nella nota inoltre Cooper richiedeva che fosse fatto il pieno di carburante all’aereo a Seattle e minacciava di far esplodere la bomba se ci fossero stati tentativi di fermarlo.

D.B. Cooper (FBI)

2 – Identikit di “Dan Cooper” elaborato dall’F.B.I. nel 1972.

Nel portare il messaggio in cabina di pilotaggio la Schaffner chiese alla sua collega Tina Mucklow di tenerlo sott’occhio al fine di garantire la sicurezza degli altri passeggeri; la Mucklow si sedette accanto a Cooper, che nel frattempo aveva indossato un paio di occhiali scuri, e dichiarò successivamente che con lei fu sempre molto gentile. Il capitano del volo 305, William Scott, una volta letto il messaggio di Cooper informò il controllo del traffico aereo di Seattle, che a sua volta allertò la polizia. Informata dalle autorità locali entrò in azione l’FBI che contattò il presidente della Northwest Orient Airlines il quale acconsentì a soddisfare tutte le richieste di Cooper. Nel frattempo il capitano Scott annunciò ai passeggeri che il volo avrebbe subito un ritardo a causa di un problema meccanico minore e adottò una rotta circolare su Seattle per dar tempo agli investigatori di preparare quanto richiesto dl dirottatore. L’FBI raccolse diecimila banconote da 20 dollari, per un peso di 9 chili, non segnate e con numeri di serie casuali come richiesto da Cooper; tuttavia le banconote furono registrate tutte su un microfilm, ed iniziavano con la lettera di emissione L (che identifica il Federal Reserve Office di San Francisco). Anche trovare i paracadute non fu facile: le autorità avevano in un primo momento raccolto i paracadute dalla vicina base militare di Tacoma ma Cooper li rifiutò in quanto erano dotati di meccanismi d’apertura automatici; dopo diverse telefonate urgenti, i paracadute “civili” furono trovati e recuperati grazie ad una scuola di paracadutismo locale. Fu così che alle 17:24, ora locale, il capitano Scott veniva contattato via radio e informato che tutto era pronto per il loro arrivo; alle 17:39 l’aereo atterrava finalmente a Seattle. Cooper ordinò al capitano di posizionare l’aereo in una pista isolata e di spegnare le luci in cabina onde evitare di favorire i tiratori scelti della polizia. Un funzionario della compagnia consegnò alla Mucklow quanto richiesto attraverso la scaletta di poppa; alla consegna Cooper rilasciò i 36 passeggeri e la hostess Schaffner mentre dovettero rimanere sull’aereo il capitano, il co-pilota, l’ingegnere di bordo e la hostess Mucklow. Durante il rifornimento dell’aereo Cooper notò che le operazioni andavano troppo per le lunghe rispetto ai tempi tecnici; chiese spiegazioni e minacciò gli uomini addetti al rifornimento i quali si affrettarono a concludere il lavoro. Durante le operazioni di rifornimento Cooper dettò anche le istruzioni ai piloti a mezzo dell’interfono: rotta per Città del Messico; altitudine massima di diecimila piedi (circa tremila metri), flap a 15 gradi e velocità massima non superiore ai 150 nodi (277 km/h); la cabina di pilotaggio non doveva essere pressurizzata; Cooper sottolineò di avere un altimetro al polso per controllare l’altitudine. Il co-pilota fece notare però che con quel settaggio non avrebbero raggiunto Città del Messico senza un’ulteriore rifornimento e concordò con Cooper una sosta intermedia a Reno, nello stato del Nevada.

airstair

2 – Scala (airstair) di poppa di un Boeing 727 della Northwest Orient Airlines, come quello del caso Norjak.

Alle 19:46 l’aereo ripartiva da Seattle e Cooper ordinava alla hostess di raggiungere gli altri membri dell’equipaggio in cabina; alle ore 20:00 il capitano Scott vide accendersi la spia dell’apertura della scala di poppa e chiese a mezzo interfono se potevano fare qualcosa ma Cooper rispose semplicemente «no». Alle ore 20:24 il capitano corresse uno sbandamento della coda dell’aereo dal quale dedusse che la scala di poppa era stata abbassata e pensò che Cooper si fosse lanciato. Nonostante questi elementi l’equipaggio preferì non disattendere le istruzioni ricevute dal dirottatore e continuò la rotta per Reno dove atterrarono alle ore 22:15. L’equipaggio aspettò 5 minuti; poi provarono a contattare Cooper a mezzo interfono; alla fine dopo aver cautamente aperto il portello della cabina, notarono che l’aereo era vuoto e che il dirottatore se ne era andato portandosi via quasi tutto: aveva lasciato solo il paracadute di riserva, otto mozziconi di sigaretta, la cravatta e un fermacravatta in madreperla.

Mappa FBI caso Norjack

3 – La carta aeronautica su cui gli investigatori hanno tracciato la rotta del velivolo (FBI).

L’F.B.I. mise in atto subito una vasta operazione d’indagine chiamata NORJAK (da Northwest hijacking) mentre la stampa non faceva altro che parlare del misterioso “caso di D. B. Cooper”. Infatti, per un mero fraintendimento, un reporter di Seattle dopo aver sentito che un agente federale chiedeva informazioni alla polizia locale circa un certo D. B. Cooper utilizzò quel nome nel suo articolo; anche se il dirottare si è registrato come Dan Cooper (gli investigatori ipotizzarono anche che lo pseudonimo scelto fosse ispirato al nome del pilota canadese protagonista dell’omonima serie a fumetti, ideata negli anni cinquanta dal belga Albert Weinberg) il suo caso è sempre stato, e lo è tuttora, conosciuto come il caso “D. B. Cooper”. L’F.B.I. setacciò la zona del probabile lancio di Cooper, ispezionò a fondo il velivolo, interrogò centinaia di persone, rese pubblici i numeri di serie delle banconote del riscatto e inserì nella lista dei sospettati un nome dopo l’altro ma senza arrivare da nessuna parte. Le più diverse opinioni sul caso ovviamente non mancarono: c’era chi affermava con assoluta sicurezza che il dirottatore non poteva essere sopravvissuto al lancio in quelle condizioni; chi al contrario lo riteneva fattibile e sottolineava come Cooper avesse progettato il piano nei minimi dettagli calcolando anche il peso che avrebbe avuto lo zaino pieno di soldi (i biglietti da 20 dollari erano il giusto compromesso tra peso e “facilità” nel riciclaggio) e chiedendo quattro paracadute civili in modo da depistare le autorità ed evitare manomissioni.

mappa del dirottamento D.B. Cooper

4 – Mappa del dirottamento NORJAK. A) percorso dell’aereo partito da Seattle e diretto a Città del Messico. B) area di probabile atterraggio di D.B. Cooper secondo le prime ipotesi degli investigatori. C) luogo del ritrovamento del denaro nel 1980, vicino al fiume Columbia. Fonte: FBI. Mappa: OpenStreetMap (ODbL).

Money_stolen_by_D._B._Cooper

5 – Banconote ritrovate nel 1980 (FBI)

Nel 1980 un bambino trovò per caso, lungo il fiume Columbia, mazzette di banconote deteriorate che appartenevano al bottino di Cooper; le banconote furono ritrovate a 40 miglia di distanza da quello che era considerato il punto di lancio del dirottatore ma sembravano confermare la teoria che Cooper non fosse sopravvissuto al salto. Nel corso degli anni non sono mancate dichiarazioni di persone che erano convinte che propri parenti fossero il misterioso D.B. Cooper, su cui puntualmente ha indagato l’FBI senza trovare prove definitive; nel 2007 i federali pubblicarono un nuovo appello alla cittadinanza per ricevere aiuto nel risolvere il caso. La vicenda di D. B. Cooper, impresa allora senza precedenti, è ormai diventata un classico del folklore americano: sono innumerevoli infatti i libri, le canzoni, i film o le serie televisive in cui compaiono riferimenti alla sua storia; persino un piccolo pezzo di una delle banconote del bottino è stata pagata 1500 dollari da un noto negozio di pegni di Las Vegas[4]. Fu anche di ispirazione per alcuni emuli: tale Martin J. McNally, che con lo pseudonimo “Robert W. Wilson” il 23 giugno dell’anno successivo si imbarcò a St. Louis su un altro Boeing 727 della American Airlines diretto a Tulsa, per tentare di imitare il dirottamento del misterioso D.B. Cooper. McNally, sebbene ferito, sopravvisse al lancio ma fu identificato ed arrestato.

Cooper Vane

6 – “Dispositivo Cooper”: la prua dell’aereo è a sinistra, in volo la pressione aerodinamica fa ruotare la banderuola bloccando l’apertura del portello.

Per prevenire nuovi dirottamenti sullo schema del caso NORJAK, la Federal Aviation Administration dispose che su tutti i velivoli dotati di airstair (scala apribile) in coda all’aereo[5] venisse installato un dispositivo che ne impedisse l’apertura in volo. Per evitare manomissioni dall’interno, si ricorse ad una banderuola in metallo esterna alla carlinga che, spinta dalla pressione aerodinamica, avrebbe causato il bloccaggio dello sportello: a ricordo dell’evento che ne suggerì l’adozione, il dispositivo fu chiamato Cooper Vane (letteralmente “banderuola Cooper”). Oggi le airstair non si usano quasi più e nuovi sistemi hanno soppiantato il “dispositivo Cooper”, ma dopo oltre 40 anni e 800 sospettati il caso NORJAK resta, unico caso nella storia dell’aviazione statunitense, irrisolto.

In data 8 luglio 2016 l’FBI ha deciso di chiudere il caso dopo 45 anni per destinare le risorse ad altre indagini. Il caso NORJAK rimarrà quindi un mistero.

Note

  1. [1]all’epoca non era necessario presentare un documento di identità
  2. [2]Il testo del messaggio va considerato come approssimativo. L’originale non è mai stato recuperato in quanto D. B. Cooper lo portò via con sé.
  3. [3]L’espressione “valuta americana negoziabile” è raramente usata dai cittadini statunitensi
  4. [4]L’acquisto è avvenuto durante una puntata della serie Pawn Stars (“Affari di Famiglia”) su History Channel.
  5. [5]all’epoca la airstair di poppa, detta “ventrale”, oltre che sul Boeing 727 (che non a caso venne scelto anche da McNally) era presente anche sui McDonnell Douglas DC-9, BAC-111 e Yakovlev Yak-40.

Bibliografia e fonti

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Immagini

  1. Federal Bureau of Investigation [PD] da Offbeat Oregon History di Finn J.D. John;
  2. Federal Bureau of Investigation, 1972 [PD] da Commons;
  3. R. W. Rynerson. Bozeman (MT), ott. 1974. [GNU-FLD/CC-BY-SA-3.0] da Commons;
  4. Federal Bureau of Investigation [PD] da Offbeat Oregon History di Finn J.D. John;
  5. S. Dell’Acqua, 2013 [ODbL] su mappa OpenStreetMap;
  6. Federal Bureau of Investigation [PD] da fbi.gov;
  7. 2009 [PD] da Commons;
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Alessio Lisi

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Tarantino di nascita e pavese di adozione. Il resto è coperto dal segreto di stato dell'isola di Laputa.